Un condannato, autore di diversi reati di furto e danneggiamento commessi tra il 2008 e il 2018, ha chiesto al giudice di applicare la disciplina della continuazione reato. Questa disciplina unifica più reati sotto un unico "disegno criminoso" per una pena più mite. Il Tribunale ha negato la richiesta, evidenziando la distanza temporale, i luoghi e le modalità diverse delle condotte. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i reati non rientravano in un medesimo disegno criminoso, ma rappresentavano un "programma di vita delinquenziale". La decisione ha quindi escluso la continuazione reato, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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