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Art. 91 Codice di Procedura Civile

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5734 provvedimenti

Servitù di attingimento d’acqua: pozzo proprio esclude il vicino
Una sorella ha fatto causa al fratello pretendendo il riconoscimento di una servitù di attingimento d'acqua dal pozzo situato nel terreno di quest'ultimo, basandosi su un vecchio atto di donazione della madre. Il fratello si è opposto, evidenziando che il terreno della sorella possedeva già un pozzo autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della sorella, confermando che la servitù di attingimento d'acqua non può esistere se manca l'utilità concreta per il terreno che la richiede. Poiché la proprietà della donna era già dotata di acqua, il diritto era stato previsto dalla madre unicamente a favore di un terzo fratello, il cui terreno era privo di fonti idriche. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Spese di CTU: la parte vittoriosa non paga mai la perizia
In una controversia sulle distanze tra edifici iniziata nel 1989, il costruttore ottiene ragione grazie a una nuova legge favorevole sopravvenuta durante il processo. La Corte d'Appello rigetta la richiesta di risarcimento danni della vicina, ma addebita interamente le Spese di CTU al costruttore, nonostante quest'ultimo sia risultato totalmente vittorioso. Il costruttore ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso stabilendo che le Spese di CTU rientrano tra le spese di lite e non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, poiché ciò violerebbe il principio di soccombenza. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Danno da mancato godimento: casa danneggiata ma zero risarcimento
Il Proprietario di un immobile ha chiesto il risarcimento dei danni causati da infiltrazioni di acqua e liquami provenienti dalla rete fognaria gestita dall'Ente Gestore. Il Tribunale ha riconosciuto i costi di ripristino ma ha negato il risarcimento per il danno da mancato godimento dell'immobile, ritenendo che questo non sia automatico ma richieda una prova concreta delle occasioni di affitto o vendita perdute. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Proprietario. La Suprema Corte ha ribadito che il danneggiato deve dimostrare il danno-conseguenza subito, non bastando la semplice limitazione del godimento del bene. Inoltre, ha ritenuto corretta la compensazione delle spese legali decisa dal giudice di merito a causa del parziale accoglimento delle richieste iniziali.
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Soccombenza virtuale: annullata la condanna senza motivazione
I Danneggiati da un sinistro stradale hanno raggiunto un accordo transattivo con la Compagnia Assicurativa. Davanti alla Corte d'Appello, hanno chiesto la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, il Terzo Conducente non ha aderito alla richiesta. Il giudice d'appello ha quindi rigettato l'impugnazione per sopravvenuto disinteresse, condannando i Danneggiati a pagare le spese legali del Terzo Conducente in base al principio della soccombenza virtuale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Danneggiati. Gli Ermellini hanno stabilito che il giudice d'appello ha applicato la soccombenza virtuale in modo del tutto privo di motivazione e contraddittorio, senza valutare chi avesse effettivamente ragione nel merito della vicenda, dato che l'istruttoria era incompleta. La causa torna ora in appello per una corretta decisione sulle spese.
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Liquidazione delle spese processuali: no al cumulo con più parti
Un creditore opponente ha contestato l'ammissione al passivo fallimentare di diversi crediti di lavoratori, banche ed enti previdenziali. La Corte d'Appello ha respinto gran parte delle sue contestazioni, ma ha calcolato le spese legali sommando il valore di tutte le singole pretese dei creditori, applicando così uno scaglione tariffario molto elevato. Il creditore ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla liquidazione delle spese processuali. I giudici hanno stabilito che, in presenza di domande autonome contro più parti (cause scindibili), il valore della causa non si calcola sommando le singole pretese. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per ricalcolare correttamente le spese legali.
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Spese di lite: condanna da 20mila euro per ricorso inammissibile
Il Contribuente ha impugnato il diniego di rateizzazione di un avviso di intimazione da oltre 520.000 euro, emesso dall'Agente della Riscossione a causa della mancata presentazione dell'I.S.E.E. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, con condanna al pagamento di 10.000 euro per ciascun grado, il Contribuente si è rivolto alla Corte di Cassazione contestando la quantificazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente non ha infatti contestato che il valore della causa coincidesse con l'importo dell'avviso di intimazione. Di conseguenza, le spese liquidate nei precedenti gradi sono state ritenute congrue e proporzionate al valore della controversia. Il Contribuente è stato inoltre condannato al pagamento di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.
