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art. 75, comma 2, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

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76 provvedimenti

Diritto di partecipazione dell’imputato detenuto
Un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale ricorre in Cassazione lamentando la violazione del suo diritto a partecipare all'udienza d'appello. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che il diritto di partecipazione dell'imputato detenuto è subordinato a una richiesta tempestiva, presentata entro un termine perentorio. Una richiesta tardiva, come nel caso di specie, non invalida il procedimento svoltosi con rito cartolare.
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Custodia cautelare: quando si applica sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per pene previste inferiori a tre anni, qualora sia disposta in aggravamento di una misura precedente violata dall'imputato. La sentenza chiarisce che la regola generale che vieta il carcere per pene lievi trova un'eccezione fondamentale nella necessità di sanzionare la trasgressione delle prescrizioni cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del Riesame che aveva sostituito misure più lievi con la detenzione.
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Associazione abituale: non basta un solo incontro
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale, precisando che il reato di associazione abituale con pregiudicati non può essere configurato sulla base di un singolo e isolato episodio. La Corte ha stabilito che, per la sussistenza del reato, è necessaria la prova di una condotta ripetuta nel tempo, che dimostri una frequentazione seriale e non occasionale. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente a tale capo d'accusa, con rideterminazione della pena complessiva per le altre violazioni.
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Motivazione apparente: annullata condanna per violazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio della motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano adeguatamente considerato né risposto alle specifiche argomentazioni difensive presentate dall'imputato, limitandosi a formule generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale. La Corte ribadisce che per la resistenza non conta l'effettiva intimidazione dell'agente e per la violazione degli obblighi è sufficiente il dolo generico, ritenendo il ricorso un mero tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Sorveglianza speciale: annullata condanna per assenza
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si basa sul principio che, dopo un lungo periodo di detenzione, la misura di prevenzione si considera sospesa fino a una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale valutazione, gli obblighi non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: stop senza nuova valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui dopo un periodo di detenzione, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere riattivata automaticamente. È necessaria una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale verifica, le prescrizioni non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: quando c’è abitualità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il caso verteva sulla frequentazione di un pregiudicato, e la Corte ha stabilito che, per integrare il requisito dell'abitualità, è sufficiente che l'atto di accusa menzioni gli episodi precedenti, anche se indica come data di commissione del reato solo quella dell'ultimo incontro. Questa modalità non viola il diritto di difesa né il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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Pericolosità sociale: quando va rivalutata la misura?
La Cassazione chiarisce che un ritardo di un anno tra l'applicazione e l'esecuzione di una misura di prevenzione non impone una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto, se questi non era detenuto. La violazione degli obblighi è un reato istantaneo.
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Tenuità del fatto: non applicabile a reati abituali
La Corte di Cassazione ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p., non può essere applicata in presenza di un comportamento abituale. Nel caso specifico, un individuo era stato assolto in primo grado per cinque episodi di evasione, ma la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, sottolineando come i numerosi episodi e i precedenti specifici configurassero un'abitualità ostativa al beneficio. Tuttavia, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che per questo reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di violare le prescrizioni. Inoltre, ha confermato la decisione di non applicare la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, data la gravità del comportamento e i precedenti del soggetto, che dimostravano totale indifferenza alle regole imposte.
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Dimenticanza obbligo sorveglianza: non esclude il dolo
Un individuo sotto sorveglianza speciale ha violato l'obbligo di presentazione, adducendo come scusa la semplice dimenticanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la dimenticanza dell'obbligo di sorveglianza non è sufficiente a escludere il dolo. Per la configurazione del reato, è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza dell'obbligo e la volontà di non adempierlo, anche se derivante da una mancata organizzazione personale.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La richiesta è stata respinta perché la violazione di una misura di prevenzione non è stata ritenuta di lieve entità e, soprattutto, la condotta non era occasionale, come dimostrato da una successiva condanna definitiva per un reato analogo. Questo comportamento evidenzia una propensione a disattendere le prescrizioni dell'Autorità, incompatibile con il beneficio richiesto.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze e la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione di prescrizioni imposte. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello, senza contestare efficacemente la motivazione della sentenza impugnata riguardo la volontarietà della condotta e l'impossibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità del comportamento del reo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Condotta abituale: no alla non punibilità per evasione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione. La richiesta di applicare la non punibilità per tenuità del fatto viene respinta a causa della condotta abituale dell'imputato, desunta dai suoi precedenti penali specifici, che prevale sulla minima distanza dell'allontanamento.
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Comportamento abituale: niente non punibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna. La Corte ha stabilito che la presenza di numerosi precedenti penali per reati della stessa indole qualifica un comportamento abituale, escludendo così la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
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