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Art. 97 Costituzione — Anno 2025

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663 provvedimenti

Altri anni per Art. 97 Costituzione

Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Rinvio alle Sezioni Unite: il caso in Cassazione
Una società cooperativa ha presentato ricorso in Cassazione contro un atto di recupero crediti IVA, lamentando la violazione del diritto al contraddittorio e altri vizi procedurali. La Corte, riconoscendo che le questioni sollevate sono di massima importanza e già al vaglio delle Sezioni Unite, ha disposto il rinvio della causa. La decisione finale sul caso è quindi sospesa, in attesa del pronunciamento delle Sezioni Unite per garantire l'uniformità dell'interpretazione giuridica.
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Accordo transattivo: chi paga i contributi del datore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura 'somma lorda' si riferisce all'importo al lordo delle sole trattenute fiscali e previdenziali a carico del lavoratore. I contributi a carico del datore di lavoro rimangono un suo onere, a meno che non sia esplicitamente pattuito il contrario. Il caso riguardava un'opposizione a precetto in cui un'università aveva detratto anche la quota contributiva datoriale dalla somma pattuita con una dipendente in sede di conciliazione, pratica ritenuta illegittima dalla Corte.
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Estinzione del giudizio: rinuncia chiude il caso
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in una causa per gravi difetti in alloggi di edilizia residenziale. La decisione segue la rinuncia al ricorso da parte dei proprietari e la successiva accettazione da parte del Comune convenuto. La Corte, applicando gli articoli 390 e 391 c.p.c., ha terminato il procedimento senza pronunciarsi nel merito e senza regolare le spese processuali.
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Indennità chilometrica: quando spetta al medico?
Un medico ha richiesto a un'azienda sanitaria un'indennità forfettaria per le visite fiscali effettuate con la propria auto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto a questa specifica indennità chilometrica sorge solo se l'azienda sanitaria riceve un pagamento per il servizio dal datore di lavoro che ha richiesto la visita, una condizione non dimostrata nel caso di specie.
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Recesso da società pubblica: quando è illegittimo?
La Cassazione ha stabilito l'illegittimità del recesso da società pubblica da parte di un Comune socio. La decisione si fonda sulla natura obbligatoria dei servizi pubblici gestiti (idrico e rifiuti), che prevale sulla disciplina generale del recesso societario a seguito di modifica statutaria.
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Accertamento induttivo: i poteri dell’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di call-center contro un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP. L'Agenzia delle Entrate aveva proceduto con un accertamento induttivo a seguito dell'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, rilevando operazioni inesistenti. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia, respingendo tutte le undici eccezioni della società, relative a presunti vizi procedurali come l'incompetenza territoriale dell'ufficio verificatore e la violazione del contraddittorio.
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Rimborso credito d’imposta: onere della prova
Una società finanziaria ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta IRPEG, acquisito da un'altra azienda. Di fronte al silenzio dell'Amministrazione Finanziaria, la società ha avviato un contenzioso. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'Amministrazione può contestare la legittimità di un credito anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. Il principio chiave è che l'onere della prova per un rimborso credito d'imposta spetta sempre al contribuente, che deve dimostrare i fatti costitutivi del proprio diritto, non essendo sufficiente la sola indicazione in dichiarazione.
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Contributo unificato ONLUS: no all’esenzione generale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una ONLUS ambientalista non ha diritto all'esenzione dal pagamento del contributo unificato ONLUS per le azioni legali intraprese. Riformando una decisione precedente, la Corte ha ribadito che le norme sull'esenzione fiscale sono di stretta interpretazione e non possono essere estese analogicamente. L'accesso alla giustizia per tali enti è garantito dal gratuito patrocinio, non da un'esenzione automatica.
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Inquadramento superiore pubblico impiego: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha richiesto l'inquadramento superiore e il risarcimento per dequalificazione, sostenendo di aver svolto mansioni di livello più elevato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nel pubblico impiego lo svolgimento di mansioni superiori non dà diritto automatico a una promozione, anche qualora l'ente applichi un contratto collettivo di natura privata. Il rapporto di lavoro mantiene la sua natura pubblicistica e le relative regole.
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Indebito retributivo: quando la PA può chiedere i soldi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha il diritto di richiedere la restituzione di stipendi erroneamente pagati in eccesso, configurando un indebito retributivo. La sentenza chiarisce che, nel rapporto di lavoro pubblico contrattualizzato, non è necessario un formale atto di autoannullamento del provvedimento iniziale errato, poiché i pagamenti sono considerati 'sine titulo', ovvero privi di una valida causa giuridica fin dall'origine. Di conseguenza, il lavoratore non può invocare il legittimo affidamento per trattenere le somme.
