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Art. 97 Costituzione — Sezione Quinta Civile

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733 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Servizi assicurativi IVA: la Cassazione sui limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29886/2025, ha stabilito che l'attività di una banca che promuove polizze di una compagnia assicurativa tramite un link sul proprio sito web non rientra nell'esenzione per i servizi assicurativi IVA, configurandosi come prestazione pubblicitaria. La Corte ha inoltre affrontato il tema delle sanzioni, negando l'applicazione retroattiva di una nuova legge più favorevole (lex mitior) in quanto parte di una riforma sistemica e non isolata.
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Dichiarazione dei redditi: emendabile senza limiti
Una società, a causa di incertezze normative, non ha inizialmente richiesto un beneficio fiscale per un investimento. Successivamente, ha presentato una dichiarazione dei redditi integrativa oltre i termini, ma l'Agenzia delle Entrate l'ha respinta con un controllo automatizzato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la procedura di controllo fosse legittima, il contribuente ha sempre il diritto di emendare la dichiarazione per correggere errori di fatto o di diritto, anche durante un contenzioso, poiché la dichiarazione dei redditi è una mera dichiarazione di scienza e non un atto negoziale.
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Dichiarazione integrativa: errore sanabile anche tardi
Annullata una cartella di pagamento che negava un credito IRES. Il credito era stato richiesto con una dichiarazione integrativa tardiva, a causa di incertezza normativa su un'agevolazione fiscale. La Cassazione ha ribadito che il contribuente può sempre emendare la propria dichiarazione per correggere errori di fatto o di diritto che porterebbero a un pagamento ingiusto, anche in sede di contenzioso. La tardività della dichiarazione integrativa non preclude il diritto al beneficio.
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Dichiarazione integrativa tardiva: termini e limiti
Un'azienda presenta una dichiarazione integrativa tardiva per ottenere un'agevolazione fiscale ambientale anni dopo la scadenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i termini più lunghi per la presentazione, introdotti da una legge del 2016, non sono retroattivi. La sentenza conferma che la richiesta è stata presentata oltre i limiti temporali vigenti all'epoca dei fatti, assorbendo ogni altra questione sul merito del diritto all'agevolazione.
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Autotutela Fiscale: i limiti del potere dell’Agenzia
Un'associazione culturale contesta avvisi di accertamento. L'Agenzia ne sostituisce uno in autotutela fiscale per un vizio di forma. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che l'atto sostitutivo deve annullare espressamente il precedente e che i motivi di ricorso devono essere specifici, includendo gli atti rilevanti.
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Autotutela Fiscale: Quando il nuovo avviso è nullo
Una associazione culturale ha ricevuto un avviso di accertamento, che è stato poi riemesso dall'Agenzia delle Entrate tramite autotutela fiscale per correggere un vizio di forma. La Corte di Cassazione ha stabilito che le successive cartelle di pagamento erano illegittime perché il secondo avviso di accertamento non dichiarava esplicitamente di sostituire il primo, che era ancora oggetto di contenzioso. Questa omissione rende inefficace l'atto di autotutela fiscale.
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Accertamenti bancari: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29504/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari: l'onere della prova sull'origine non imponibile dei versamenti su conti correnti grava interamente sul contribuente. Nel caso specifico, una cittadina aveva ricevuto avvisi di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi, basati su movimentazioni bancarie non giustificate. La sua difesa, secondo cui le somme erano regalie dell'ex compagno, è stata ritenuta generica e insufficiente. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando che la presunzione legale di reddito può essere superata solo con prove analitiche e specifiche, non con semplici affermazioni.
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Cumulo incentivi fiscali: la Cassazione decide
Una società operante nel settore energetico ha tentato di modificare le proprie dichiarazioni fiscali passate per usufruire di una detassazione per investimenti ambientali, in aggiunta a una tariffa incentivante già percepita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il divieto di cumulo incentivi fiscali tra i due benefici. La decisione si fonda su un intervento legislativo successivo che ha chiarito in modo definitivo la non cumulabilità, risolvendo ogni precedente incertezza normativa a sfavore del contribuente.
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Credito d’imposta ambientale: sì alla correzione tardiva
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 29489/2025, ha stabilito che un'impresa può legittimamente richiedere un credito d'imposta ambientale in una dichiarazione successiva a quella dell'anno di investimento, se il ritardo è causato da un'oggettiva incertezza normativa. Nel caso specifico, una società aveva realizzato un impianto fotovoltaico nel 2010 ma ha richiesto il beneficio fiscale solo nella dichiarazione del 2013, a causa di dubbi sulla cumulabilità con altri incentivi. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando il principio generale di emendabilità della dichiarazione fiscale e riconoscendo il diritto del contribuente a fruire dell'agevolazione.
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Dichiarazione integrativa: sì alla modifica tardiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può presentare una dichiarazione integrativa per recuperare un'agevolazione fiscale non richiesta, anche oltre i termini ordinari, se l'omissione è dovuta a un'oggettiva incertezza normativa. La sentenza chiarisce che la dichiarazione dei redditi è una dichiarazione di scienza, sempre emendabile per correggere errori e garantire un'imposizione conforme alla legge.