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Condanna alle spese di lite: niente rimborso al terzo estraneo
Una proprietaria impugna la decisione del Tribunale in merito a distanze edilizie. Nel giudizio di appello, notifica l'atto anche ad altri vicini estranei alla specifica contestazione, solo per dovere di informazione (litis denuntiatio). La Corte d'Appello rigetta l'impugnazione e dispone la condanna alle spese di lite della proprietaria anche verso questi soggetti estranei. La Cassazione accoglie il ricorso della donna: nei giudizi con cause scindibili, la parte notificata solo per informazione non è un vero avversario. Di conseguenza, non si applica il principio di soccombenza e la condanna alle spese di lite a suo favore è illegittima. I vicini estranei dovranno rimborsare le spese del giudizio di legittimità.
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Accertamento tecnico preventivo: paga chi lo chiede, non in solido
Un Condominio ha promosso un accertamento tecnico preventivo per individuare la causa di cattivi odori in alcune proprietà. Il Tribunale ha posto le spese del consulente tecnico d'ufficio a carico di tutte le parti in solido. I proprietari coinvolti hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le spese dell'accertamento tecnico preventivo gravano provvisoriamente solo sulla parte che ha richiesto la procedura, ovvero il Condominio, in base al principio di causalità e anticipazione. La ripartizione definitiva avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito. I proprietari ottengono così l'annullamento della decisione errata e il rimborso delle spese legali.
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Compensazione delle spese di lite: chi vince a metà paga da sé
Un comproprietario ha chiesto la divisione di alcuni locali comuni di un palazzo. Il primo giudice ha accolto la richiesta principale, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, accogliendo solo la domanda subordinata. Di conseguenza, il giudice d'appello ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. Il comproprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le spese non dovessero essere compensate perché lui aveva vinto sulla domanda principale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il rigetto della domanda principale e l'accoglimento di quella subordinata configurano una soccombenza reciproca. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità e due sanzioni pecuniarie.
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Definizione agevolata in autotutela: stop al ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato tre avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP a un Ente Ecclesiastico, ritenendo commerciale la sua attività di gestione cimiteriale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Ufficio ha rideterminato le somme dovute tramite un provvedimento di autotutela parziale. L'Ente Ecclesiastico ha versato l'intero importo rideterminato, ma ha sostenuto che il pagamento non costituisse acquiescenza, chiedendo la prosecuzione del giudizio in Cassazione. La Suprema Corte ha invece applicato la disciplina della definizione agevolata in autotutela, stabilendo che il pagamento integrale delle somme rideterminate comporta automaticamente la rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico di chi le ha anticipate.
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Presunzione di condominialità: paga anche chi non ha il garage
Una condomina ha impugnato la delibera assembleare che le addebitava le spese di manutenzione dell'area seminterrata adibita ad autorimessa. La donna sosteneva di non dover pagare in quanto non proprietaria di alcun posto auto in quella zona. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la presunzione di condominialità per le aree di transito e manovra. In assenza di un titolo d'acquisto che riservi la proprietà esclusiva di tali spazi al costruttore o a singoli proprietari, essi appartengono a tutti i condomini. Di conseguenza, le spese di manutenzione e del passo carrabile vanno ripartite tra tutti i partecipanti in base ai millesimi di proprietà, a prescindere dall'uso effettivo che ciascuno ne faccia.
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Fisco perde: illegittima la compensazione delle spese giudiziali
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per cartelle esattoriali prescritte. Il giudice d'appello ha accolto il ricorso ma ha disposto la compensazione delle spese giudiziali senza fornire motivazioni concrete. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la compensazione delle spese giudiziali nel processo tributario richiede motivi gravi ed eccezionali esplicitamente indicati, non formule astratte. Di conseguenza, la Corte ha condannato l'Agente della Riscossione al pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio.
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Rinuncia al ricorso: quando l’abbandono azzera le spese legali
Un'azienda creditrice avvia un pignoramento immobiliare su beni in comproprietà. Nel corso della procedura esecutiva si apre un giudizio di divisione dei beni. Il Tribunale ordina la vendita dei beni e condanna i comproprietari alle spese, decisione confermata in appello. Alcuni comproprietari propongono ricorso in Cassazione, ma quaranta giorni prima dell'udienza depositano una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. In merito alle spese, la Corte applica l'articolo 391 del codice di procedura civile: poiché la rinuncia è avvenuta con largo anticipo, sollevando il creditore dall'onere di ulteriori difese, i giudici dispongono la compensazione integrale delle spese di lite. Ciascuna parte sostiene i propri costi.
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Concordato preventivo: voto contrario inutile senza opposizione
Una società venditrice, creditrice di un'azienda ammessa alla procedura di concordato preventivo, ha impugnato l'omologazione del piano di ristrutturazione. La creditrice rivendicava la proprietà di un macchinario venduto con patto di riservato dominio e non interamente pagato. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il reclamo perché la creditrice non aveva presentato una tempestiva opposizione in tribunale entro il termine perentorio di dieci giorni prima dell'udienza, limitandosi a esprimere il proprio dissenso al voto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il semplice voto contrario non attribuisce la legittimazione a impugnare l'omologazione. Per essere considerati parti del giudizio e poter fare reclamo, i creditori devono depositare formalmente l'opposizione in cancelleria nei tempi previsti, non essendo sufficiente l'invio tramite posta elettronica al commissario giudiziale.
