La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto come "Lieve entità nel reato di spaccio", contestando anche la misura dell'espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità del reato, evidenziando il possesso di cinquantanove confezioni di droga pronte per lo smercio, equivalenti a ben settecentocinquantanove dosi medie, e di un telefono intestato a terzi. Questi elementi dimostrano un inserimento stabile nel mercato del narcotraffico, escludendo l'occasionalità della condotta. Anche l'espulsione è stata ritenuta legittima a causa della pericolosità sociale del soggetto, entrato clandestinamente in Italia da meno di due mesi e privo di documenti. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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