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Art. 679 Codice di Procedura Penale

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59 provvedimenti

Pericolosità sociale: quando è giustificata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata a un soggetto che, pur avendo concluso positivamente un percorso di affidamento in prova, presentava ancora elementi di pericolosità sociale residua. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, bilanciando i progressi recenti con la storia criminale e penitenziaria pregressa, legittimando una misura contenitiva temporanea per saggiare la solidità del percorso di emenda.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui la pericolosità sociale di un individuo deve essere sempre nuovamente valutata dopo un periodo di detenzione, a prescindere dalla sua durata. In assenza di tale rivalutazione, la misura di prevenzione è inefficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: valutazione e misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava la libertà vigilata a un uomo condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, considerando non solo i reati passati, ma anche il comportamento post-detenzione e gli effetti risocializzanti della pena. Un'analisi fondata solo sul passato criminale è ritenuta incompleta.
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Revoca per abolitio criminis: la Cassazione decide
La Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la revoca per abolitio criminis a un condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che se la sorveglianza è riattivata dopo una lunga detenzione senza una nuova valutazione della pericolosità sociale (come richiesto dalla Corte Costituzionale), la misura è inefficace e la condanna per la sua violazione deve essere revocata dal giudice dell'esecuzione.
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Espulsione e divieto di espatrio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di conflitto tra la misura di sicurezza dell'espulsione e la pena accessoria del divieto di espatrio applicate a un cittadino straniero, la prima deve prevalere. La sentenza chiarisce che il divieto di espatrio è una pena inefficace e illogica se applicata a uno straniero, poiché l'obbligo di rimanere in Italia si tradurrebbe in un beneficio anziché in una sanzione. Pertanto, l'ordine di espulsione al termine della pena detentiva è corretto e conforme alla legge, anche se la motivazione del giudice di merito non era perfetta.
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Competenza magistrato sorveglianza e trasferimento
La Cassazione risolve un conflitto di competenza magistrato sorveglianza, stabilendo che la giurisdizione si radica nel luogo di detenzione al momento dell'avvio della procedura. Il successivo trasferimento del detenuto è irrilevante grazie al principio di *perpetuatio iurisdictionis*.
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Competenza esecuzione confisca: chi decide la distruzione
La Cassazione chiarisce la competenza esecuzione confisca. Un Tribunale, dopo aver ordinato la distruzione di beni contraffatti, aveva erroneamente trasferito gli atti al PM per l'esecuzione. La Suprema Corte ha annullato tale provvedimento, qualificandolo come "abnorme", ribadendo che la competenza a gestire la distruzione dei beni confiscati spetta al giudice che ha emesso la sentenza, e non al Pubblico Ministero, per evitare una paralisi del procedimento.
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Misure di sicurezza: espulsione sostituita con libertà
Un uomo, originariamente soggetto alla misura di sicurezza dell'espulsione, ha visto la sanzione sostituita con la libertà vigilata dal Tribunale di Sorveglianza. Ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra le due misure. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che il sistema delle misure di sicurezza è flessibile e consente modifiche basate sulla proporzionalità e sull'evoluzione della pericolosità sociale del soggetto. La sostituzione è stata ritenuta corretta in quanto bilanciava una residua pericolosità con il diritto alla vita familiare.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il ripristino automatico della misura di prevenzione dopo un periodo di detenzione. È sempre necessaria una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto prima che la misura possa essere nuovamente efficace, a prescindere dalla durata della detenzione.
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Inammissibilità opposizione: quando è illegittima?
Un imprenditore, in affidamento in prova, si oppone a una prescrizione che gli impone il rientro a casa alle 21, incompatibile con la sua attività di ristorazione. Il Magistrato di sorveglianza dichiara l'opposizione inammissibile. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, stabilendo un importante principio procedurale: la competenza a decidere sull'inammissibilità di un'impugnazione spetta all'organo collegiale (il Tribunale) e non al singolo giudice che ha emesso il provvedimento contestato. Il caso verte sulla corretta procedura per l'inammissibilità opposizione.
