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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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716 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Soccombenza reciproca: quando le spese sono dovute
La Corte di Cassazione è intervenuta in merito alla corretta applicazione della soccombenza reciproca nell'ambito di un sinistro stradale. Un conducente di autocarro, coinvolto in un impatto con un'autovettura, aveva ottenuto in appello il riconoscimento della responsabilità prevalente (90%) della controparte, ma il giudice aveva compensato le spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi riguardanti la ricostruzione della dinamica, poiché attinenti al merito, ma ha accolto il ricorso sulla liquidazione delle spese. È stato stabilito che l'accoglimento parziale di un'unica domanda non configura automaticamente una soccombenza reciproca tale da giustificare la compensazione delle spese senza ulteriori motivazioni.
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Contratto di leasing: limiti e regole processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a una controversia su un contratto di leasing immobiliare. I ricorrenti contestavano la condanna alle spese e la validità di alcune clausole contrattuali. La Suprema Corte ha ribadito che il principio della soccombenza è rimesso alla discrezionalità del giudice di merito e che l'articolo 1525 del Codice Civile, riguardante la vendita con riserva di proprietà, non è applicabile per analogia al contratto di leasing.
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Divisione ereditaria: regole su sorteggio e quote
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una divisione ereditaria in cui i beni sono stati assegnati direttamente dal giudice anziché tramite sorteggio. La ricorrente contestava il progetto divisionale, ma la Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di quote diseguali, l'attribuzione diretta è la procedura corretta secondo l'Art. 729 c.c. Inoltre, è stata confermata la compensazione delle spese legali a causa della soccombenza reciproca e del comportamento processuale della parte che ha ostacolato ingiustificatamente la chiusura della lite.
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Agevolazioni IMU e contratti a canone concordato
Un contribuente ha impugnato un avviso di rettifica relativo all'imposta municipale, rivendicando l'applicazione di Agevolazioni IMU per immobili locati a canone concordato. La pretesa si fondava su una legge del 2008 abrogata da una riforma del 2011. La Corte di Cassazione ha stabilito che i benefici fiscali non costituiscono un diritto quesito e non godono di ultrattività, poiché l'imposta è regolata annualmente. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla condanna alle spese di lite, annullandola in quanto l'ente comunale era rimasto in contumacia nel grado precedente.
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Errore materiale: come correggere le sentenze
La Corte di Cassazione ha accolto un ricorso volto alla rettifica di un errore materiale riscontrato in una precedente ordinanza. Il vizio riguardava una duplicazione ambigua nella liquidazione delle spese di lite nel dispositivo. La Suprema Corte ha chiarito che la procura originaria conferita al difensore rimane valida anche per il procedimento di correzione, in quanto quest'ultimo non costituisce una nuova fase processuale ma un mero incidente volto ad allineare il testo grafico alla reale volontà del magistrato. Non è stata disposta alcuna condanna alle spese per questa fase, data la natura amministrativa del procedimento.
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Distrazione delle spese: guida alla correzione errore
La Corte di Cassazione ha accolto un'istanza di correzione di errore materiale riguardante l'omessa distrazione delle spese in favore dei difensori di una società. Nonostante la società fosse risultata vittoriosa contro il Ministero della Giustizia in un giudizio sull'indennizzo per irragionevole durata di un processo, l'ordinanza precedente non aveva recepito la richiesta dei legali di ricevere direttamente le somme liquidate. La Suprema Corte ha stabilito che tale mancanza può essere sanata tramite la procedura di correzione, ribadendo che la distrazione delle spese deve essere esplicitamente inserita sia nella motivazione che nel dispositivo del provvedimento.
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Compensazione delle spese: quando è illegittima
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente contro la decisione della Corte di Giustizia Tributaria di compensare le spese di lite. Il giudice di merito aveva giustificato la compensazione delle spese citando la complessità della materia, ma la Suprema Corte ha chiarito che tale motivazione è insufficiente. Per derogare al principio di soccombenza servono gravi ed eccezionali ragioni, non ravvisabili in questioni ormai consolidate dalla giurisprudenza, come quelle relative ai rimborsi per eventi sismici.
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Inadempimento contrattuale: prove penali e civili
La Suprema Corte ha confermato la legittimità della risoluzione di un contratto di appalto per la gestione di una discarica a causa di un grave inadempimento contrattuale. La società appaltatrice aveva omesso operazioni fondamentali di compattazione e interramento dei rifiuti, causando pericoli ambientali. La decisione si fonda sull'utilizzo di prove raccolte in sede penale, considerate prove atipiche liberamente valutabili nel processo civile, e sulle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio che ha confermato le negligenze operative della società.
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Demansionamento: risarcimento per svuotamento mansioni
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito riguardante un caso di demansionamento subito da un funzionario bancario. Il lavoratore, pur mantenendo l'inquadramento di quadro direttivo, era stato privato del portafoglio clienti, subendo uno svuotamento delle mansioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale poiché mirava a una rivalutazione dei fatti già esaminati e ha dichiarato inefficace il ricorso incidentale dell'istituto bancario in quanto tardivo.
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Azione revocatoria e spese legali nel rinvio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'**azione revocatoria** promossa per dichiarare inefficaci atti di donazione e comodato. La ricorrente contestava l'interpretazione di un contratto preliminare e la condanna alle spese legali dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove è riservata al merito e che il giudice del rinvio deve rideterminare le spese dell'intero processo in base alla soccombenza finale.
