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Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 — Anno 2024

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217 provvedimenti

Altri anni per Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

Ricorso inammissibile: come si determina la pena?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro la rideterminazione della pena per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha ritenuto l'appello manifestamente infondato, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente applicato i criteri legali e fornito una motivazione adeguata e logica per la quantificazione della condanna, in linea con i principi delle Sezioni Unite. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso cassazione: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità dei ricorsi presentati da diversi imputati e dal Procuratore Generale in un caso di traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, sottolineando che non è possibile richiedere alla Suprema Corte una nuova valutazione dei fatti o delle prove. L'analisi del caso chiarisce le ragioni dell'inammissibilità ricorso cassazione, come la rinuncia a motivi in appello e la proposizione di censure di merito.
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Ricorso inammissibile per intercettazioni: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'imputato contestava la sua identificazione in alcune intercettazioni, ma la Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e non supportati da prove concrete, confermando il valore del riconoscimento vocale effettuato dagli inquirenti e la necessità di argomentazioni specifiche per poter impugnare un provvedimento.
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Associazione a delinquere: quando scatta la misura?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aveva revocato la custodia cautelare a un indagato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che fornire supporto logistico al clan, come custodire proventi illeciti o mettere a disposizione immobili per riunioni, costituisce un grave indizio di partecipazione e non una mera disponibilità personale, giustificando così la misura cautelare.
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Associazione per delinquere: prova anche con breve durata
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione per delinquere di un soggetto partecipe per meno di due mesi a un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti. Anche una breve partecipazione è sufficiente se l'individuo è inserito in una struttura organizzata stabile, con ruoli definiti e un protocollo operativo, come la turnazione periodica dei membri. Decisivo il fatto che l'imputato avesse addestrato il suo sostituto prima di partire.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione e la custodia
Un individuo, indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso contro l'ordinanza di custodia in carcere, sostenendo la mancanza di attualità del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il pericolo non va inteso come imminenza di un nuovo reato, ma come continuità della pericolosità criminale. I successivi arresti del soggetto per reati analoghi sono stati considerati prova di un persistente inserimento nel circuito criminale, giustificando così la misura cautelare più grave.
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Giudice dell’esecuzione: limiti all’aumento di pena
Un condannato ha contestato l'aumento di pena per un reato in continuazione, sostenendo che il giudice dell'esecuzione avesse ignorato una precedente decisione più favorevole. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il divieto di peggiorare la pena in fase esecutiva vale solo rispetto alla sentenza di condanna originale, non rispetto a precedenti calcoli effettuati da un altro giudice dell'esecuzione.
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Carenza di interesse: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'aggravamento della misura cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché, durante il procedimento, un altro giudice aveva già ripristinato la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, rendendo di fatto inutile la prosecuzione del ricorso.
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Associazione a delinquere stupefacenti: il ruolo conta?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di partecipazione ad un'associazione a delinquere stupefacenti. L'indagato sosteneva di avere un ruolo marginale, ma la Corte ha confermato la misura cautelare, sottolineando che anche compiti di 'basso profilo', se inseriti stabilmente e funzionalmente nella struttura dell'organizzazione, sono sufficienti a configurare la partecipazione al reato associativo.
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Associazione di tipo mafioso: non basta il narcotraffico
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro la decisione di un Tribunale del Riesame che aveva annullato una misura cautelare per associazione di tipo mafioso. Secondo i giudici, per configurare il reato non basta il controllo di una piazza di spaccio, ma serve la prova di un dominio territoriale esteso ad altri settori, caratteristica essenziale dell'associazione di tipo mafioso.
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Inammissibilità ricorso: analisi di un caso di cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un indagato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'appello contestava le esigenze cautelari, ma è stato ritenuto generico e infondato. La decisione conferma la misura degli arresti domiciliari, basata su video-riprese e sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Reato associativo stupefacenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di reato associativo stupefacenti, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che la partecipazione stabile e coordinata all'attività di un gruppo criminale, anche in un ruolo subordinato come quello di pusher, integra il reato associativo, distinguendosi dal semplice concorso in reati di spaccio. La Corte ha ritenuto che le prove, basate su videoriprese, dimostrassero un inserimento organico dell'imputato nel sodalizio e non una collaborazione meramente occasionale.
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Retrodatazione misura cautelare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato che chiedeva la retrodatazione della misura cautelare. La Corte ha stabilito che l'istituto non si applica se i reati appartengono a sodalizi criminali distinti e, soprattutto, se la condotta illecita è proseguita anche dopo l'esecuzione della prima misura. La sentenza ribadisce che l'onere di provare i presupposti per la retrodatazione della misura cautelare spetta a chi la invoca.
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Liberazione Anticipata: No a effetti negativi retroattivi
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la liberazione anticipata a un detenuto per il periodo 2006-2014. La decisione era basata su condotte negative successive, come un'accusa per associazione mafiosa relativa al 2011-2015. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene un fatto negativo successivo possa influire sulla valutazione di periodi precedenti, il giudice deve fornire una motivazione specifica e puntuale che spieghi come tale fatto dimostri una mancata adesione al percorso rieducativo anche nel passato, cosa che nel caso di specie era mancata.
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Acquirente stabile narcotraffico: quando è reato?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per il reato associativo, specificando i criteri per distinguere un acquirente stabile narcotraffico da un vero e proprio membro di un'organizzazione criminale. La sentenza sottolinea che acquisti periodici di stupefacenti non sono sufficienti, da soli, a dimostrare l'inserimento organico nel sodalizio, essendo necessaria la prova di un'adesione consapevole al programma criminale del gruppo.
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Rinuncia al ricorso: la Cassazione e l’inammissibilità
Un soggetto presenta ricorso in Cassazione contro un sequestro preventivo. Successivamente, ottiene il dissequestro del bene dal giudice di merito e, di conseguenza, presenta una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte dichiara l'appello inammissibile, poiché la rinuncia, motivata dal venir meno dell'interesse ad agire, chiude il procedimento.
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Inammissibilità ricorso per rinuncia: le conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso a seguito della formale rinuncia presentata dall'imputato. La decisione, basata sulla rinuncia stessa, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, confermando le conseguenze dell'inammissibilità ricorso quando non è dimostrata l'assenza di colpa.
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Rinuncia al ricorso: costi e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due individui a seguito della loro formale rinuncia. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso, essendo un atto volontario, comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, in quanto la parte è ritenuta responsabile della causa di inammissibilità.
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Incompetenza territoriale e rito abbreviato: la sanatoria
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che rigetta un'eccezione di incompetenza territoriale. La Corte chiarisce che la successiva richiesta di giudizio abbreviato da parte dell'imputato preclude ogni ulteriore questione sulla competenza, agendo come una vera e propria sanatoria processuale ai sensi dell'art. 438, comma 6-bis, del codice di procedura penale.
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Continuazione tra reati: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per due diverse sentenze per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la significativa distanza temporale e, soprattutto, l'adesione a un'associazione criminale tra il primo e i successivi reati, interrompono il 'medesimo disegno criminoso' necessario per il riconoscimento del beneficio, indicando due diverse e autonome volizioni a delinquere.
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