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Art. 99 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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171 provvedimenti

Altri anni per Art. 99 Codice di Procedura Civile

Dichiarazione di fallimento: la sequenza procedurale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ha confermato che la dichiarazione di fallimento deve seguire logicamente e cronologicamente il decreto di inammissibilità della proposta di concordato preventivo. Anche se emessi lo stesso giorno, la sequenza è stata ritenuta valida sulla base del contenuto degli atti, che indicava la priorità logica della decisione sul concordato. La sentenza affronta anche la legittimità dell'azione del Pubblico Ministero e la corretta valutazione dello stato di insolvenza.
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Legittimazione attiva consorziata: chi agisce?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un'impresa individuale consorziata che aveva agito direttamente contro l'ente appaltante per il pagamento di lavori extra-contratto. La Corte ha confermato il difetto di legittimazione attiva consorziata, ribadendo che, nei contratti d'appalto, l'unico interlocutore e soggetto legittimato ad agire contro il committente è il consorzio con attività esterna, in quanto autonomo centro di imputazione giuridica, e non la singola impresa esecutrice dei lavori.
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Obblighi informativi: quando il ricorso è inammissibile
Una società investitrice ha ottenuto in appello la risoluzione dei contratti di investimento per la violazione degli obblighi informativi da parte di un intermediario finanziario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca per difetti procedurali, tra cui la genericità dei motivi e l'errata contestazione della base giuridica della condanna (risoluzione contrattuale e non risarcimento del danno).
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Onere della prova: Cassazione e conti correnti
Una società ha citato in giudizio una banca per l'applicazione di interessi anatocistici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6982/2024, ha respinto il ricorso della banca, consolidando importanti principi sull'onere della prova. In particolare, ha stabilito che nell'azione di ripetizione del cliente, in caso di documentazione incompleta, si può partire dal primo saldo a debito non contestato. La Corte ha chiarito le regole probatorie e il decorso della prescrizione, offrendo una guida fondamentale per le controversie bancarie.
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Buoni postali: la Gazzetta Ufficiale basta a variare i tassi
Un risparmiatore ha contestato la riduzione unilaterale dei tassi di interesse sui suoi buoni postali, avvenuta tramite un decreto ministeriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale è una condizione necessaria e sufficiente per rendere la modifica dei tassi vincolante per tutti i possessori di buoni postali, anche per i titoli già emessi. Non è richiesta alcuna comunicazione personale o ulteriore forma di pubblicità.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una risparmiatrice contro un istituto bancario. La cliente contestava la violazione degli obblighi informativi in relazione a investimenti in derivati. La Corte ha stabilito che le censure della ricorrente non riguardavano violazioni di legge, ma tentativi di ottenere un riesame nel merito della valutazione delle prove, attività preclusa al giudice di legittimità. La decisione si fonda sulla coerenza tra le operazioni e l'elevato profilo di rischio autodichiarato dalla cliente.
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Giudicato restitutorio: i limiti della Cassazione
Due investitrici, dopo aver ottenuto la dichiarazione di nullità di contratti finanziari e la condanna della banca alla restituzione delle somme investite, si oppongono alla pretesa della banca di recuperare le cedole incassate. La questione verte sull'estensione del giudicato restitutorio: copre anche le pretese che la banca avrebbe potuto avanzare nel primo giudizio ma non ha avanzato? La Corte di Cassazione, data la rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per un approfondimento.
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Domanda riconvenzionale: quando è ammissibile?
Una società e i suoi garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo di una banca. Nel corso della causa, la società presentava una domanda riconvenzionale per danni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5484/2024, ha stabilito un principio chiave: la domanda riconvenzionale è ammissibile quando esiste un collegamento oggettivo con la domanda principale, tale da rendere opportuno un unico processo, anche se non condividono lo stesso titolo giuridico. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile tale domanda, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Ultra petita espropriazione: limiti del giudice
Una società di costruzioni ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva liquidato un'indennità di espropriazione inferiore a quella richiesta dallo stesso Comune espropriante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza per violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il caso chiarisce i limiti del potere del giudice nel determinare il quantum dell'indennità, stabilendo che in assenza di una domanda riconvenzionale, non si può andare oltre (o al di sotto) della richiesta della parte attrice, configurando altrimenti un vizio di ultra petita espropriazione.
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Accertamento del saldo: quando agire contro la banca
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per l'applicazione di interessi usurari e commissioni illegittime su due conti correnti. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola inammissibile poiché i conti erano ancora aperti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5118/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo che il correntista ha sempre interesse a richiedere un accertamento del saldo per far dichiarare la nullità di clausole illegittime e ottenere la rideterminazione del dovuto, anche prima della chiusura del rapporto.
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Falsus procurator e contratto: le conseguenze legali
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto costitutivo di società firmato da un rappresentante senza poteri, noto come falsus procurator. La Corte ha confermato l'inefficacia del contratto nei confronti degli enti rappresentati. Inoltre, ha stabilito un importante principio processuale: il soggetto che interviene volontariamente in una causa non ha il diritto di chiamare in giudizio ulteriori terze parti. La richiesta di risarcimento danni è stata respinta poiché è emerso che tutte le parti erano consapevoli del difetto di rappresentanza.
