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Art. 97 Costituzione — Anno 2025

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Nullità concorso pubblico: effetti sul contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità di un concorso pubblico determina la nullità del contratto individuale di lavoro del vincitore. Di conseguenza, anche un successivo accordo di risoluzione consensuale, con relativo incentivo all'esodo, è invalido. L'amministrazione pubblica ha il dovere di recuperare le somme indebitamente versate, poiché l'accordo non può sanare un rapporto di lavoro nullo fin dall'origine. Il caso riguardava un dirigente pubblico che aveva ricevuto un cospicuo incentivo per la cessazione del rapporto, basato su una qualifica dirigenziale ottenuta tramite un concorso poi annullato dal giudice amministrativo.
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Lavoro straordinario PA: autorizzazione implicita basta
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per il mancato pagamento di ore di lavoro straordinario. L'amministrazione si è difesa sostenendo la mancanza di una formale autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per il diritto al compenso per il lavoro straordinario è sufficiente un'autorizzazione implicita, desumibile da ordini di servizio o turnazioni che rendano necessarie le prestazioni extra. Il lavoro svolto con la consapevolezza del datore di lavoro deve essere retribuito.
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Nullità contratto pubblico: l’incentivo va restituito
Un ex dirigente pubblico aveva concordato una risoluzione consensuale del rapporto con incentivo all'esodo. Successivamente, il concorso che aveva portato alla sua qualifica dirigenziale è stato annullato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4567/2025, ha stabilito che l'annullamento del concorso determina la nullità del contratto pubblico di lavoro fin dall'origine. Di conseguenza, l'incentivo percepito è privo di causa e deve essere restituito all'Amministrazione, poiché l'accordo di risoluzione non può sanare una nullità iniziale.
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Definizione agevolata: i pagamenti sanzioni contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4613/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte ha chiarito che le somme già versate dal contribuente per la definizione delle sole sanzioni devono essere scomputate dall'importo totale dovuto per la chiusura della controversia. Il diniego dell'Amministrazione Finanziaria, basato su un'interpretazione restrittiva, è stato ritenuto illegittimo, portando all'accoglimento del ricorso del contribuente e alla definitiva estinzione del giudizio.
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Riclassamento catastale: motivazione dell’avviso
La Corte di Cassazione ha annullato un riclassamento catastale disposto dall'Agenzia delle Entrate ai danni di un proprietario immobiliare. La decisione si fonda sulla radicale carenza di motivazione dell'avviso di accertamento, che non specificava i dati, i criteri e i calcoli utilizzati per giustificare l'aumento della rendita. Secondo la Corte, l'amministrazione ha l'obbligo di fornire una motivazione dettagliata per consentire al contribuente di esercitare il proprio diritto di difesa, un onere non rispettato nel caso di specie.
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Compensazione minori introiti ICI: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della compensazione dei minori introiti ICI per i Comuni, derivanti dalla modifica del calcolo della base imponibile per gli immobili di categoria D. La Corte stabilisce due principi chiave: primo, nel calcolo annuale della perdita di gettito non si deve tener conto delle perdite già compensate e consolidate negli anni precedenti. Secondo, il Comune non è tenuto a presentare una nuova certificazione annuale se, dopo il consolidamento di un contributo, non si sono verificate ulteriori riduzioni di gettito. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Obbligo di assunzione: no a promesse politiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano un obbligo di assunzione da parte di una Regione e delle sue società partecipate. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che gli accordi e gli incontri richiamati dai lavoratori avevano una natura meramente politica e programmatica, insufficiente a creare un obbligo giuridicamente vincolante o un legittimo affidamento tutelabile.
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Opposizione decreto penale: ok invio a PEC generica
La Cassazione ha stabilito che l'opposizione a decreto penale, seppur inviata a un indirizzo PEC non specifico per le impugnazioni, è valida. La Corte ha annullato la dichiarazione di inammissibilità del GIP, affermando che le rigide regole formali per gli appelli non si applicano automaticamente a questo atto, dovendo prevalere il principio del *favor oppositionis* e il diritto a un processo.
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Prescrizione illecito disciplinare: Cassazione annulla
Un avvocato, sanzionato con la censura per non aver adempiuto all'obbligo di formazione continua nel triennio 2014-2016, ha presentato ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione dell'azione per intervenuta prescrizione dell'illecito disciplinare. La Corte ha stabilito che il termine massimo di sette anni e sei mesi, decorrente dalla fine del triennio, era scaduto prima della decisione, annullando la sanzione senza rinvio.
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Illecito disciplinare avvocato: la Cassazione decide
Un avvocato viene sanzionato con un richiamo verbale per non aver fornito a una ex cliente la liberatoria autenticata, necessaria per la cancellazione di un protesto. L'avvocato presenta ricorso in Cassazione con 38 motivi, tutti respinti. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, qualificando la condotta come illecito disciplinare avvocato di natura permanente, la cui prescrizione decorre solo dalla cessazione dell'omissione. Il legale viene inoltre condannato per lite temeraria a causa dell'abuso del diritto di impugnazione.
