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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

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964 provvedimenti

Dichiarazioni spontanee: quando sono utilizzabili?
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti, ricorre in Cassazione contestando l'utilizzabilità delle sue ammissioni rese alla polizia senza garanzie difensive. La Corte, pur analizzando la questione delle dichiarazioni spontanee, annulla la sentenza per un motivo diverso: l'intervenuta prescrizione del reato.
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Pene sostitutive: i precedenti penali contano
Un condannato per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti si è visto negare le pene sostitutive a causa del suo curriculum criminale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce che, sebbene i precedenti penali da soli non siano sufficienti per negare il beneficio, il loro numero, la loro natura e la loro vicinanza nel tempo, uniti alla gravità concreta del fatto, possono legittimamente fondare una prognosi negativa sulla rieducazione del condannato e giustificare il mantenimento della pena detentiva.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato la cui misura cautelare del divieto di dimora era stata aggravata con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla reiterazione di un reato in materia di stupefacenti e sulla palese violazione della misura precedente. La Corte ribadisce che la valutazione sulla gravità della trasgressione, se logicamente motivata, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. L'aggravamento della misura cautelare è stato quindi ritenuto corretto.
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Uso personale di droga: quando è spaccio? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La condanna era basata sul ritrovamento di cocaina suddivisa in 10 involucri, da cui si potevano ricavare 15 dosi. Secondo la Corte, la quantità e le modalità di confezionamento sono elementi sufficienti per escludere la tesi dell'uso personale di droga, rendendo la motivazione della corte d'appello logica e non censurabile.
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Ricorso per cassazione e patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato lamentava la mancata valutazione di una causa di non punibilità, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso in questi casi sono tassativi e non includono vizi di motivazione, come previsto dall'art. 448, comma 2-bis del codice di procedura penale.
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Ricorso inammissibile: pena per spaccio e motivazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di stupefacenti. L'imputato contestava la misura della pena, ritenuta eccessiva. La Corte ha stabilito che la richiesta era una mera rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che la motivazione della Corte d'Appello era congrua, basata su elementi oggettivi come la natura e quantità delle sostanze e la capacità a delinquere del reo.
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Particolare tenuità del fatto: no con droghe diverse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta poiché la detenzione di sostanze di diversa tipologia (cocaina e hashish) è stata ritenuta indicativa di una maggiore pericolosità, incompatibile con il beneficio richiesto.
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Spaccio di droga: quando la detenzione è reato?
Un uomo condannato per spaccio di droga di lieve entità ricorre in Cassazione, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che il confezionamento in dosi, le modalità di occultamento e il possesso di materiale per imballare sono prove sufficienti a dimostrare l'intenzione di spacciare, anche per quantità non elevate.
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Uso personale stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Decisivi per escludere l'uso personale stupefacenti non solo la quantità di droga, ma anche la fuga, il possesso di molto denaro e le modalità dell'arresto.
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Destinazione allo spaccio: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che la destinazione allo spaccio era evidente da una serie di indizi, tra cui la quantità e varietà delle droghe, la loro suddivisione in dosi e il possesso di materiale per il confezionamento. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, il quale chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione globale degli elementi, tra cui la quantità di droga, l'organizzazione di una vera e propria rete di spaccio e la natura non occasionale delle condotte, impedisce di configurare l'ipotesi del reato minore.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). Il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove, come la quantità di sostanza e il possesso di un bilancino, e contestava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge, confermando la decisione dei giudici di merito basata su elementi logici e concreti.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi come la quantità della sostanza (46,5 grammi di hashish), il suo frazionamento in dosi e il possesso di 500 euro in contanti. La Corte ribadisce che tali indizi sono sufficienti a configurare il reato di spaccio, escludendo l'ipotesi dell'uso personale. Viene inoltre confermata la recidiva, data la pregressa condanna per fatti analoghi.
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Traffico di stupefacenti: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la natura sistematica e organizzata dell'attività di spaccio, condotta per un lungo periodo e con numerosi acquirenti, impedisce di qualificare il reato come 'fattispecie lieve', nonostante le singole cessioni fossero di modica quantità. Il ricorso è stato ritenuto un mero tentativo di riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Reato continuato: calcolo pena e recidiva qualificata
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso sul calcolo della pena per reato continuato. La Corte chiarisce che l'aumento per i reati satellite, in caso di recidiva qualificata, non può essere inferiore a un terzo della pena base, rendendo infondata la doglianza su una presunta illogicità del calcolo.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità, basandosi sulla notevole quantità e varietà delle sostanze detenute (hashish, cocaina e crack), sulla parziale suddivisione in dosi e sul rinvenimento di una somma di denaro in banconote di piccolo taglio, considerati indici inequivocabili della finalità di spaccio e della non tenuità del fatto.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono infondati
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di stupefacenti. I motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati, data la consegna spontanea della droga, il ritrovamento di bilancini e i precedenti penali della ricorrente.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo la configurabilità del fatto di lieve entità a causa della notevole quantità (1,20 kg di marijuana e 20 grammi di hashish) e della diversa tipologia delle sostanze sequestrate. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: recidiva e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per spaccio di lieve entità. L'inammissibilità deriva dalla mera riproposizione dei motivi d'appello. La Corte conferma che la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.) non si applica in caso di comportamento abituale, desunto dai numerosi precedenti specifici dell'imputato, i quali giustificano anche il mantenimento della recidiva.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si fonda sulla correttezza della valutazione della Corte d'Appello, che ha considerato i precedenti penali e la gravità del reato (cessioni ripetute di stupefacenti) come elementi sufficienti a giustificare l'esclusione del beneficio, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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