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Art. 667 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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212 provvedimenti

Altri anni per Art. 667 Codice di Procedura Penale

Confisca oro contrabbando: legittima anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca oro contrabbando a carico di due soggetti, anche in assenza di una condanna. La Corte ha stabilito che la mancata dichiarazione doganale integra il reato, a prescindere che si tratti di oro industriale o da investimento, rendendo la confisca obbligatoria.
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Opposizione all’esecuzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimedio corretto contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che nega la restituzione di un bene confiscato non è il ricorso diretto, ma l'opposizione all'esecuzione. In un caso riguardante un immobile confiscato per equivalente, una terza parte ne rivendicava la proprietà. Avendo impugnato erroneamente il diniego, la Corte, applicando il principio di conservazione degli atti, ha riqualificato il ricorso come opposizione, rinviando gli atti al giudice competente per una nuova valutazione nel merito.
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Ricorso giudice dell’esecuzione: quando va riqualificato
La Corte di Cassazione stabilisce che il ricorso contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che decide sulla revoca di una confisca deve essere riqualificato come opposizione ai sensi dell'art. 667 c.p.p. Invece di decidere nel merito, la Corte ha rinviato gli atti al giudice di primo grado per garantire il corretto svolgimento della procedura, ripristinando la struttura prevista per il ricorso al giudice dell'esecuzione.
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Confisca assegno falso: no senza reato penale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24148/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di confisca assegno falso. Il caso riguardava la richiesta di confiscare un assegno ritenuto falso, presentata dopo che il procedimento penale per falsità in scrittura privata era stato archiviato a causa della depenalizzazione della specifica fattispecie (assegno non trasferibile). La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la confisca in sede penale è una misura accessoria che presuppone l'esistenza di un reato. In assenza di una fattispecie penalmente rilevante, il giudice penale non può né accertare la falsità del documento né disporne la confisca, lasciando la questione alla competenza del giudice civile.
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Ordine di demolizione: quale procedura esecutiva?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24084/2024, ha chiarito la procedura corretta da seguire per le contestazioni relative all'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Il caso riguardava un ricorso del Pubblico Ministero contro una decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha stabilito che l'elenco delle materie trattabili con la procedura semplificata dell'art. 676 c.p.p. è tassativo e non include le sanzioni amministrative accessorie come l'ordine di demolizione. Di conseguenza, ogni questione relativa deve essere trattata con la procedura ordinaria in camera di consiglio prevista dall'art. 666 c.p.p., respingendo il ricorso.
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Riabilitazione penale: la buona condotta è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riabilitazione penale a un soggetto. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della 'buona condotta', provata da una condanna per lesioni successiva ai reati per cui si chiedeva il beneficio. Questo elemento è stato ritenuto assorbente e decisivo, rendendo irrilevanti le questioni sull'adempimento delle obbligazioni civili.
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Riabilitazione penale: No con denunce pendenti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riabilitazione penale a un soggetto con denunce a carico e residente all'estero. La sentenza stabilisce che il giudice può valutare le pendenze giudiziarie come indice di mancata buona condotta e che spetta al richiedente dimostrare un comportamento regolare nel paese di residenza estera.
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Riabilitazione penale: il nuovo processo la blocca?
Un soggetto si è visto negare la riabilitazione penale a causa di un nuovo procedimento pendente per un reato (omicidio colposo) simile a uno per cui era già stato condannato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la pendenza di un processo è un elemento valido per valutare l'assenza della necessaria "buona condotta", requisito fondamentale per ottenere il beneficio.
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Detenzione domiciliare: i poteri del magistrato
Un soggetto in detenzione domiciliare si recava in un'altra città per cure mediche. Sebbene non vi fosse una violazione delle prescrizioni, il Magistrato di Sorveglianza ha modificato le condizioni, limitando gli spostamenti futuri al solo territorio provinciale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale provvedimento, stabilendo che il magistrato può rendere più restrittive le modalità della detenzione domiciliare per assicurare un controllo più efficace, anche in assenza di una precedente trasgressione.
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Rito abbreviato retroattività: no alla remissione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23569/2024, ha stabilito che non è possibile concedere la remissione in termini a un imputato che, avendo già scelto il rito ordinario, voglia optare per il rito abbreviato per beneficiare della nuova norma (art. 442 co. 2-bis c.p.p.) che prevede un'ulteriore riduzione di pena in caso di mancata impugnazione. La Suprema Corte ha sottolineato che le scelte processuali, una volta effettuate, creano una preclusione e sono regolate dal principio del 'tempus regit actum', escludendo una applicazione retroattiva in questo contesto.