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Transfer pricing: onere della prova e metodi OCSE
Una società italiana vendeva un prodotto a una consociata estera a un prezzo notevolmente inferiore a quello finale di rivendita, praticato da un'altra società del gruppo a un acquirente terzo dopo pochi giorni. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, ritenendola un caso di transfer pricing volto a spostare i profitti all'estero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'onere della prova spetta all'Amministrazione, ma questa può utilizzare metodi alternativi (come il prezzo di rivendita) per dimostrare la discrepanza con il valore normale, specialmente a fronte di un rapido e ingente aumento di prezzo all'interno del gruppo per la stessa merce non lavorata.
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Tipologia di reddito: l’obbligo del Fisco
Un contribuente, socio di una srl, subisce un accertamento sintetico basato su indagini bancarie. La Cassazione accoglie il ricorso, cassando la sentenza d'appello. La motivazione risiede nel fatto che il giudice di merito non ha specificato la tipologia di reddito accertata, un passaggio indispensabile per determinare correttamente la base imponibile e applicare le giuste presunzioni legali.
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Lavoro straordinario pubblico impiego: quando va pagato?
Un'agenzia regionale nega il pagamento per lavoro straordinario pubblico impiego a un dipendente per mancanza di autorizzazione formale. La Cassazione chiarisce che l'autorizzazione è un elemento costitutivo del diritto, ma il compenso è dovuto se c'è consenso del datore, anche implicito, e può essere provato con testimoni.
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Compenso lavoro straordinario: basta il consenso implicito
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico ha diritto al compenso per lavoro straordinario anche in assenza di un'autorizzazione formale, a condizione che la prestazione sia stata svolta con il consenso implicito del datore di lavoro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un'ente pubblico che si opponeva al pagamento, sottolineando che il diritto alla retribuzione per il lavoro effettivamente svolto, basato sull'art. 2126 c.c., prevale sui vizi formali della richiesta.
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Contratto scritto sanità: nullo senza forma scritta
Una società di factoring ha citato in giudizio un complesso ospedaliero e un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie fornite da una struttura privata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando che l'assenza di un formale contratto scritto in sanità tra la struttura privata e l'ente pubblico comporta la nullità della pretesa di pagamento. Tale requisito è obbligatorio e non può essere sostituito né dal semplice accreditamento né dall'effettiva erogazione delle prestazioni. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Detrazione credito IVA: nullità dichiarazione cartacea
Una società si è vista negare la detrazione di un credito IVA perché la relativa dichiarazione era stata inviata su carta anziché telematicamente. La Corte di Cassazione, pur confermando la nullità della dichiarazione per vizio di forma, ha stabilito che il diritto alla detrazione non viene meno se il contribuente riesce a dimostrare la sussistenza dei requisiti sostanziali del credito. In questo caso, il ricorso della società è stato respinto perché non ha fornito prove sufficienti, spostando su di essa l'onere della prova a causa dell'irregolarità formale.
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Motivazione apparente: quando una sentenza è nulla?
Una società di torrefazione contesta un avviso di accertamento per detrazione IVA illegittima. Il suo ricorso in Cassazione, basato su una presunta motivazione apparente della sentenza di appello e sulla violazione del contraddittorio, viene respinto. La Corte Suprema chiarisce i limiti del vizio di motivazione e conferma che il dialogo tra Fisco e contribuente si era effettivamente svolto, condannando la società anche per abuso del processo.
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Ripetizione indebito accise: chi rimborsa il cliente?
Una fondazione ha citato in giudizio la propria società fornitrice di energia per ottenere la restituzione di addizionali provinciali sulle accise, rivelatesi contrarie al diritto europeo. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla fondazione, ma la società fornitrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia Europea su una questione simile, evidenziando la complessità del meccanismo di ripetizione indebito accise e il suo impatto sui rapporti tra consumatore, fornitore e Stato.
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Spese di sponsorizzazione: prova e deducibilità fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5317/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento che negava la deducibilità di spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive. La Corte ha stabilito che, per ottenere la deduzione, il contribuente deve fornire una prova concreta e documentale dell'effettiva attività pubblicitaria svolta dall'associazione sponsorizzata. Non sono sufficienti il contratto di sponsorizzazione e la prova del pagamento. La presunzione di inerenza e congruità prevista dalla legge per tali spese non esonera il contribuente dal dimostrare l'esistenza del costo e la sua effettiva finalità promozionale.
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Onere prova lavoratore agricolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5404/2025, ha rigettato il ricorso di un lavoratore agricolo contro l'ente previdenziale. Il caso riguardava la mancata iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli. La Corte ha stabilito che l'onere della prova lavoratore agricolo ricade interamente su quest'ultimo, che deve dimostrare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro, non potendosi limitare a contestare la legittimità dell'atto amministrativo di cancellazione.
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