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Accertamento indagini bancarie: onere della prova
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento fiscale scaturito da indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che, sebbene spetti al contribuente l'onere di giustificare analiticamente ogni movimentazione bancaria, il giudice di merito ha il dovere di esaminare in modo specifico le prove fornite. L'ordinanza chiarisce anche che l'obbligo di contraddittorio preventivo non si applica indiscriminatamente a tutti i tributi negli accertamenti "a tavolino". La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Giudizio di ottemperanza: rimborso integrale dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24772/2025, ha stabilito che un contribuente ha diritto al rimborso integrale di un credito fiscale accertato con sentenza definitiva, anche in caso di fondi statali insufficienti. L'Amministrazione Finanziaria aveva erogato solo il 50% di quanto dovuto, invocando limiti di bilancio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di ottemperanza serve proprio a superare tali ostacoli, obbligando il giudice a nominare un commissario ad acta e a utilizzare tutti gli strumenti, come l'ordine di pagamento in conto sospeso, per garantire la piena esecuzione del giudicato, respingendo l'idea che un diritto accertato possa essere ridotto o posticipato a tempo indeterminato.
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Motivazione apparente: sentenza nulla per errore di fatto
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale ha erroneamente basato la sua decisione su un presunto difetto di un avviso di accertamento, atto mai entrato nel giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato la sentenza d'appello nulla per motivazione apparente, poiché fondata su fatti e documenti totalmente estranei alla controversia, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Accertamento analitico induttivo e contabilità
Una società edile, a seguito di un accertamento analitico induttivo, impugnava l'atto fiscale sostenendo l'illegittimità dello stesso in presenza di una contabilità formalmente regolare. L'Agenzia contestava la gestione palesemente antieconomica, avendo la società dichiarato un reddito irrisorio a fronte di costi e ricavi quasi equivalenti, oltre a perdite negli anni precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione Finanziaria può procedere con un accertamento induttivo basato su presunzioni gravi, precise e concordanti anche con scritture contabili formalmente corrette, qualora emerga una condotta palesemente antieconomica. L'onere di provare la correttezza delle dichiarazioni e giustificare la gestione ricade quindi sul contribuente.
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Amministratore di fatto: responsabilità per debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo ritenuto l'amministratore di fatto di una società 'cartiera'. La Corte ha confermato la sua piena responsabilità per i debiti fiscali e le sanzioni, stabilendo che quando la società è solo uno schermo fittizio per illeciti personali, non si applica il principio di responsabilità esclusiva dell'ente. L'amministratore di fatto è considerato il vero soggetto economico e, quindi, il diretto responsabile verso l'erario.
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Amministratore di fatto: responsabilità illimitata
Un contribuente, identificato come amministratore di fatto di una società cartiera coinvolta in operazioni fraudolente, è stato ritenuto responsabile in solido per imposte e sanzioni. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso del contribuente, ha confermato un principio fondamentale: la regola che limita le sanzioni alla sola persona giuridica non si applica quando la società è un mero schermo fittizio. In questi casi, l'amministratore di fatto, agendo come vero 'dominus' dell'attività illecita a proprio vantaggio, risponde personalmente e illimitatamente dei debiti tributari.
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Contributo compensativo ICI: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24518/2025, ha chiarito le modalità di calcolo del contributo compensativo ICI per i Comuni. La sentenza stabilisce che, per verificare il superamento delle soglie di accesso al contributo, non si possono sommare le perdite di gettito già compensate e consolidate negli anni precedenti. Vanno considerati solo i nuovi minori introiti dell'anno di riferimento e le perdite passate che non avevano superato le soglie e non erano state compensate.
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Restituzione somme: l’ordinanza cautelare non salva
Un dipendente pubblico, che aveva percepito somme maggiori in base a un'ordinanza cautelare, si è visto chiedere la restituzione dopo la sentenza definitiva a lui sfavorevole. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione somme, chiarendo che i provvedimenti cautelari hanno natura provvisoria e perdono efficacia retroattivamente se la pretesa di merito viene respinta. Il ricorso del dipendente è stato rigettato su tutti i fronti, inclusa l'eccezione sulla composizione del collegio giudicante.
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Contratti a termine pubblico impiego: no conversione
Una lavoratrice pubblica, dopo aver superato il limite di 36 mesi con contratti a tempo determinato, ha chiesto la trasformazione del suo rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua richiesta, confermando un principio consolidato: per i contratti a termine nel pubblico impiego, l'unica sanzione per la reiterazione abusiva è il risarcimento del danno, non la conversione del contratto, per salvaguardare la regola costituzionale dell'accesso tramite pubblico concorso.
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