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Art. 92 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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475 provvedimenti

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1701/2026, affronta il tema della prescrizione dei crediti di lavoro nel pubblico impiego. Il caso riguarda una dottoressa che, pur operando con contratti di collaborazione autonoma per un'Azienda Sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. La Corte ha stabilito che, a differenza del settore privato, nel lavoro pubblico la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi decorre anche in costanza di rapporto, poiché non sussiste il cosiddetto 'metus' (timore) del licenziamento che giustifica la sospensione del termine. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulla base di questo principio.
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Onere della prova correntista: chi produce il contratto?
La Corte di Cassazione ha confermato che, nelle azioni di ripetizione dell'indebito bancario, l'onere della prova correntista include la produzione del contratto. Un titolare di conto corrente, sostenendo di non ricordare di aver firmato un contratto, aveva agito contro la banca per addebiti illegittimi. La sua domanda è stata respinta perché non ha fornito il contratto necessario a dimostrare la nullità delle clausole contestate, confermando che chi agisce in giudizio deve provare i fatti a fondamento della propria pretesa.
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Intervento inammissibile: chi paga le spese legali?
Una società interviene in un processo ma la sua partecipazione viene dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione, analizzando il caso di un Comune debitore, chiarisce un principio fondamentale: chi effettua un intervento inammissibile è considerato parte soccombente e deve essere condannato a pagare le spese legali. La Corte ha quindi parzialmente riformato la decisione precedente, stabilendo la condanna alle spese per la società intervenuta senza titolo.
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Cessazione materia contendere per debiti annullati
Un contribuente impugnava un'intimazione di pagamento per un debito di modesto importo. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione materia contendere. Una legge sopravvenuta, infatti, ha disposto l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro affidati alla riscossione entro il 2010, rendendo la controversia priva di oggetto.
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Compensazione spese di giudizio: la motivazione generica
Una società vince una causa contro l'Amministrazione Finanziaria, ma il giudice di secondo grado dispone la compensazione delle spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che la compensazione delle spese è un'eccezione che richiede 'gravi ed eccezionali ragioni' specificamente motivate, e non può basarsi su formule generiche come la 'particolarità della controversia'. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova decisione sulle spese.
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Danno da occupazione senza titolo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema del danno da occupazione senza titolo, allineandosi a un recente orientamento delle Sezioni Unite. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento avanzata dai proprietari di un immobile contro un ente pubblico che lo aveva occupato abusivamente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che i proprietari non avessero fornito la prova di specifiche occasioni di guadagno perse. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che il proprietario non deve provare un danno specifico, ma è sufficiente che alleghi la perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Si configura così un 'danno presunto', superabile solo se l'occupante dimostra che il proprietario si sarebbe comunque disinteressato dell'immobile.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Una società estera di scommesse e il suo intermediario italiano (CTD) hanno contestato l'applicazione dell'imposta unica scommesse per il 2015, sostenendo che la normativa fosse discriminatoria e incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'imposta anche per gli operatori privi di concessione nazionale. La Corte ha ribadito la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il CTD, in quanto entrambi partecipano all'attività di raccolta delle scommesse sul territorio italiano, che costituisce il presupposto del tributo. La decisione chiarisce che l'imposta non ha natura sanzionatoria ma fiscale, e si applica a chiunque gestisca giochi in Italia, garantendo parità di trattamento.
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Imposta unica scommesse: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera e del suo centro di trasmissione dati italiano. Il caso riguardava il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2015. La Corte ha confermato che l'imposta è dovuta anche dagli operatori privi di concessione italiana, stabilendo una responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l'intermediario locale. Sono state respinte le censure basate su una presunta violazione del diritto dell'Unione Europea, ribadendo la legittimità della normativa fiscale italiana in materia di giochi.
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Clausola di giurisdizione e PA: chi decide sui derivati?
Una banca internazionale e un'Amministrazione Provinciale stipulano un contratto derivato contenente una clausola di giurisdizione a favore dei tribunali inglesi. Anni dopo, l'ente pubblico revoca in autotutela l'atto di approvazione del contratto. La Corte di Cassazione, investita della questione, stabilisce che la controversia riguarda diritti soggettivi contrattuali e non l'esercizio di un potere pubblico. Di conseguenza, a causa della valida clausola di giurisdizione, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano, sia amministrativo che ordinario, a favore di quello inglese.
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Giurisdizione estera su Swap con P.A.: il caso
Una Provincia annulla in autotutela un contratto derivato (swap) stipulato anni prima con una banca, ritenendolo svantaggioso. L'istituto di credito si oppone, sollevando una questione di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che, sebbene la controversia riguardi un rapporto di diritto privato (e non un atto di potere pubblico), la presenza di una clausola contrattuale che designa un foro straniero esclude la competenza dei tribunali italiani. Di conseguenza, viene dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore della giurisdizione estera prevista dal contratto.
