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Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2025

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307 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Associazione per delinquere: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga e associazione per delinquere. Ha stabilito che il giudice non può dare per scontata l'esistenza dell'associazione basandosi su altre sentenze non definitive, ma deve fornire una motivazione autonoma e specifica, analizzando le prove. La mancanza di tale motivazione ha portato all'annullamento con rinvio.
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Confisca denaro stupefacenti: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza limitatamente alla confisca di denaro e di un cellulare a carico di un imputato condannato per reati di lieve entità legati agli stupefacenti. La decisione sottolinea che, per procedere alla confisca denaro stupefacenti, è necessaria una motivazione rigorosa che dimostri come la somma sia 'profitto' del reato e il telefono uno 'strumento' per commetterlo, un nesso non dimostrato nel caso di semplice detenzione.
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Sequestro preventivo denaro: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di denaro a carico di un individuo accusato di detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che per giustificare un sequestro preventivo di denaro non basta presumere che la somma provenga da precedenti attività di spaccio o che possa servire a commettere futuri reati. È necessario dimostrare un concreto e specifico 'nesso di pertinenzialità' tra il denaro e il reato contestato, un onere probatorio che il giudice di merito non aveva soddisfatto. Di conseguenza, il sequestro è stato annullato senza rinvio e la somma restituita all'avente diritto.
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Fatto di lieve entità: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per spaccio, stabilendo che la semplice vendita di diverse tipologie di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e crack) non è sufficiente a escludere l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. Per negare tale qualifica, è necessario dimostrare un contesto organizzato o una gravità complessiva che non può essere presunta solo dalla varietà della droga ceduta. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Patteggiamento e sospensione: limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento in cui il giudice aveva subordinato la sospensione condizionale della pena a obblighi non concordati tra le parti. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale: nel rito del patteggiamento e sospensione condizionale, il giudice non ha il potere di modificare l'accordo, ma deve limitarsi ad accoglierlo o a rigettarlo in toto. La decisione sottolinea che l'autonomia delle parti nella definizione della pena è centrale e non può essere alterata d'ufficio dal magistrato.
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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il motivo sollevato (violazione di legge sul trattamento sanzionatorio) non era stato specificamente presentato nel precedente grado di appello. L'imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, aveva chiesto in appello solo una riqualificazione del reato, non una rivalutazione dei criteri sanzionatori ai sensi degli artt. 62-bis e 133 c.p. La Suprema Corte ha confermato il principio secondo cui i motivi di ricorso devono essere stati devoluti al giudice del gravame precedente.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su stupefacenti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per coltivazione e spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello erano una semplice ripetizione di argomentazioni già correttamente respinte dalla Corte d'Appello, confermando la piena discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena.
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Ricorso inammissibile per spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per spaccio di lieve entità (art. 73, c. 5, d.p.r. 309/90). La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano basati su questioni di fatto, già adeguatamente valutate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso non poteva essere esaminato nel merito, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di spaccio di stupefacenti. L'imputato aveva contestato la qualificazione della recidiva e la mancata derubricazione del reato, ma i suoi motivi sono stati giudicati una mera riproposizione di argomenti già respinti dalla Corte d'Appello, confermando così la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato minore legato agli stupefacenti, chiedendo l'assoluzione e contestando l'adeguatezza della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per un numero limitato di motivi specifici, tra i quali non rientrano quelli sollevati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non specificavano le ragioni di diritto e di fatto a sostegno della richiesta, come imposto dalla procedura penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: quando è mera ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte di Appello. I motivi del ricorso sono stati considerati una semplice riproposizione di argomenti già esaminati e respinti nel grado precedente, senza presentare nuovi vizi di legittimità. La Corte ha inoltre confermato che la determinazione della pena da parte del giudice di merito è insindacabile se non manifestamente illogica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti: no se la motivazione è logica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che la decisione del giudice di merito è insindacabile se supportata da una motivazione logica e non arbitraria, rientrando nel suo pieno potere discrezionale.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: i motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una mera riproduzione delle argomentazioni già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello, senza sollevare nuove questioni di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché il motivo presentato era generico e privo delle necessarie argomentazioni di fatto e di diritto. L'ordinanza sottolinea l'obbligo, previsto dal codice di procedura penale, di formulare impugnazioni specifiche. A seguito della decisione, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Motivi di appello: quando sono inammissibili in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo due principi fondamentali: i motivi di appello non possono essere presentati per la prima volta in sede di legittimità e la determinazione della pena da parte del giudice di merito è insindacabile se non manifestamente illogica. L'ordinanza analizza il caso di un condannato che aveva sollevato censure nuove e criticato l'aumento di pena per la continuazione con un precedente reato, vedendosi respingere le proprie istanze.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati legati agli stupefacenti. La decisione si basa sul fatto che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello, confermando che la valutazione della pena è una prerogativa del giudice di merito.
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Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati legati agli stupefacenti. I motivi sono stati giudicati generici e meramente riproduttivi di censure già respinte in appello, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per reati in materia di stupefacenti. I motivi del ricorso, incentrati sul mancato riconoscimento di circostanze attenuanti, sono stati considerati una mera ripetizione di argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione non è manifestamente illogica.
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Ricorso inammissibile: motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per reati legati agli stupefacenti (art. 73, comma 5, D.P.R. 309/90). La decisione si fonda sul fatto che i motivi di appello erano una semplice ripetizione di argomenti già discussi e respinti dalla Corte d'Appello. Questo caso ribadisce che il ricorso in Cassazione è ammissibile solo per vizi di legittimità e non per un riesame del merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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