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Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Terza Civile

8 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Immissioni rumorose: risarcito il vicino ma salva la presidente
I proprietari di un appartamento hanno fatto causa a un'associazione culturale situata nel locale sottostante per via di forti rumori notturni causati dalla musica. La Corte d'appello ha vietato l'attività musicale fino all'insonorizzazione e ha condannato l'associazione e la sua rappresentante legale, in proprio, al risarcimento dei danni. La Cassazione ha confermato l'intollerabilità delle immissioni rumorose e la risarcibilità del danno al riposo e alla vita familiare, anche in assenza di una malattia medica provata. Tuttavia, accogliendo il ricorso della rappresentante, la Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità personale dell'amministratore di un'associazione non riconosciuta è sussidiaria. Di conseguenza, ha annullato la condanna personale della rappresentante, confermando solo quella dell'associazione.
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Movida e rumore: confermata la Responsabilità del Comune per immissioni
La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità del Comune per immissioni di rumore intollerabili provenienti da una strada pubblica. Il caso riguardava i disagi subiti da due residenti a causa degli schiamazzi notturni degli avventori di locali pubblici. Secondo la Corte, il Comune, in qualità di proprietario della strada, ha il dovere di gestirla in modo da non ledere i diritti fondamentali dei cittadini, come la salute e la quiete. Questo obbligo deriva dal principio generale di non danneggiare gli altri ('neminem laedere') e non richiede una norma specifica che imponga la vigilanza. Di conseguenza, il Comune può essere condannato a prendere provvedimenti per ridurre il rumore e a risarcire i danni subiti dai residenti.
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Danno da immissioni: risarcimento senza danno biologico
Dei cittadini hanno citato in giudizio un'azienda per le intollerabili emissioni maleodoranti provenienti dal suo impianto di compostaggio. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, ritenendo non provato un danno alla salute. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il **danno da immissioni** è risarcibile anche quando lede il diritto al normale svolgimento della vita familiare e alla piena esplicazione delle abitudini quotidiane, senza la necessità di un danno biologico documentato. La prova di tale pregiudizio può essere fornita anche tramite presunzioni. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento danno idrico: la Cassazione decide
Un cittadino cita in giudizio una società di fornitura idrica per una prolungata interruzione del servizio. Dopo una prima vittoria, la Corte d'Appello nega il risarcimento per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che il danno non patrimoniale derivante dalla mancanza di un bene essenziale come l'acqua può essere provato anche tramite presunzioni. L'ordinanza chiarisce i criteri per ottenere il risarcimento danno idrico, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Cronaca giudiziaria: limiti e onere della prova
Un magistrato ha citato in giudizio per diffamazione un giornalista e la sua casa editrice per un articolo relativo a un'azione di responsabilità civile promossa contro lo Stato a causa della sua condotta. Le corti di merito hanno respinto la domanda, ritenendo l'articolo un legittimo esercizio del diritto di cronaca giudiziaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso del magistrato inammissibile per motivi procedurali, ribadendo che la valutazione dei requisiti della cronaca giudiziaria (verità, pertinenza e continenza) è riservata al giudice di merito se adeguatamente motivata.
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Comodato precario e rilascio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'area comunale concessa in uso a una comunità. La Suprema Corte ha confermato la natura di comodato precario del contratto, legittimando la richiesta di rilascio immediato da parte del Comune. L'ordinanza chiarisce che l'assenza di un termine specifico e la natura emergenziale dell'accordo prevalgono sulle esigenze abitative degli occupanti, rendendo il ricorso di questi ultimi inammissibile.
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Danno esistenziale: no al risarcimento senza prova
A seguito di una frana, alcuni proprietari terrieri hanno citato in giudizio una vicina, chiedendo sia il risarcimento per i danni materiali sia per il danno esistenziale, derivante dalla paura di nuovi smottamenti. I tribunali di primo e secondo grado avevano concesso il risarcimento per entrambe le voci di danno. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione riguardo al danno esistenziale. La Suprema Corte ha ribadito che tale tipo di danno non può essere considerato automatico (in re ipsa), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. La semplice paura o il timore non sono sufficienti se non si dimostra un concreto e grave peggioramento della qualità della vita. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Diritto di cronaca: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta diffamazione a mezzo stampa, originato da articoli pubblicati su un noto quotidiano. Il ricorrente, dopo aver visto la sua richiesta di risarcimento respinta in Appello, ha adito la Suprema Corte. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge. La decisione sottolinea come il dibattito sui limiti del diritto di cronaca non possa trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito.
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