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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

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964 provvedimenti

Recidiva: calcolo pena e sentenze precedenti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per un errore nel calcolo dell'aumento di pena dovuto alla recidiva. La Corte ha ribadito che, ai fini del cumulo, si devono considerare solo le condanne a pena detentiva divenute irrevocabili prima della commissione del nuovo reato, annullando la pena ritenuta illegale e rinviando per una nuova determinazione.
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Fatto di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44/2025, ha rigettato i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di stupefacenti, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha ribadito che, per valutare la gravità del reato, è necessaria un'analisi complessiva che tenga conto di plurimi indicatori, come la reiterazione delle cessioni, la varietà delle sostanze, il numero di acquirenti e il ruolo degli imputati all'interno di una consolidata piazza di spaccio. La sentenza chiarisce inoltre gli ampi poteri del giudice del rinvio in caso di annullamento per vizio di motivazione.
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Motivazione pena: l’obbligo del giudice di spiegarla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per mancanza di motivazione sulla pena. I giudici avevano applicato il massimo della pena per un reato di lieve entità senza fornire adeguate giustificazioni. Questa decisione riafferma il principio fondamentale secondo cui ogni sanzione, specialmente se superiore alla media, richiede una specifica e dettagliata motivazione della pena, basata sui criteri dell'art. 133 del codice penale, per garantire un giudizio equo e individualizzato.
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Confisca per sproporzione: il denaro trovato con la droga
Un soggetto viene trovato in possesso di 35 dosi di cocaina e oltre 2.700 euro. La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e la confisca del denaro, applicando il principio della confisca per sproporzione. Secondo la Corte, non è necessario provare che il denaro sia il diretto provento dello spaccio se l'imputato non ne giustifica la legittima provenienza e la somma è sproporzionata rispetto al suo reddito.
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