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Compensazione delle spese giudiziali: vince chi annulla la multa
Un cittadino impugna un verbale per violazione del Codice della Strada e ottiene l'annullamento della multa dal Giudice di Pace. Tuttavia, il giudice dispone la compensazione delle spese giudiziali, costringendo il cittadino a pagare il proprio avvocato. La motivazione risiede nel fatto che il ricorrente avrebbe potuto difendersi da solo e che il ricorso presentava moduli standardizzati reperibili online. Il Tribunale conferma la decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che la facoltà di stare in giudizio personalmente non esclude il diritto al rimborso delle spese legali se ci si avvale di un professionista. La compensazione delle spese giudiziali è ammessa solo in casi eccezionali e tassativi, come l'assoluta novità della questione o il mutamento della giurisprudenza, requisiti non soddisfatti in questa vicenda.
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Notifica della cartella esattoriale: sconfitto il contribuente
Il Contribuente ha impugnato cinque cartelle di pagamento relative all'ICI per diverse annualità, emesse dall'Ente Locale e notificate dall'Agente della Riscossione. Il ricorrente lamentava l'irregolarità della notifica all'estero, il difetto di legittimazione dell'agente e la prescrizione del tributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la notifica della cartella esattoriale può avvenire direttamente tramite raccomandata con avviso di ricevimento da parte del concessionario. Inoltre, l'omessa trascrizione delle relate di notifica nel ricorso viola il principio di autosufficienza, rendendo i motivi inammissibili. Infine, le spese di giudizio seguono la soccombenza, gravando interamente sul ricorrente sconfitto.
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Compensazione delle spese di lite: illegittima per cause minime
Un automobilista ha impugnato una cartella esattoriale per violazione del codice della strada. Il tribunale ha accolto l'opposizione ma ha disposto la compensazione delle spese di lite per tre quarti, ritenendo il valore della causa modesto e la differenza economica minima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'automobilista. I giudici hanno stabilito che il modesto valore della controversia non giustifica la compensazione delle spese di lite. Tale decisione costringe la parte vittoriosa a pagare il proprio difensore, vanificando la tutela giudiziaria e violando il diritto di difesa. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Condanna alle spese: no al rimborso se il Fisco è contumace
Il Contribuente ha proposto querela di falso contro le attestazioni del postino riguardanti la notifica di alcuni accertamenti fiscali, sostenendo di non aver mai ricevuto gli avvisi. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la validità delle notifiche, ma ha accolto il ricorso del Contribuente sulla ingiusta condanna alle spese di secondo grado. La Corte d'Appello aveva infatti condannato il Contribuente a pagare le spese legali in favore dell'Amministrazione Finanziaria, nonostante quest'ultima fosse rimasta contumace. La Cassazione ha annullato senza rinvio tale condanna, stabilendo che non si possono liquidare le spese a favore della parte che non ha svolto attività difensiva.
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Servitù coattiva di gasdotto: rimozione dei tubi sulla corte
I Proprietari del Fondo hanno chiesto l'usucapione di una corte comune o, in subordine, la costituzione di una servitù coattiva di gasdotto per mantenere le proprie tubature. I Vicini hanno risposto chiedendo la rimozione dei manufatti. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte d'Appello ha ordinato la rimozione delle tubature, ritenendo tardiva la produzione di un accordo comunale volto a dimostrare che i tubi appartenessero alla società del gas. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei Proprietari del Fondo, confermando l'obbligo di rimozione e la condanna alle spese. La Corte ha chiarito che le prove non vanno ripetute inutilmente se la posizione dei nuovi soggetti integrati è identica a quella delle parti originarie e che i nuovi documenti non possono essere depositati in appello senza giustificato motivo.
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Compensazione pecuniaria per ritardo aereo: il passeggero perde
Un passeggero ha richiesto la compensazione pecuniaria per ritardo aereo dopo che il suo volo ha subito un ritardo superiore a tre ore. La compagnia aerea si è difesa dimostrando che il ritardo era dovuto a un allarme bomba, considerato circostanza eccezionale. I giudici di merito hanno rigettato la domanda del passeggero, condannandolo al pagamento delle spese legali. Il passeggero ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo tra l'altro di aver rinunciato alla domanda principale e contestando l'ammontare delle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la mancata riproposizione di una domanda non equivale a una rinuncia automatica e che le spese processuali erano state liquidate correttamente. Il passeggero perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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