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d.lgs. n. 149 del 2022 — Anno 2025

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283 provvedimenti

Altri anni per d.lgs. n. 149 del 2022

Onere della prova fatture false: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento per operazioni inesistenti. L'ordinanza sottolinea che l'archiviazione del procedimento penale non è vincolante per il giudice tributario. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla falsità, l'onere della prova fatture false si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle operazioni. In questo caso, le prove fornite dai contribuenti, inclusa una perizia penale, sono state ritenute insufficienti e persino contraddittorie.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che avevano costituito un fondo patrimoniale per sottrarre i loro beni alla garanzia patrimoniale generica. L'ordinanza conferma la legittimità dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale promossa da un istituto di credito, ritenendo sussistenti sia il pregiudizio per il creditore (eventus damni) sia la consapevolezza del danno da parte dei debitori (scientia damni). La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sulla nullità del contratto di garanzia e sul difetto di legittimazione della società cessionaria del credito.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze per le parti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due fideiussori contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso è stato giudicato carente dei requisiti di specificità e chiarezza. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a versare una somma aggiuntiva per abuso del processo, confermando la solidità della decisione impugnata riguardo la cessione del credito e la validità delle garanzie prestate.
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Nullità atto di citazione: quando il ricorso è perso
Una società turistica ha citato in giudizio una compagnia telefonica per inadempimento contrattuale. L'atto di citazione è stato dichiarato nullo per indeterminatezza della domanda (petitum). Anche l'atto di rinnovazione è risultato viziato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che non è possibile impugnare le motivazioni fornite dal giudice solo 'ad abundantiam' (in via accessoria) e che una rinnovazione a sua volta nulla non può sanare il vizio originario, portando all'estinzione del giudizio.
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Irragionevole durata processo: niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per l'irragionevole durata del processo a un gruppo di cittadini il cui ricorso amministrativo si era estinto per perenzione. La Corte ha stabilito che la legge presume l'assenza di un danno quando una parte non mostra interesse a proseguire la causa, e i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti a superare tale presunzione.
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Equa riparazione e causa estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che non spetta l'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo se la causa si è estinta per inattività delle parti, inclusa la cancellazione dal ruolo (art. 309 c.p.c.). Si presume, infatti, il disinteresse della parte a proseguire il giudizio. Per ottenere il risarcimento, il cittadino deve fornire la prova contraria di aver subito un concreto pregiudizio.
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Irrisorietà della pretesa: la Cassazione chiarisce
Una società ha richiesto un'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. Il Ministero della Giustizia si è opposto, sostenendo l'irrisorietà della pretesa creditoria, pari a 24.000 euro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11442/2025, ha respinto il ricorso del Ministero. Ha chiarito che la valutazione sull'irrisorietà della pretesa deve considerare sia il valore oggettivo della causa sia le condizioni soggettive del richiedente. Inoltre, ha ribadito che il danno da ritardo si presume, e spetta all'Amministrazione fornire la prova contraria per escludere il diritto al risarcimento.
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Pegno irregolare: la contestazione in primo grado
Una società bancaria sosteneva che un pagamento ricevuto non fosse revocabile in quanto derivante da un pegno irregolare. La società debitrice, in amministrazione straordinaria, ha contestato tale qualificazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche una contestazione sintetica ma chiara in primo grado è sufficiente per poter discutere la natura del pegno in appello, respingendo il ricorso della banca e condannandola per lite temeraria.
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Servitù coattiva: quando si estingue il passaggio?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la distinzione tra servitù volontaria e servitù coattiva. Il caso riguardava un diritto di passaggio costituito per contratto su un fondo, a seguito di un frazionamento che aveva reso intercluso un'altra porzione. La Corte ha stabilito che, anche se pattuita contrattualmente, la servitù ha natura coattiva se sussistono i presupposti di legge (interclusione) e si estingue quando questi vengono meno, ad esempio con la creazione di un nuovo accesso alla via pubblica.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione conferma la validità
Una società ha contestato la validità di un mutuo solutorio, ovvero un prestito utilizzato per estinguere un precedente scoperto di conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità del contratto. Citando una recente sentenza delle Sezioni Unite, i giudici hanno ribadito che la destinazione della somma al pagamento di un debito pregresso non invalida il mutuo, poiché rappresenta un semplice motivo delle parti e non incide sulla causa giuridica del contratto.
