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Art. 873 Codice Civile

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496 provvedimenti

Sagoma edificio: chiudere una terrazza è nuova costruzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la chiusura di una terrazza preesistente, con l'aggiunta di pareti vetrate e copertura, costituisce una nuova costruzione e non rientra nel concetto di sagoma edificio preesistente. Tale intervento, aumentando il volume e modificando il profilo dell'immobile, deve rispettare le distanze minime dal confine previste dai regolamenti locali. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, applicando erroneamente il principio del "vuoto per pieno", aveva ritenuto l'opera legittima.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di violazione delle distanze tra costruzioni a seguito della demolizione e ricostruzione di un immobile. La controversia riguardava anche il rifacimento di un impianto fognario condiviso. La Corte ha stabilito che il giudice di merito deve individuare d'ufficio la normativa applicabile in tema di distanze, anche se non indicata dalla parte. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello perché non aveva specificato quale norma fosse stata violata né aveva approfondito la natura dell'intervento edilizio. Infine, ha affermato il principio secondo cui le spese per opere necessarie alla conservazione di una servitù vanno ripartite tra i proprietari dei fondi in base ai rispettivi vantaggi.
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Distanze legali: i patti privati non derogano i PRG
La Corte di Cassazione chiarisce che gli accordi privati non possono prevalere sulle norme imperative dei Piani Regolatori in materia di distanze legali. Un proprietario, che aveva sopraelevato un edificio basandosi su un accordo con il vicino e sul principio di prevenzione, si è visto accogliere la richiesta di demolizione. La Corte ha ribadito che le normative urbanistiche locali, poste a tutela dell'interesse pubblico, non sono derogabili dalla volontà dei singoli, annullando la decisione precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Distanze tra costruzioni: DM 1444/68 si applica sempre
In una lunga disputa tra proprietari confinanti, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di distanze tra costruzioni. La Corte ha sentenziato che la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate, prevista dal D.M. 1444/1968, si applica direttamente anche quando i piani regolatori locali sono silenti o prevedono solo l'inedificabilità, come in una zona agricola. Inoltre, ha ribadito che in caso di violazione delle norme edilizie e antisismiche, il rimedio principale è il ripristino della situazione originaria (demolizione o arretramento) e non il semplice risarcimento del danno, a tutela del diritto di proprietà e della sicurezza pubblica. La sentenza di merito è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Muro di confine: quando si può sopraelevare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19606/2025, interviene su una lite tra vicini relativa alla proprietà e sopraelevazione di un muro di confine. La Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di sopraelevare un muro comune è la regola, a meno che non si provi la sua funzione di contenimento di un terrapieno artificiale. Ha inoltre ribadito che anche un gazebo stabile è una 'costruzione' soggetta alle distanze legali e che le autocertificazioni non hanno valore di prova nelle cause tra privati.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una controversia sulle distanze tra costruzioni arriva in Cassazione. La Corte annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici si erano limitati a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi del gravame. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Distanze legali: estinzione del giudizio in Cassazione
Una complessa controversia immobiliare riguardante la violazione delle distanze legali tra costruzioni confinanti è giunta in Cassazione. La lite, iniziata con domande reciproche di demolizione, si è conclusa inaspettatamente con una declaratoria di estinzione del giudizio. Le parti, infatti, hanno presentato una rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, portando la Suprema Corte a chiudere il procedimento senza una decisione nel merito, lasciando così definitiva la sentenza d'appello.
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Requisiti del ricorso: Cassazione e onere dei fatti
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a una controversia sulle distanze tra edifici, sostenendo che una ristrutturazione fosse in realtà una nuova costruzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma perché l'atto non rispettava i requisiti del ricorso, omettendo una chiara e completa esposizione dei fatti di causa, un onere fondamentale per chi si rivolge al giudice di legittimità.
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Danno a immobile abusivo: risarcimento negato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di richiesta di risarcimento per danni a un edificio, causati da scavi su un terreno confinante. Il proprietario del terreno su cui sono stati eseguiti gli scavi si era difeso sostenendo che l'immobile danneggiato fosse abusivo. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento, stabilendo due principi chiave: in primo luogo, la motivazione di una sentenza d'appello che si limita a confermare la precedente senza un'analisi critica è solo "apparente" e quindi nulla; in secondo luogo, ha ribadito che il danno a immobile abusivo non è risarcibile, poiché un bene illegale non possiede un valore di mercato tutelabile dall'ordinamento giuridico e il danno non può essere considerato "ingiusto".