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Conversione pene pecuniarie: l’opposizione al magistrato
La Corte di Cassazione ha analizzato un ricorso avverso il rigetto di una richiesta di conversione di una pena pecuniaria. Invece di decidere nel merito, la Corte ha riqualificato l'atto come 'opposizione', stabilendo che il rimedio corretto non è l'appello diretto in Cassazione, ma un'istanza di opposizione presso lo stesso Magistrato di Sorveglianza che ha emesso il provvedimento iniziale. La decisione si fonda sulla procedura speciale introdotta dall'art. 678, comma 1-bis c.p.p., che prevede una decisione iniziale 'de plano' (senza udienza), contestabile appunto con opposizione per garantire un pieno contraddittorio. Di conseguenza, gli atti sono stati rinviati al giudice di primo grado.
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Rimedio sequestro preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra il Giudice per le indagini preliminari e il Tribunale del riesame. Il caso riguardava il corretto rimedio sequestro preventivo da esperire contro un'ordinanza di revoca di un sequestro eseguito su un conto corrente di un terzo. La Corte ha stabilito che, fino a quando non interviene una confisca irrevocabile, l'unico strumento processuale è l'appello al Tribunale del riesame, e non l'incidente di esecuzione, affermandone la competenza.
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Confisca diretta: valida anche con reato prescritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la restituzione di un immobile, oggetto di confisca diretta quale profitto del reato di usura. La Corte ha stabilito che, a differenza della confisca per equivalente, la confisca diretta obbligatoria ha natura di misura di sicurezza e non di sanzione. Pertanto, essa può essere mantenuta anche in caso di estinzione del reato per prescrizione, a condizione che vi sia stata una sentenza di condanna in primo grado e che l'accertamento sulla provenienza illecita del bene non sia stato modificato nei gradi successivi.
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Incidente di esecuzione: rimedio a un ordine accessorio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione contro un decreto di archiviazione che ordina la rimozione di manufatti non è un atto abnorme. Il rimedio corretto è l'incidente di esecuzione. La Corte ha quindi riqualificato il ricorso e trasmesso gli atti al giudice competente, applicando il principio di conservazione degli atti processuali.
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Impugnazione de plano: il rimedio corretto
La Corte di Cassazione ha analizzato un ricorso contro il diniego di una riduzione di pena. Invece di decidere nel merito, ha riscontrato un errore procedurale: il ricorrente aveva presentato ricorso in Cassazione, mentre il rimedio corretto era l'opposizione al provvedimento "de plano" del giudice dell'esecuzione. La Corte ha quindi riqualificato l'atto come opposizione e rinviato gli atti al giudice competente, applicando il principio di conservazione degli atti giuridici.
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Liberazione anticipata continuazione: no doppia riduzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22618/2024, ha stabilito un importante principio in materia di esecuzione penale. La Corte ha negato la possibilità di applicare una seconda volta il beneficio della liberazione anticipata a una pena unificata a seguito del riconoscimento della continuazione tra reati. Il caso riguarda un condannato che, dopo aver unificato le sue pene, chiedeva che i giorni di liberazione anticipata, già goduti sulle singole condanne, venissero detratti nuovamente dalla pena complessiva. I giudici hanno respinto il ricorso, affermando che la richiesta di una detrazione per liberazione anticipata continuazione comporterebbe un'illegittima duplicazione del beneficio, che esaurisce i suoi effetti una volta concesso.
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Pena sospesa: niente passaporto per il condannato
Un soggetto, condannato a una pena detentiva di quattro anni con esecuzione sospesa in attesa della decisione su misure alternative, ha richiesto il nulla osta al mantenimento del passaporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pena sospesa in questo contesto è pienamente esecutiva. Di conseguenza, sussiste l'impedimento legale al rilascio o al mantenimento del passaporto, poiché il condannato è una persona che "deve espiare una pena restrittiva della libertà personale" ai sensi della legge n. 1185/1967.
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Confisca allargata: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di confisca allargata nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa e dei suoi familiari. La sentenza ribadisce che la misura può colpire i beni il cui valore è sproporzionato rispetto al reddito, acquisiti in un arco temporale 'ragionevole' rispetto al reato, anche se intestati a terzi. La Corte ha ritenuto provata la fittizia intestazione ai familiari e l'origine illecita del patrimonio, rigettando il ricorso.
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Giudice dell’esecuzione: poteri e limiti sulla confisca
Un soggetto, condannato per riciclaggio, ha contestato la confisca di beni il cui valore di mercato superava l'importo disposto dalla sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione ha il potere e il dovere di interpretare la sentenza irrevocabile per determinare l'esatto valore dei beni da confiscare, garantendo che la misura non ecceda l'importo stabilito, senza che ciò costituisca una modifica del giudicato.
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Affidamento in prova: il lavoro non è un requisito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21593/2024, ha annullato l'ordinanza che revocava l'affidamento in prova a un soggetto che aveva perso il lavoro per cause non a lui imputabili. La Corte ha ribadito che lo svolgimento di un'attività lavorativa non è un requisito indispensabile per la misura, dovendo il giudice valutare la personalità del condannato nel suo complesso, includendo anche l'impegno in attività di volontariato.
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