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Vittima del dovere: status imprescrittibile, lo dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione, a differenza dei singoli benefici economici che ne derivano. Un ricorso del Ministero dell'Interno, che sosteneva la prescrizione decennale del diritto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che lo status è una condizione personale permanente e imprescrittibile, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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Procura alla lite inesistente: non è sanabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che una procura alla lite inesistente non può essere sanata con effetto retroattivo. Il caso riguardava un'opposizione a un decreto ingiuntivo basata su una procura contestata con querela di falso. Poiché la parte non aveva dichiarato di volersi avvalere del documento contestato, la procura è stata considerata giuridicamente inesistente. La successiva presentazione di una nuova procura non ha potuto sanare il vizio originario, rendendo l'opposizione invalida. La Corte ha chiarito che l'art. 182 c.p.c., nella sua formulazione precedente alla riforma Cartabia, permette di sanare solo i vizi di nullità e non l'inesistenza dell'atto.
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Interesse ad agire: quando si può chiedere la nullità
Una socia di un'immobiliare impugnava per nullità un atto di assegnazione di immobili a cui lei stessa aveva partecipato. La Corte d'Appello negava il suo interesse ad agire, non avendo provato un danno concreto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: chi è parte di un contratto ha sempre l'interesse ad agire per chiederne la nullità, a differenza dei terzi che devono invece dimostrare un pregiudizio specifico. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Equa riparazione: quando una pretesa è irrisoria?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per negare l'equa riparazione per irragionevole durata del processo, la pretesa non può essere definita irrisoria solo in base al suo valore economico. È necessaria una valutazione combinata che consideri anche le condizioni personali e patrimoniali del richiedente. Nel caso di specie, una richiesta di circa 6.200 euro da parte di una società non è stata ritenuta automaticamente irrisoria, rigettando il ricorso del Ministero della Giustizia. La presunzione di insussistenza del pregiudizio per pretese di valore esiguo è relativa e spetta all'amministrazione fornire la prova contraria.
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Cessioni intracomunitarie fittizie: prova e oneri
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società a cui l'Amministrazione finanziaria contestava l'esenzione IVA per cessioni intracomunitarie fittizie. La Corte ha chiarito che l'onere di provare l'effettiva uscita dei beni dal territorio nazionale grava sul cedente, e ha ritenuto inammissibile la richiesta di rivalutare nel merito le prove già esaminate dai giudici di grado inferiore, come un report dell'autorità fiscale britannica che negava i rapporti commerciali.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se non spiega
Una confederazione di imprese ha citato in giudizio i suoi ex amministratori per mala gestio. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per motivazione apparente. La Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano adeguatamente spiegato le ragioni del rigetto, limitandosi a formule generiche sull'onere della prova e a rinvii tautologici, rendendo così impossibile ricostruire il loro percorso logico-giuridico. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello.
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Lavoro socialmente utile: no a conversione in subordinato
Un lavoratore, impiegato in un progetto di lavoro socialmente utile presso una società a controllo pubblico, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: per le società "in-house" della Pubblica Amministrazione, l'assunzione deve avvenire tramite concorso pubblico. Questo impedisce la conversione automatica di altre forme contrattuali, come il lavoro socialmente utile, in un contratto a tempo indeterminato, anche se si provassero gli indici della subordinazione.
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Ricorso inammissibile: fusione e onere della prova
Una società, citata in giudizio per inadempimento di un contratto di outsourcing e condannata in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. I motivi principali riguardavano la presunta nullità della sentenza a causa della fusione della controparte e l'omessa valutazione di prove a suo favore. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la fusione societaria non interrompe il processo e che i motivi di ricorso non possono limitarsi a criticare la valutazione dei fatti operata dal giudice di merito.
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Usucapione e preliminare: quando non basta la consegna
Un soggetto ha cercato di ottenere la proprietà di un immobile per usucapione, sommando al proprio periodo di possesso quello del suo predecessore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un contratto preliminare di vendita, anche con consegna anticipata del bene, conferisce solo la detenzione e non il possesso. Per l'usucapione è necessario un atto specifico che trasformi la detenzione in possesso (interversio possessionis), che nel caso di specie non è stato provato.
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Azione di spoglio: quando scatta il termine annuale?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione di spoglio relativo a un passaggio interpoderale. I ricorrenti lamentavano la costruzione di un muro che impediva il transito, ma la Corte ha confermato la decisione d'appello, ritenendo l'azione tardiva. La motivazione si basa sul fatto che un ostacolo preesistente (una rete metallica) era stato installato più di un anno prima dell'azione legale, facendo così decorrere il termine di decadenza da quel primo atto. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non c'è stata inversione dell'onere probatorio.
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