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Art. 873 Codice Civile — Anno 2024

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100 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Legittimazione attiva e perdita della proprietà
Una controversia sulle distanze tra edifici si trasforma in un caso sulla legittimazione attiva quando i proprietari dell'immobile in contestazione ne perdono la titolarità a favore del Comune durante il processo. La Corte d'Appello aveva respinto il gravame per carenza di legittimazione, ma la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e meritevole di trattazione in pubblica udienza, data la pendenza di giudizi amministrativi per l'annullamento dell'atto di acquisizione.
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Disapplicazione Atto Amministrativo: Distanze Legali
Una società edilizia ha costruito un immobile a una distanza inferiore a quella legale rispetto a un'altra proprietà, basandosi su un piano urbanistico comunale. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha stabilito il potere del giudice civile di disapplicazione atto amministrativo quando questo viola norme superiori, come quelle sulle distanze tra edifici. La Corte ha chiarito che tali norme tutelano interessi pubblici (igiene e sicurezza) e non possono essere derogate da un atto amministrativo locale che non persegua un'effettiva finalità di riassetto urbanistico di un'area estesa.
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Distanze tra costruzioni: quando si applica l’art. 907
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia verteva su un muro e una terrazza realizzati a distanza inferiore a quella legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito l'inapplicabilità di deroghe in assenza di costruzioni in aderenza.
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Principio di prevenzione e distanze: il ruolo dell’usucapione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che il principio di prevenzione in materia di distanze tra edifici non si applica se uno dei proprietari ha acquisito per usucapione il diritto di mantenere il proprio immobile a una distanza inferiore a quella legale. In questo caso, chi costruisce successivamente non può avvalersi della prevenzione ma deve arretrare la propria costruzione per rispettare la distanza complessiva tra i fabbricati.
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Impianti eolici e distanze: prevale la pubblica utilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 696/2024, ha respinto il ricorso di una proprietaria che lamentava la violazione delle distanze legali da parte di una torre eolica. La Corte ha stabilito che gli impianti eolici sono qualificati dalla legge come opere di pubblica utilità. Di conseguenza, il vicino non può chiederne la rimozione ma ha diritto a un'indennità, assimilabile a quella per espropriazione, per il pregiudizio subito.
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Distanza tra costruzioni: quando una porta è veduta?
Una società immobiliare ha citato in giudizio i vicini, chiedendo l'arretramento della loro costruzione per violazione della distanza tra costruzioni, sostenendo che una grande porta sul proprio capannone costituisse una 'veduta'. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che una porta non può essere qualificata come veduta, a meno che la sua struttura specifica non consenta di affacciarsi e guardare sul fondo altrui (come una porta-finestra). Di conseguenza, la norma che impone una distanza di 10 metri per le 'pareti finestrate' non era applicabile al caso di specie.
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Distanze tra costruzioni: area pubblica non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 337/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di distanze tra costruzioni. Il caso riguardava una scala esterna costruita in violazione delle norme. I proprietari sostenevano che la successiva cessione dell'area intermedia al Comune, destinata a verde pubblico, rendesse inapplicabili tali norme. La Corte ha rigettato il ricorso, precisando che l'esenzione prevista dall'art. 879 c.c. vale solo se l'area interposta è una via o una piazza pubblica, e non una generica area di proprietà comunale come un parco o un parcheggio.
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Distanze costruzioni: la piscina va arretrata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla demolizione di una piscina e del relativo muro di contenimento costruiti in violazione delle distanze dal confine. La sentenza chiarisce che una piscina, anche se parzialmente interrata ma dotata di solidità e stabilità, rientra nella nozione di 'costruzione' ai fini del rispetto delle distanze legali. Le norme locali possono solo aumentare tali distanze, non derogare alla definizione civilistica. Pertanto, le eccezioni previste dal piano urbanistico comunale per piscine 'inserite nella morfologia del terreno' non si applicano a strutture realizzate con terrapieni artificiali e opere in cemento armato, che devono rispettare le norme sulle distanze costruzioni.
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Presunzione demanialità strada: quando si applica?
La Corte di Cassazione conferma che una strada, anche se non inserita negli elenchi comunali, si presume pubblica se funge da traversa di una via pubblica. Questa presunzione demanialità strada esonera i proprietari frontisti dal rispetto delle distanze legali tra costruzioni. La Corte ha rigettato il ricorso di due proprietari che chiedevano la demolizione di una costruzione vicina, poiché non sono riusciti a fornire la prova contraria sulla natura privata della stradella interposta.
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Distanze legali: un balcone è sempre costruzione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 239/2024, ha chiarito che, ai fini del rispetto delle distanze legali, un balcone va sempre considerato come 'costruzione'. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari che sostenevano la natura di 'camminamento' della loro opera, affermando che ciò che conta è lo stato di fatto dell'immobile al momento della decisione, rendendo irrilevanti sia i permessi di costruire ottenuti sia eventuali future modifiche per sanare l'illecito.