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Concorso di colpa: ignorare le spie riduce i danni
La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione del risarcimento per un proprietario di un veicolo a causa del concorso di colpa. Il danneggiato aveva proseguito la marcia nonostante l'accensione di una spia luminosa, aggravando il danno al motore causato da una riparazione difettosa eseguita da un'officina. La sentenza affronta anche l'inammissibilità di nuovi documenti in appello prodotti contro un produttore automobilistico e la corretta liquidazione delle spese legali in base al valore della controversia.
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Equa riparazione: no all’abuso per ricorsi frazionati
Una società ha agito per ottenere l'equa riparazione a causa dell'eccessiva durata di una procedura fallimentare durata quasi vent'anni. Dopo aver ottenuto un primo indennizzo per gli 11 anni iniziali, la società ha presentato un secondo ricorso per gli ultimi due anni del procedimento. Il Ministero della Giustizia ha contestato tale condotta, sostenendo la formazione del giudicato sul quantum annuo e denunciando un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ministeriale, stabilendo che non vi è abuso se il secondo ricorso riguarda un periodo di ritardo non ancora maturato al momento della prima domanda e che il criterio di calcolo annuo non è soggetto a giudicato.
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Ingiusta detenzione: stop spese legali se lo Stato tace
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel procedimento di riparazione per ingiusta detenzione, il Ministero dell'Economia non può essere condannato al pagamento delle spese legali se non si è costituito in giudizio. Poiché lo Stato non può liquidare l'indennizzo in via extragiudiziale, la necessità di un processo non implica automaticamente la soccombenza dell'amministrazione che rimane inerte. La decisione chiarisce l'applicazione dei criteri civilistici al rimborso delle spese legali in ambito penale.
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Rateizzazione prezzo asta: le regole della Cassazione
Una società di costruzioni, aggiudicataria di lotti mobiliari in una procedura fallimentare, ha impugnato il diniego alla rateizzazione prezzo asta e la successiva decadenza dall'aggiudicazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che il Giudice Delegato possiede il potere di autorizzare il pagamento rateale per giustificati motivi, anche se tale facoltà non è prevista dal bando di gara. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso è stato rigettato poiché la società non ha fornito prove sufficienti e specifiche dei motivi che avrebbero giustificato la dilazione. La Corte ha inoltre confermato che, in caso di cause riunite, la liquidazione delle spese legali può avvenire per ogni singolo giudizio.
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Rimborso spese legali: il diritto del dirigente
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un ex Direttore di un consorzio industriale al rimborso spese legali sostenute per la propria difesa in un giudizio di responsabilità erariale conclusosi con il proscioglimento. Nonostante l'ente ricorrente contestasse la mancanza di un parere preventivo di congruità dell'Avvocatura dello Stato e il mancato gradimento sulla scelta del legale, i giudici hanno stabilito che tali requisiti non sono condizioni di procedibilità per l'azione giudiziaria. Il rimborso spese legali spetta al dirigente pubblico anche qualora il giudice contabile non abbia provveduto alla liquidazione nella sentenza di assoluzione, restando ferma la competenza del giudice ordinario nel valutare la ragionevolezza degli onorari richiesti.
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Soccombenza: quando le spese legali sono dovute
Un professionista legale ha impugnato la revoca di un decreto di liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato, già divenuto definitivo. Il Tribunale ha annullato la revoca ma ha disposto la compensazione delle spese legali motivandola con la mancata comparsa in udienza dell'Amministrazione Pubblica. La Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che il principio di soccombenza deve prevalere: la mancata presenza fisica in udienza della parte che ha comunque resistito non costituisce una grave ed eccezionale ragione per evitare la condanna alle spese.
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Compensazione delle spese: quando è illegittima?
Un professionista legale ha impugnato un provvedimento di liquidazione per difesa d'ufficio. Nonostante l'accoglimento dell'opposizione, il Tribunale aveva disposto la compensazione delle spese di lite motivandola con la mancata resistenza dell'Amministrazione. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la compensazione delle spese è legittima solo in casi tassativi e non può derivare dalla semplice inerzia della controparte o dalla natura della causa se non ricorrono gravi ragioni.
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Compensazione spese legali: no se c’è contumacia
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la compensazione spese legali basandosi esclusivamente sulla contumacia della parte soccombente. Il caso riguardava un avvocato che aveva ottenuto un aumento dei compensi per patrocinio a spese dello Stato, ma si era visto negare il rimborso delle spese di lite dal Tribunale. La Suprema Corte ha ribadito che la contumacia è un comportamento neutro e non rientra tra le gravi ed eccezionali ragioni che permettono di derogare al principio di soccombenza.
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Soccombenza e spese legali: il diritto al rimborso
Un avvocato ha impugnato un decreto di liquidazione per compensi professionali legati a una difesa d'ufficio, ottenendo un aumento degli importi in sede di opposizione. Tuttavia, il Tribunale ha disposto la compensazione delle spese legali, motivando tale scelta con la contumacia dell'Amministrazione resistente, che avrebbe accelerato il processo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo che la soccombenza prevale sulla contumacia: la mancata partecipazione della controparte è un comportamento neutro che non giustifica la perdita del diritto al rimborso delle spese per la parte vittoriosa.
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Compensazione spese giudiziali: guida alla Cassazione
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento derivante da un'iscrizione a ruolo provvisoria. Nonostante l'annullamento dell'atto presupposto e la conseguente cessazione della materia del contendere, i giudici di merito hanno disposto la compensazione spese giudiziali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale scelta, rilevando che la motivazione basata sulla natura provvisoria dell'iscrizione e sull'incertezza giurisprudenziale dell'epoca costituisce una ragione grave ed eccezionale valida ai sensi dell'art. 92 c.p.c.
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