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Pericolosità sociale e 41-bis: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, confermando la proroga della misura di sicurezza dell'assegnazione a una casa di lavoro. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve basarsi su una visione complessiva che include la gravità dei reati commessi, la condotta carceraria negativa e l'assenza di un percorso di risocializzazione, ritenendo irrilevanti la concessione della liberazione anticipata o il tempo trascorso. La decisione sottolinea che la pericolosità sociale persiste finché non vi sono prove concrete di un definitivo distacco dall'ambiente criminale.
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Pericolosità sociale: valutazione post-pena
Un uomo, terminata la pena per associazione mafiosa e altri reati, si vede applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la valutazione sulla pericolosità sociale deve basarsi su un'analisi complessiva della biografia criminale, della condotta e dell'atteggiamento del soggetto, non essendo sufficiente il buon comportamento tenuto in carcere o l'assenza di pendenze recenti per escluderla.
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Interesse ad impugnare: quando un ricorso è nullo
Un imprenditore presenta ricorso contro un decreto di esecuzione di una confisca per lottizzazione abusiva. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare. La sentenza chiarisce che, per poter ricorrere, è necessario dimostrare di poter ottenere un vantaggio pratico e diretto dalla decisione, cosa che non accadeva nel caso specifico, poiché il beneficio sarebbe andato a una terza società e non al ricorrente.
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Aggravamento misura di sicurezza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva l'aggravamento di una misura di sicurezza (dalla libertà vigilata alla casa di lavoro). Il caso riguardava un condannato la cui misura era stata inasprita sulla base di reati commessi prima dell'applicazione della misura stessa, ma scoperti successivamente. La Corte ha stabilito che l'aggravamento misura di sicurezza è legittimo solo in caso di trasgressione delle prescrizioni imposte durante l'effettiva esecuzione della misura, e non può basarsi su una semplice rivalutazione della pericolosità sociale fondata su fatti pregressi.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la libertà vigilata a un condannato per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non può essere automatica o basata solo sulla condanna passata, ma richiede un'analisi concreta e attuale della situazione del soggetto, considerando tutti i nuovi elementi emersi, come la buona condotta e l'esito di altri procedimenti.
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Pericolosità sociale: la valutazione dopo la detenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, dopo un lungo periodo di detenzione, la rivalutazione della pericolosità sociale di un individuo ai fini di una misura di prevenzione è un atto dovuto ma limitato. Il tribunale può solo confermare l'esecuzione della misura sospesa o revocarla, senza poter modificare la categoria di pericolosità o la natura della misura stessa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure del ricorrente vertevano sul merito della valutazione, non sindacabile in sede di legittimità, e chiedevano una modifica della misura non consentita dalla procedura specifica.
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Pericolosità sociale: rissa e proroga misura sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di prorogare una misura di sicurezza di libertà vigilata nei confronti di un soggetto condannato per reati di stampo mafioso. Nonostante un percorso di reinserimento positivo, un recente episodio di rissa condominiale è stato ritenuto un indicatore sufficiente di una persistente pericolosità sociale, giustificando così la continuazione della misura. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere globale e che un singolo evento negativo recente può prevalere su precedenti progressi, se ritenuto sintomatico di un atteggiamento non modificato.
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Competenza misure di sicurezza: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra un Tribunale e un Magistrato di Sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza per le misure di sicurezza personali spetta in via funzionale ed esclusiva alla magistratura di sorveglianza. Questa decisione chiarisce che, in materia di esecuzione di misure come la libertà vigilata, la competenza specialistica del Magistrato di Sorveglianza prevale sulla regola generale che individua come competente il giudice che ha emesso la sentenza.
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Rivalutazione pericolosità: no effetto su giudicato
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. La misura era stata riattivata senza una nuova rivalutazione pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che le sentenze della Corte Costituzionale in materia hanno natura processuale e non travolgono le condanne definitive (giudicato).
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