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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2025

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307 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Ricorso inammissibile: quando è aspecifico?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputate, già assolte in appello per la particolare tenuità del fatto. Il motivo risiede nell'aspecificità del ricorso, che non ha contestato puntualmente le argomentazioni della corte territoriale. La decisione comporta la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato minore legato agli stupefacenti. La decisione si basa sul principio che il ricorso patteggiamento è limitato a specifiche violazioni di legge, escludendo contestazioni sul trattamento sanzionatorio concordato. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., i motivi di impugnazione sono tassativamente indicati e non possono essere estesi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e narcotraffico. La sentenza chiarisce che il Ricorso per Cassazione non può limitarsi a contestare la valutazione delle prove (come intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori) già effettuata dai giudici di merito, ma deve evidenziare vizi di legittimità. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e orientati a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Recidiva: calcolo pena e sentenze precedenti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per un errore nel calcolo dell'aumento di pena dovuto alla recidiva. La Corte ha ribadito che, ai fini del cumulo, si devono considerare solo le condanne a pena detentiva divenute irrevocabili prima della commissione del nuovo reato, annullando la pena ritenuta illegale e rinviando per una nuova determinazione.
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Fatto di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44/2025, ha rigettato i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di stupefacenti, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha ribadito che, per valutare la gravità del reato, è necessaria un'analisi complessiva che tenga conto di plurimi indicatori, come la reiterazione delle cessioni, la varietà delle sostanze, il numero di acquirenti e il ruolo degli imputati all'interno di una consolidata piazza di spaccio. La sentenza chiarisce inoltre gli ampi poteri del giudice del rinvio in caso di annullamento per vizio di motivazione.
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Motivazione pena: l’obbligo del giudice di spiegarla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per mancanza di motivazione sulla pena. I giudici avevano applicato il massimo della pena per un reato di lieve entità senza fornire adeguate giustificazioni. Questa decisione riafferma il principio fondamentale secondo cui ogni sanzione, specialmente se superiore alla media, richiede una specifica e dettagliata motivazione della pena, basata sui criteri dell'art. 133 del codice penale, per garantire un giudizio equo e individualizzato.
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Confisca per sproporzione: il denaro trovato con la droga
Un soggetto viene trovato in possesso di 35 dosi di cocaina e oltre 2.700 euro. La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e la confisca del denaro, applicando il principio della confisca per sproporzione. Secondo la Corte, non è necessario provare che il denaro sia il diretto provento dello spaccio se l'imputato non ne giustifica la legittima provenienza e la somma è sproporzionata rispetto al suo reddito.
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