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Distanze legali: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante le distanze legali tra costruzioni. La parte ricorrente lamentava un errato metodo di misurazione (radiale anziché lineare) da parte del consulente tecnico, ma non ha specificato nel ricorso i passaggi della consulenza che avrebbero provato tale errore. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso devono essere specifici e autosufficienti, non potendo limitarsi a censure generiche.
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Ricorso in Cassazione: l’errore che lo rende nullo
Una disputa sulle distanze legali tra edifici si conclude in Cassazione con una dichiarazione di improcedibilità. La Corte Suprema ha stabilito che il ricorso in Cassazione è nullo se il ricorrente, pur dichiarando l'avvenuta notifica della sentenza d'appello, non deposita la copia autentica munita della relata di notifica. Questo adempimento è essenziale per consentire alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione. La mancanza di tale documento, non sanabile, ha reso inevitabile la condanna alle spese per i ricorrenti.
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Distanze legali: chi costruisce per primo decide
Una controversia sulle distanze legali tra due proprietà confinanti. La Corte d'Appello aveva stabilito che, in base al principio di prevenzione, chi costruisce per secondo deve arretrare la propria costruzione per rispettare la distanza di 10 metri, specialmente in presenza di finestre fronteggianti. Il giudizio in Cassazione si è estinto per rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, consolidando di fatto la decisione di merito.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene in un caso di vicinato riguardante le distanze tra costruzioni, aperture e sopraelevazioni. Con ordinanza, ha cassato la decisione d'appello, stabilendo due principi fondamentali: 1) una veduta aperta a distanza illegale va rimossa anche in presenza di un muro divisorio intermedio; 2) il giudice deve sempre pronunciarsi sulla richiesta di regolarizzare le luci non conformi, pena l'omessa pronuncia. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Distanze legali: quando si può costruire sul confine?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti delle deroghe alle distanze legali previste dai regolamenti comunali. In un caso riguardante una tettoia costruita in aderenza a un muro sul confine, la Corte ha stabilito che l'eccezione che consente di costruire in presenza di una parete preesistente si applica solo se tale parete si trova sul fondo del vicino, e non se è stata realizzata dallo stesso proprietario che intende poi edificarvi contro. Di conseguenza, la tettoia è stata considerata illegittima e ne è stato ordinato l'arretramento alla distanza legale di 5 metri dal confine.
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Distanze tra costruzioni: avanzare anziché demolire
In una controversia sulle distanze tra costruzioni, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale. Un proprietario aveva costruito a 15 cm dal confine, violando le norme locali che imponevano una distanza di 5 metri o la costruzione sul confine stesso. La Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione. La Cassazione, invece, ha annullato tale decisione, affermando che il giudice deve sempre valutare l'alternativa di conformare l'opera avanzando la costruzione fino al confine, qualora le norme lo permettano. Questa opzione non costituisce una domanda nuova e può essere considerata anche in appello. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Soccombenza virtuale: Cassazione chiarisce le spese
In una causa per violazione delle distanze legali, la demolizione del manufatto in corso di giudizio ha portato alla cessazione della materia del contendere. La Cassazione ha chiarito che il principio di soccombenza virtuale non può giustificare l'addebito totale delle spese legali a una parte, se la domanda di risarcimento danni della controparte è stata costantemente respinta. Tale rigetto configura una soccombenza reciproca parziale, imponendo una nuova valutazione sulla compensazione delle spese.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Un proprietario immobiliare ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto relativo al calcolo dei termini per l'usucapione di una costruzione. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio deve essere un errore di percezione sugli atti del giudizio di legittimità, non un riesame della valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito.
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Distanze legali costruzioni: il gazebo è escluso?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la questione delle distanze legali costruzioni in relazione a un gazebo. La Corte ha stabilito che una struttura non fissa, rimovibile e con funzione di arredo temporaneo non può essere classificata come 'nuova costruzione'. Pertanto, non è soggetta alle normative sulle distanze minime dai confini. Il ricorso dei vicini, che lamentavano anche la pericolosità di un serbatoio di gas dismesso e un errato scolo delle acque, è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Servitù di passaggio: i limiti della prova testimoniale
Una società costruttrice veniva citata in giudizio per aver ecceduto i limiti di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31778/2024, ha rigettato i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: la prova testimoniale non può creare o modificare una servitù (che richiede un atto scritto), ma è ammissibile per chiarire le modalità pratiche con cui le parti originarie avevano concordato di esercitarla, soprattutto se l'atto costitutivo è generico. La decisione bilancia il rigore formale con le esigenze pratiche di esecuzione del diritto.
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