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Art. 873 Codice Civile

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496 provvedimenti

Distanze tra costruzioni: approvazione del piano urbanistico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3939/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di distanze tra costruzioni. In un caso di violazione delle distanze legali, la Corte ha chiarito che la normativa applicabile è quella in vigore al momento dell'approvazione del piano regolatore comunale, e non della sua precedente adozione. Di conseguenza, un piano regolatore approvato dopo l'entrata in vigore del D.M. 1444/1968 deve rispettare la distanza minima di 10 metri, anche se la sua adozione era anteriore. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Sconfinamento costruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi sconfinamento di una costruzione sulla proprietà altrui, anche se di pochi centimetri, è illegittimo e deve essere rimosso. Nell'analizzare un caso di sconfinamento costruzione, la Corte ha chiarito che le normative urbanistiche locali sulle distanze non possono giustificare la violazione del diritto di proprietà. La sentenza di Appello, che aveva negato la rimozione di un garage sconfinante perché considerato una 'ricostruzione', è stata annullata, riaffermando il principio dell'inviolabilità della proprietà privata.
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Rinuncia al ricorso: quando estingue il processo
Una società di spedizioni, condannata in appello a rimuovere fondamenta che invadevano il sottosuolo del vicino, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la violazione delle norme sulla proprietà e sulle distanze. Tuttavia, prima della decisione, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto dell'adesione della controparte, ha dichiarato estinto il giudizio, senza condanna alle spese e senza l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Volume tecnico: la sopraelevazione che non viola le distanze
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per l'innalzamento del tetto, ritenendola una nuova costruzione che violava le distanze legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una modifica di modesta entità, funzionale a esigenze tecniche come coibentazione e consolidamento, e che non crea un vano abitabile, costituisce un mero volume tecnico irrilevante ai fini delle distanze tra edifici.
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Distanze legali: usucapione e onere della prova
Una società immobiliare, citata in giudizio per aver violato le distanze legali nella costruzione di un edificio e di altre opere, ha perso la causa perché non è riuscita a provare di aver acquisito per usucapione il diritto a mantenere tali opere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di dimostrare con certezza la data di inizio del possesso ventennale necessario per l'usucapione grava interamente su chi invoca tale diritto. L'incertezza sulla data di completamento delle opere ha reso impossibile accogliere l'eccezione, portando alla condanna al risarcimento dei danni.
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Distanze legali ricostruzione: la Cassazione decide
Una controversia tra due proprietarie confinanti riguardante le distanze legali nella ricostruzione di un edificio è al centro di una recente ordinanza della Cassazione. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla proprietaria dell'edificio preesistente, contestando la violazione delle distanze. Tuttavia, la Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che deve essere applicata una nuova norma più permissiva (introdotta dal D.L. 76/2020), entrata in vigore dopo la sentenza d'appello. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce delle nuove regole sulle distanze legali ricostruzione.
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Distanze tra costruzioni: quando è reato penale
Un proprietario è stato condannato per un reato edilizio relativo alle distanze tra costruzioni. Dopo aver demolito e ricostruito un immobile, non ha rispettato la distanza minima di 10 metri dall'edificio vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che le normative nazionali sulle distanze (D.M. 1444/1968) sono inderogabili e prevalgono sui regolamenti locali. La Corte ha inoltre sottolineato che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Legittimazione attiva e perdita della proprietà
Una controversia sulle distanze tra edifici si trasforma in un caso sulla legittimazione attiva quando i proprietari dell'immobile in contestazione ne perdono la titolarità a favore del Comune durante il processo. La Corte d'Appello aveva respinto il gravame per carenza di legittimazione, ma la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e meritevole di trattazione in pubblica udienza, data la pendenza di giudizi amministrativi per l'annullamento dell'atto di acquisizione.
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Disapplicazione Atto Amministrativo: Distanze Legali
Una società edilizia ha costruito un immobile a una distanza inferiore a quella legale rispetto a un'altra proprietà, basandosi su un piano urbanistico comunale. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha stabilito il potere del giudice civile di disapplicazione atto amministrativo quando questo viola norme superiori, come quelle sulle distanze tra edifici. La Corte ha chiarito che tali norme tutelano interessi pubblici (igiene e sicurezza) e non possono essere derogate da un atto amministrativo locale che non persegua un'effettiva finalità di riassetto urbanistico di un'area estesa.
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Distanze tra costruzioni: quando si applica l’art. 907
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia verteva su un muro e una terrazza realizzati a distanza inferiore a quella legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito l'inapplicabilità di deroghe in assenza di costruzioni in aderenza.
