Due imputati, accusati di traffico di stupefacenti, hanno fatto ricorso in Cassazione poiché la Corte d'appello ha ignorato la richiesta di rinvio dell'udienza presentata dal loro avvocato per un concomitante impegno professionale. La richiesta era stata inviata regolarmente tramite PEC quattro giorni prima. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omesso esame dell'istanza configura una grave violazione del diritto di difesa. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per i due imputati, rinviando il caso per un nuovo giudizio. Al contrario, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo imputato per genericità dei motivi, condannandolo al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. Il principio cardine riafferma il valore della PEC per comunicare il legittimo impedimento del difensore.
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