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Tremonti ambientale: a chi spetta l’agevolazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15060/2024, ha stabilito che l'agevolazione fiscale 'Tremonti ambientale' è riservata alle imprese che investono per ridurre l'impatto ambientale della propria attività produttiva. È escluso dal beneficio chi, di professione, si occupa di riparare danni ambientali causati da terzi. La Corte ha ritenuto che un'interpretazione estensiva trasformerebbe l'incentivo in un aiuto di Stato illegittimo. Rigettate anche le eccezioni sulla notifica dell'atto.
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Fatture false: onere prova e dichiarazioni di terzi
Una società si è vista negare la deducibilità di costi documentati da fatture false. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14979/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che le dichiarazioni confessorie di chi emette le fatture, unite ad altri elementi indiziari, costituiscono prova sufficiente a carico del contribuente. Una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro probatorio grave, preciso e concordante, spetta al contribuente dimostrare l'effettività dell'operazione. La Corte ha inoltre ribadito che la violazione del contraddittorio preventivo non invalida l'atto se il contribuente non supera la "prova di resistenza".
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Favor Rei Tributario: Cassazione su sanzioni più lievi
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento per abuso del diritto. La Corte di Cassazione, pur confermando la ripresa fiscale, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni. Ha stabilito che il principio del favor rei tributario impone l'applicazione della legge successiva più mite, anche d'ufficio da parte del giudice, qualora il provvedimento sanzionatorio non sia ancora definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio per il ricalcolo delle sanzioni.
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Dichiarazione integrativa per bonus: si può fare
Una società aveva omesso di richiedere un'agevolazione fiscale per investimenti ambientali a causa di incertezza normativa. Successivamente, ha presentato una dichiarazione integrativa per recuperare il beneficio. L'Amministrazione finanziaria ha negato tale possibilità, considerandola una scelta ormai definitiva. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società, stabilendo che l'omissione dovuta a incertezza interpretativa costituisce un errore emendabile e non una scelta irrevocabile, legittimando quindi l'uso della dichiarazione integrativa per ottenere il bonus spettante.
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Difesa tecnica: appello nullo? La Cassazione spiega
Una società agricola si è vista dichiarare inammissibile l'appello in materia di IMU perché assistita da un geometra. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la mancanza di difesa tecnica è un vizio sanabile. Il giudice, prima di dichiarare l'inammissibilità, deve assegnare alla parte un termine per nominare un difensore abilitato, sanando così il difetto con efficacia retroattiva.
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Incarico a dipendente pubblico: l’errore è scusabile?
Una società edile viene sanzionata dall'Agenzia Fiscale per aver affidato un incarico a un dipendente pubblico senza la prescritta autorizzazione. La società si difende invocando l'errore incolpevole, dato che il professionista aveva Partita IVA ed emetteva fatture. La Corte di Cassazione, pur confermando l'onere di diligenza del committente nel verificare lo status del professionista, annulla parzialmente la sanzione poiché una delle norme applicate è stata dichiarata incostituzionale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione e delle spese legali.
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Società non operative: prova in giudizio senza interpello
Una società di costruzioni, classificata dall'Agenzia delle Entrate come 'società non operativa', ha impugnato gli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13867/2024, ha stabilito un principio fondamentale: il contribuente può sempre fornire in sede processuale la prova delle 'situazioni oggettive' che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi minimi, anche qualora non abbia preventivamente presentato l'istanza di interpello disapplicativo. La Corte ha accolto il ricorso della società per l'annualità in cui il giudice di merito aveva erroneamente negato tale facoltà, cassando la sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione rimborso fiscale: la Cassazione decide
Una società si è vista negare un rimborso di crediti d'imposta (IRPEG) per gli anni 1988-1993 a causa della prescrizione eccepita dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, aderendo a un recente principio delle Sezioni Unite, ha stabilito che la Legge 350/2003 ha imposto un obbligo per l'amministrazione di non far valere la prescrizione rimborso fiscale per un periodo di dieci anni a partire dal 1° gennaio 2004. Di conseguenza, la sentenza di merito che aveva respinto la richiesta del contribuente è stata annullata con rinvio, incaricando la corte territoriale di rivalutare il caso alla luce di questo principio vincolante.
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Dichiarazione integrativa: sì alla correzione tardiva
Una società non aveva richiesto un'agevolazione fiscale a causa di incertezze normative. Anni dopo, ha presentato una dichiarazione integrativa per recuperare il beneficio. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ma la Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. La Corte ha stabilito che la dichiarazione dei redditi è una 'dichiarazione di scienza', quindi sempre emendabile per correggere errori, anche in sede di contenzioso, garantendo che il contribuente paghi solo quanto effettivamente dovuto per legge.
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Legittimo affidamento: sanzioni e interessi annullati
Una società consortile, che produceva energia da fonti rinnovabili per i propri consorziati, si è vista contestare il mancato pagamento delle accise. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13237/2024, ha stabilito che, pur essendo l'imposta dovuta, il contribuente non deve pagare sanzioni e interessi. La decisione si fonda sul principio del legittimo affidamento, generato da comportamenti attivi dell'Amministrazione finanziaria che avevano indotto la società a credere nella correttezza del proprio operato.
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