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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Continuazione dei reati: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che richiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne irrevocabili. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati diversi, espressione di una scelta di vita criminale, non configura un unico disegno criminoso. La continuazione richiede infatti una pianificazione iniziale unitaria, mentre la reiterazione disorganizzata configura istituti opposti come la recidiva o l'abitualità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi delinque per abitudine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per unire le pene di due sentenze definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un disegno criminoso unico e preventivo. Nel caso specifico, i delitti erano diversi per modalità ed erano stati commessi nell'arco di tre anni. La semplice ripetizione di reati nel tempo, indicativa di uno stile di vita criminale, non dà diritto ai benefici della continuazione, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi fa del crimine una vita
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2015 e il 2022. Il Tribunale di Busto Arsizio ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione richiede un disegno criminoso unitario e non una generica scelta di vita improntata al crimine. La diversità dei luoghi e l'ampio arco temporale escludono una programmazione originaria dei reati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne definitive relative a fatti commessi tra il 2015 e il 2016. Il Tribunale di Asti ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario. Nel caso specifico, l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale dimostrano invece una condotta di vita improntata al crimine. Questa condizione configura la recidiva o l'abitualità, e non dà diritto ai benefici della continuazione. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o scelta di vita? Il confine della Cassazione
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi tra il 1994 e il 2008. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta e la Cassazione ha confermato tale decisione. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale e l'eterogeneità dei reati escludono un unico disegno criminoso originario. La ripetizione sistematica di reati nel tempo non configura un reato continuato, ma rappresenta una scelta di vita criminale che la legge sanziona con istituti come la recidiva o l'abitualità nel reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto al Tribunale di Ravenna il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2015 e il 2020. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, spingendo l'uomo a ricorrere in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati diversi in un ampio arco temporale non dimostra un unico disegno criminoso iniziale. Al contrario, tale condotta configura un programma di vita improntato al crimine, sanzionato con la recidiva o l'abitualità, e non con il trattamento di favore previsto per il reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per chi sceglie la vita criminale
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2000 e il 2011. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati in un ampio arco temporale non dimostra un unico disegno criminoso, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine. Tale condotta non permette di applicare il reato continuato, che è un beneficio per il reo, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione del reato: no allo sconto per chi delinque per mestiere
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione del reato per diverse condanne irrevocabili subite tra il 2006 e il 2012. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati erano privi di omogeneità ed eseguiti in luoghi differenti, escludendo un unico disegno criminoso originario. La semplice ripetizione di illeciti nel tempo non configura la continuazione del reato, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine, punibile con la recidiva o l'abitualità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto della Corte d'Appello di riconoscere il reato continuato per diverse condanne irrevocabili relative a furto, rapina e lesioni personali. La Suprema Corte ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati diversi non dimostra un unico disegno criminoso iniziale, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale. Questa condotta non beneficia del reato continuato, ma configura istituti come la recidiva o l'abitualità. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per le condanne irrevocabili di estorsione e violenza privata. La Corte di appello ha rigettato la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di condotte illecite non dimostra un unico disegno criminoso preventivo, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita orientata al crimine. Tale condotta viene sanzionata con istituti diversi, come la recidiva, e non con i benefici del reato continuato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o stile di vita? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in relazione a sette condanne definitive accumulate tra il 1995 e il 2017. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la commissione di reati diversi in un arco temporale di oltre vent'anni non dimostra un unico piano iniziale, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine. Questa condotta sistematica esclude i benefici della continuazione e configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel reato. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna volto a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne accumulate tra il 2011 e il 2018. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario e non può essere applicata a chi mostra una sistematica scelta di vita orientata al crimine. Nel caso di specie, l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale dimostrano una condotta di vita illecita, sanzionabile con la recidiva o l'abitualità, e non un progetto unitario. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: stile di vita criminale o unico disegno?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze definitive di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati, commessi tra il 2011 e il 2016, erano privi di un disegno criminoso unico e presentavano modalità esecutive troppo diverse. La Cassazione ha sottolineato che la ripetizione sistematica di reati come scelta di vita non permette di ottenere lo sconto di pena previsto per il reato continuato, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel delinquere. Di conseguenza, Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: niente sconti a chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per diversi delitti commessi tra il 2017 e il 2020. Il Giudice per le indagini preliminari aveva già rigettato la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'ampio arco temporale, elementi che escludono un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato che la semplice ripetizione di illeciti non equivale a un progetto criminale unico, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale, sanzionata con istituti diversi come la recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato per sette sentenze di condanna definitive relative a fatti commessi tra il 2009 e il 2013. La Corte d'appello, in veste di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. La semplice vicinanza temporale o l'identità dei reati non bastano, potendo invece indicare una semplice abitualità nel commettere illeciti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: quando la truffa ripetuta diventa solo un vizio
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive per calunnia e truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È necessario dimostrare che tutti gli illeciti fossero programmati fin dall'inizio all'interno di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, le condotte (emissione di assegni a vuoto seguite da false denunce di smarrimento) dimostravano una semplice abitudine a delinquere e non una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: perche la Cassazione ha detto no
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per estorsione e l'altra per associazione mafiosa e altri gravi reati. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Non basta la vicinanza temporale o la somiglianza dei reati. Inoltre, i reati legati a eventi occasionali non possono considerarsi programmati nell'ambito del sodalizio criminoso. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto senza piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2010 e il 2015, tra cui furto, ricettazione e rapina. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici che dimostrino l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio lasso di tempo trascorso tra i fatti (dal 2010 al 2015) e la diversa natura delle condotte escludono la sussistenza di un progetto unitario. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Estorsione aggravata dal metodo mafioso: condanne confermate
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da diversi soggetti condannati per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso in provincia di Caserta. Gli imputati contestavano la ricostruzione dei fatti, l'applicazione dell'aggravante mafiosa e il diniego della continuazione dei reati. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi di due imputati, ritenendo provata la loro partecipazione attiva alle condotte illecite e l'utilizzo della forza intimidatrice del clan. Ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri cinque imputati per genericità dei motivi e tardività delle istanze. Di conseguenza, tutte le condanne sono state confermate in via definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e, per i ricorsi inammissibili, una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Reato continuato: quando la tendenza a delinquere nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano casuali ed estemporanei. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge, sostenendo che la vicinanza temporale e la somiglianza dei reati dimostrassero un unico piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e l'omogeneità dei comportamenti sono solo indizi presuntivi. In presenza di numerosi reati, questi elementi indicano una tendenza a delinquere piuttosto che un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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