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Distanze tra costruzioni: muro e terrapieno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un muro di sostegno per un terrapieno deve essere considerato a tutti gli effetti una 'costruzione' e, come tale, è tenuto al rispetto delle distanze legali previste dai regolamenti locali. Nel caso esaminato, i proprietari di un fondo avevano edificato un muro in violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni, sostenendo che queste si applicassero solo agli 'edifici'. La Corte ha respinto questa interpretazione, affermando che la nozione di costruzione è ampia e include qualsiasi manufatto stabile. È stata inoltre respinta la domanda riconvenzionale per una servitù di passaggio, poiché mirava a legalizzare un'opera illegittima e il fondo non risultava comunque intercluso.
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Distanze legali costruzioni: la delibera è valida?
Una società edilizia, appellandosi a una delibera comunale permissiva, ha visto il suo ricorso respinto dalla Cassazione in una controversia sulle distanze legali costruzioni. La Corte ha ribadito che i regolamenti nazionali (DM 1444/1968) prevalgono sulle norme locali meno restrittive, che non hanno completato l'iter di approvazione regionale. Di conseguenza, la nuova costruzione deve essere arretrata per rispettare le distanze minime imposte dalla legge nazionale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Litisconsorzio necessario e opere su parti comuni
Una proprietaria cita in giudizio il vicino per lavori di sopraelevazione del tetto che le ostruiscono la vista. Sebbene i tribunali di merito le diano ragione, la Corte di Cassazione annulla tutto. La ragione risiede nel principio del litisconsorzio necessario: poiché i lavori hanno interessato il tetto, una parte comune, la causa doveva essere intentata contro tutti i condomini, non solo contro il singolo proprietario. La mancata citazione di tutti i comproprietari ha reso nullo l'intero processo, che dovrà ricominciare da capo.
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Impossibilità giuridica demolizione: limiti all’opposizione
La Corte di Appello di Bologna ha rigettato un appello riguardante un'opposizione all'esecuzione forzata di una demolizione. Gli appellanti sostenevano l'impossibilità giuridica della demolizione a causa di normative urbanistiche sulle distanze tra edifici. La Corte ha stabilito che tale questione non può essere sollevata in sede di opposizione all'esecuzione, poiché attiene al merito della decisione già passata in giudicato. La competenza a valutare le modalità esecutive, inclusa l'eventuale esecuzione per equivalente, spetta al Giudice dell'Esecuzione. Di conseguenza, l'appello è stato respinto e gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Interesse ad agire: accordo esecutivo lo fa venir meno
Un proprietario agisce in giudizio per la demolizione di un muro illegittimo, nonostante un precedente ordine di demolizione e un successivo accordo transattivo sulla sua esecuzione. Il Tribunale rigetta la domanda per carenza di interesse ad agire, poiché l'attore non otterrebbe alcuna utilità pratica aggiuntiva da una nuova pronuncia, avendo già gli strumenti per ottenere il risultato desiderato.
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Nuova costruzione: quando la ristrutturazione viola le distanze
La Corte d'Appello di Roma conferma la condanna di una società ad arretrare un edificio realizzato in violazione delle distanze legali. La sentenza chiarisce che un intervento edilizio, anche se definito ristrutturazione, si qualifica come nuova costruzione se comporta un aumento della volumetria preesistente. In tal caso, l'opera deve rispettare le normative sulle distanze tra edifici. Viene invece respinta la domanda relativa alla servitù di veduta per mancanza di prova del titolo di acquisto del diritto.
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Distanze tra costruzioni: chi paga i danni?
Una causa per violazione delle distanze tra costruzioni si conclude con una sentenza complessa: il Tribunale accerta una violazione reciproca da parte di entrambi i proprietari confinanti. Di conseguenza, rigetta la richiesta di risarcimento danni e ordina a entrambe le parti di chiudere le aperture irregolari. Il progettista dell'opera più recente viene ritenuto responsabile e condannato a manlevare i propri clienti dai costi. Tuttavia, la sua compagnia assicurativa non è tenuta a pagare, poiché il professionista era a conoscenza della violazione prima di stipulare la polizza, configurando una reticenza che rende il contratto inefficace.
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