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Giurisdizione contratti swap: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito la questione sulla giurisdizione contratti swap. Quando un'amministrazione pubblica annulla in autotutela l'atto che ha autorizzato un contratto di swap, la controversia sulla validità del contratto spetta al giudice ordinario. Tuttavia, se il contratto prevede una clausola di foro esclusivo estero, la giurisdizione italiana è esclusa in favore del giudice straniero designato.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un'avvocatessa si opponeva a un provvedimento di liquidazione del proprio compenso. Il Tribunale accoglieva parzialmente la richiesta ma disponeva la compensazione spese legali poiché il Ministero convenuto non si era opposto. La Corte di Cassazione ha ritenuto illegittima tale compensazione, affermando che la passività della controparte non rientra tra i presupposti che giustificano una deroga al principio della soccombenza, secondo cui chi perde paga le spese.
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Compensazione spese legali: la Cassazione decide
Un avvocato si opponeva alla liquidazione del proprio compenso da parte del Tribunale, ottenendo una vittoria parziale. Tuttavia, il Tribunale compensava le spese del giudizio a causa della "mancata opposizione" del Ministero della Giustizia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la non costituzione in giudizio della parte soccombente non è un motivo valido per la compensazione spese legali, riaffermando il principio che chi perde paga.
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Simulazione donazione: prova e azione di riduzione
La Corte di Cassazione chiarisce che l'erede legittimario, per tutelare la propria quota di riserva, può dimostrare una simulazione donazione con testimoni e presunzioni, agendo come terzo rispetto all'atto. Questa agevolazione probatoria sussiste anche se l'azione di riduzione non è diretta contro la donazione dissimulata, purché l'accertamento sia funzionale alla reintegrazione della legittima. La Corte ha cassato la sentenza di merito per aver omesso di pronunciarsi su una domanda che avrebbe potuto modificare l'asse ereditario.
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Appello inammissibile: il ricorso basato su un non-motivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune condannato a risarcire i danni da allagamento causati da opere pubbliche. L'appello è stato ritenuto inammissibile perché i motivi erano generici, si limitavano a criticare le conclusioni del perito senza formulare censure specifiche e riproponevano questioni già coperte da giudicato, come la giurisdizione. La Corte ha ribadito che un ricorso non può essere una mera contestazione dei fatti accertati nei gradi precedenti.
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Danno morale: autonomia e liquidazione corretta
A seguito di un sinistro stradale, la vittima contesta la liquidazione del danno morale, ritenuta troppo bassa. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il danno morale è una componente autonoma del danno non patrimoniale e non può essere confuso con la 'personalizzazione' del danno biologico. La sua liquidazione deve seguire criteri tabellari coerenti, non potendo essere ridotta in modo simbolico senza una specifica motivazione.
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Compensazione spese di lite: quando è illegittima?
Un contribuente ottiene l'annullamento di un'intimazione di pagamento per un vizio di notifica, riportando una vittoria totale. Tuttavia, sia il Giudice di Pace che il Tribunale dispongono la compensazione spese di lite. La Corte di Cassazione interviene, cassando la sentenza e chiarendo che in caso di soccombenza totale della controparte, la compensazione è illegittima se non fondata su gravi ed eccezionali ragioni, non potendo basarsi su valutazioni di merito estranee al giudizio.
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Compenso avvocato patrocinio: la Cassazione decide
Un avvocato, ammesso al patrocinio a spese dello Stato, ha contestato un decreto di liquidazione del suo compenso ritenuto errato. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo due principi chiave: si applicano le tariffe professionali vigenti al momento della decisione e lo Stato, se soccombente nel giudizio di opposizione, deve pagare le spese legali. La sentenza rafforza la tutela del giusto compenso avvocato patrocinio.
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Compensazione spese legali: obbligo di motivazione
Un avvocato vinceva una causa per l'adeguamento del proprio compenso professionale, ma il Tribunale disponeva la compensazione spese legali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che qualsiasi deroga al principio per cui 'chi perde paga' deve essere sorretta da una motivazione specifica che indichi ragioni gravi ed eccezionali, in assenza delle quali la statuizione è nulla.
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Spese legali e contumacia: la decisione della Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, il Tribunale aveva accolto la domanda di un creditore ma dichiarato le spese legali irripetibili a causa della contumacia della curatela. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il rapporto tra spese legali e contumacia non consente di negare il rimborso delle spese alla parte vincitrice solo perché l'avversario non si è presentato in giudizio. La soccombenza virtuale impone la condanna alle spese.
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