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Distanza tra costruzioni: la regola della frontistanza
Una controversia tra proprietari confinanti riguardo una sopraelevazione e opere nel sottosuolo. La Corte di Cassazione cassa la decisione d'appello, chiarendo che la regola della distanza tra costruzioni di 10 metri si applica solo in presenza del requisito di 'frontistanza', ovvero quando le pareti dei due edifici si fronteggiano, anche solo parzialmente. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando in concreto tale presupposto. Viene inoltre ribadito che la rinuncia a una servitù deve avvenire per iscritto e non può essere presunta.
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Distanze tra costruzioni: il muro di contenimento
La Corte di Cassazione affronta un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a causa di un muro di contenimento. La sentenza stabilisce che un muro che sostiene un terrapieno artificiale è una 'costruzione' a tutti gli effetti e deve rispettare le normative. Viene inoltre affermata la nullità di qualsiasi accordo privato che deroghi alle norme inderogabili del piano regolatore locale, in quanto poste a tutela dell'interesse pubblico.
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Principio di prevenzione e distanze: il ruolo dell’usucapione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che il principio di prevenzione in materia di distanze tra edifici non si applica se uno dei proprietari ha acquisito per usucapione il diritto di mantenere il proprio immobile a una distanza inferiore a quella legale. In questo caso, chi costruisce successivamente non può avvalersi della prevenzione ma deve arretrare la propria costruzione per rispettare la distanza complessiva tra i fabbricati.
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Impianti eolici e distanze: prevale la pubblica utilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 696/2024, ha respinto il ricorso di una proprietaria che lamentava la violazione delle distanze legali da parte di una torre eolica. La Corte ha stabilito che gli impianti eolici sono qualificati dalla legge come opere di pubblica utilità. Di conseguenza, il vicino non può chiederne la rimozione ma ha diritto a un'indennità, assimilabile a quella per espropriazione, per il pregiudizio subito.
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Distanza tra costruzioni: quando una porta è veduta?
Una società immobiliare ha citato in giudizio i vicini, chiedendo l'arretramento della loro costruzione per violazione della distanza tra costruzioni, sostenendo che una grande porta sul proprio capannone costituisse una 'veduta'. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che una porta non può essere qualificata come veduta, a meno che la sua struttura specifica non consenta di affacciarsi e guardare sul fondo altrui (come una porta-finestra). Di conseguenza, la norma che impone una distanza di 10 metri per le 'pareti finestrate' non era applicabile al caso di specie.
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Distanze tra costruzioni: area pubblica non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 337/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di distanze tra costruzioni. Il caso riguardava una scala esterna costruita in violazione delle norme. I proprietari sostenevano che la successiva cessione dell'area intermedia al Comune, destinata a verde pubblico, rendesse inapplicabili tali norme. La Corte ha rigettato il ricorso, precisando che l'esenzione prevista dall'art. 879 c.c. vale solo se l'area interposta è una via o una piazza pubblica, e non una generica area di proprietà comunale come un parco o un parcheggio.
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Distanze costruzioni: la piscina va arretrata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla demolizione di una piscina e del relativo muro di contenimento costruiti in violazione delle distanze dal confine. La sentenza chiarisce che una piscina, anche se parzialmente interrata ma dotata di solidità e stabilità, rientra nella nozione di 'costruzione' ai fini del rispetto delle distanze legali. Le norme locali possono solo aumentare tali distanze, non derogare alla definizione civilistica. Pertanto, le eccezioni previste dal piano urbanistico comunale per piscine 'inserite nella morfologia del terreno' non si applicano a strutture realizzate con terrapieni artificiali e opere in cemento armato, che devono rispettare le norme sulle distanze costruzioni.
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Presunzione demanialità strada: quando si applica?
La Corte di Cassazione conferma che una strada, anche se non inserita negli elenchi comunali, si presume pubblica se funge da traversa di una via pubblica. Questa presunzione demanialità strada esonera i proprietari frontisti dal rispetto delle distanze legali tra costruzioni. La Corte ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano la demolizione di una costruzione vicina, poiché non sono riusciti a fornire la prova contraria sulla natura privata della stradella interposta.
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Distanze legali: un balcone è sempre costruzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 239/2024, ha chiarito che, ai fini del rispetto delle distanze legali, un balcone va sempre considerato come 'costruzione'. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che sostenevano la natura di 'camminamento' della loro opera, affermando che ciò che conta è lo stato di fatto dell'immobile al momento della decisione, rendendo irrilevanti sia i permessi di costruire ottenuti sia eventuali future modifiche per sanare l'illecito.
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Distanze legali: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante le distanze legali tra costruzioni. La parte ricorrente lamentava un errato metodo di misurazione (radiale anziché lineare) da parte del consulente tecnico, ma non ha specificato nel ricorso i passaggi della consulenza che avrebbero provato tale errore. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso devono essere specifici e autosufficienti, non potendo limitarsi a censure generiche.
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