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Data certa: la prova nel fallimento è essenziale
La richiesta di ammissione al passivo di un creditore verso una società fallita è stata respinta poiché i documenti a supporto del credito mancavano di una data certa opponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione delle prove per stabilire la data certa spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. L'appello del creditore è stato ritenuto un inammissibile tentativo di ottenere un nuovo giudizio sui fatti.
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Onere della prova per contributi pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due cittadini contro un Comune per ottenere fondi di ricostruzione post-sismica. La decisione chiarisce l'onere della prova: spetta all'ente pubblico dimostrare la carenza di fondi, ma se fornisce prove adeguate, il cittadino deve presentare contro-prove efficaci. Poiché il diritto al contributo è stato negato, è stata respinta anche la conseguente domanda di risarcimento danni.
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Anatocismo bancario: no senza nuovo accordo scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28599/2025, ha respinto il ricorso di un istituto di credito, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'illegittimità dell'applicazione dell'anatocismo bancario su un conto corrente. La Corte ha stabilito che, per i contratti stipulati prima della Delibera CICR del 2000, l'introduzione della capitalizzazione degli interessi richiede una nuova e specifica pattuizione scritta tra banca e cliente. La radicale nullità delle clausole anatocistiche preesistenti rende inapplicabile il meccanismo di adeguamento unilaterale da parte della banca, non essendo possibile un confronto con una condizione contrattuale invalida. La sentenza ha inoltre chiarito che la domanda di restituzione dell'indebito include implicitamente quella di rideterminazione del saldo del conto.
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Onere della prova bancario: la banca deve provare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4067/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, riaffermando un principio fondamentale in materia di onere della prova bancario. Il caso riguardava la richiesta di pagamento per uno scoperto di conto corrente. La Corte ha stabilito che la mancata contestazione degli estratti conto da parte del cliente non è sufficiente a provare il credito della banca. Quest'ultima ha sempre l'onere di dimostrare la legittimità delle singole voci addebitate, producendo i relativi contratti. In assenza del contratto per un conto anticipi collegato, le relative 'competenze' (spese, commissioni e interessi) sono state ritenute non dovute, portando all'azzeramento del debito del correntista.
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Abuso di maggioranza: abolire la prelazione è illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che costituisce abuso di maggioranza la delibera con cui i soci di maggioranza aboliscono la clausola di prelazione interna, se tale atto è seguito a breve da una cessione di quote tra di loro, finalizzata a consolidare il proprio potere e a impedire al socio di minoranza di esercitare il proprio diritto di acquisto. Secondo la Corte, tale operazione non è giustificata dall'interesse sociale, ma mira a ledere i diritti del socio di minoranza, integrando un abuso sanzionabile con l'annullabilità della delibera.
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Litisconsorzio necessario: la chiamata del terzo in causa
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere un cospicuo risarcimento, sostenendo che prelievi non autorizzati fossero stati effettuati da un terzo con firme false. Nei gradi di merito la domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, ha rilevato un vizio procedurale: il terzo, indicato come l'unico responsabile dalla banca e chiamato in causa nei gradi precedenti, non era stato citato nel giudizio di Cassazione. Poiché la decisione sul responsabile del debito (la banca o il terzo) crea un'ipotesi di litisconsorzio necessario, la Corte ha ordinato di integrare il contraddittorio, rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere la notifica dell'atto al terzo.
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Invalidità delibera associazione: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che dichiarava l'invalidità di una delibera di un'associazione politica, adottata tramite votazione online. La Corte ha stabilito che il regolamento del 2014, base per la votazione del 2016, era a sua volta invalido perché mai approvato dall'assemblea degli associati, ma solo pubblicato sul sito web. Questa mancanza di una formale approvazione collegiale ha reso nulla la successiva modifica statutaria, riaffermando il principio della centralità dell'assemblea nella vita delle associazioni non riconosciute. L'invalidità delibera associazione è stata quindi confermata.
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Segnalazione sofferenza: quando il ricorso è inammissibile
Un correntista ha citato in giudizio un intermediario finanziario per una presunta illegittima segnalazione di sofferenza alla Centrale Rischi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che non è possibile chiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti o dell'interpretazione di un contratto, ribadendo che il prolungato inadempimento del debitore giustifica la segnalazione.
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Deroga art. 1957 c.c.: Poteri del Giudice d’Appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di fideiussione. La decisione chiarisce che il giudice d'appello ha il potere di interpretare autonomamente le clausole contrattuali, come quella sulla deroga art. 1957 c.c., se la questione è stata sollevata in appello, senza incorrere in ultrapetizione. Viene inoltre ribadito che un decreto ingiuntivo revocato in primo grado non può essere 'riattivato' dalla sentenza di appello.
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