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Spaccio e clandestinità: no alla lieve entità nel reato di spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L’imputato chiedeva la riqualificazione del fatto come “Lieve entità nel reato di spaccio”, contestando anche la misura dell’espulsione dall’Italia. I giudici hanno confermato la gravità del reato, evidenziando il possesso di cinquantanove confezioni di droga pronte per lo smercio, equivalenti a ben settecentocinquantanove dosi medie, e di un telefono intestato a terzi. Questi elementi dimostrano un inserimento stabile nel mercato del narcotraffico, escludendo l’occasionalità della condotta. Anche l’espulsione è stata ritenuta legittima a causa della pericolosità sociale del soggetto, entrato clandestinamente in Italia da meno di due mesi e privo di documenti. L’imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 11507 Anno 2022
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Quando non si applica la lieve entità nel reato di spaccio

La determinazione della lieve entità nel reato di spaccio rappresenta un tema centrale nel diritto penale italiano. La legge prevede una pena notevolmente ridotta quando l’attività di spaccio presenta una minima offensività. Tuttavia, per ottenere questa qualificazione più favorevole, non basta considerare solo il peso della droga sequestrata. I giudici devono valutare globalmente tutti gli elementi della condotta, come i mezzi utilizzati, le modalità dell’azione e le circostanze del fatto. Se anche uno solo di questi indici rivela una gravità significativa, l’ipotesi attenuata viene esclusa.

Il caso concreto e il sequestro della droga

La vicenda riguarda un cittadino straniero fermato dalle forze dell’ordine con un quantitativo significativo di sostanze stupefacenti. In particolare, l’uomo deteneva cinquantanove confezioni di droga già pronte per lo smercio. Da questo quantitativo era possibile ricavare ben settecentocinquantanove dosi medie giornaliere. Oltre alla sostanza stupefacente, gli agenti hanno sequestrato un telefono cellulare intestato a una terza persona.

L’imputato era giunto in Italia clandestinamente da meno di due mesi. Egli non possedeva documenti di identità né un regolare titolo di soggiorno. I giudici di merito hanno ritenuto che la combinazione di questi elementi dimostrasse un inserimento rapido e stabile nel mercato del narcotraffico locale. La condotta non poteva quindi essere considerata occasionale o di minima importanza.

La pericolosità sociale e la misura dell’espulsione

Il tribunale ha ordinato anche l’espulsione del soggetto dal territorio dello Stato una volta espiata la pena detentiva. Questa misura di sicurezza si fonda sulla valutazione della pericolosità sociale del condannato. L’imputato ha contestato questa decisione, sostenendo che il giudizio sulla sua pericolosità fosse basato unicamente sulla sua condizione di straniero irregolare.

La legge richiede una valutazione concreta e attuale della pericolosità del soggetto al momento dell’applicazione della misura. Nel caso specifico, la rapidità con cui lo straniero ha avviato l’attività di spaccio dopo il suo ingresso clandestino in Italia costituisce un chiaro sintomo di pericolosità. La mancanza di un’attività lavorativa lecita e l’assenza di legami sul territorio confermano l’elevato rischio di reiterazione dei reati.

Le motivazioni della Cassazione sulla lieve entità nel reato di spaccio

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo le tesi della difesa. I giudici di legittimità hanno chiarito che la lieve entità nel reato di spaccio non può essere concessa quando il contesto dell’azione indica una struttura organizzata, anche se minima.

Il possesso di cinquantanove dosi già confezionate e l’uso di un telefono intestato a terzi sono elementi incompatibili con lo spaccio occasionale. Questi fattori indicano una rete di contatti e una pianificazione incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma. La Cassazione ha ribadito che la valutazione complessiva del fatto spetta ai giudici di merito. Se tale valutazione è logica e coerente, essa non può essere modificata in sede di legittimità.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze pratiche

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore dell’imputato. Questa decisione comporta la conferma definitiva della condanna a due anni e otto mesi di reclusione. L’imputato perde definitivamente la causa e deve subire l’espulsione dall’Italia dopo aver scontato la pena.

Inoltre, la dichiarazione di inammissibilità comporta l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno anche condannato l’uomo al pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione colpisce chi presenta ricorsi manifestamente infondati, intasando inutilmente la macchina della giustizia.

Quando si configura la lieve entità nel reato di spaccio?
Si configura quando l’attività di spaccio presenta una minima offensività, valutata considerando la quantità e qualità della droga, i mezzi usati e le modalità dell’azione.

Il possesso di un telefono intestato a terzi influisce sulla gravità del reato?
Sì, l’uso di un telefono intestato a un’altra persona è considerato un indizio di inserimento in una rete organizzata di spaccio e di non occasionalità della condotta.

Chi decide sull’effettiva espulsione dello straniero dopo la condanna?
L’accertamento finale sulla reale e perdurante pericolosità sociale dello straniero spetta al magistrato di sorveglianza al momento dell’esecuzione della misura.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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