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Art. 667 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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212 provvedimenti

Altri anni per Art. 667 Codice di Procedura Penale

Revoca confisca: no a nuove prove dopo la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per intestazione fittizia di beni e riciclaggio, che chiedeva la revoca confisca disposta con sentenza definitiva. L'imputato aveva tentato di introdurre nuove prove sulla lecita provenienza dei beni in fase esecutiva. La Corte ha stabilito che, una volta divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, il giudice dell'esecuzione non può riesaminare il merito della confisca, essendo l'unico rimedio esperibile la revisione dell'intera sentenza.
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Revoca della sentenza: il rimedio corretto
La Corte di Cassazione ha stabilito che avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione in materia di revoca della sentenza per reati depenalizzati, il rimedio corretto è l'opposizione, non il ricorso per cassazione. La Corte ha annullato la decisione di un Tribunale che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'opposizione del Pubblico Ministero, riaffermando il principio del 'favor impugnationis' e della conservazione degli atti giuridici.
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Indennità di custodia al proprietario: quando è esclusa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1229/2024, ha stabilito che l'indennità di custodia per beni sottoposti a sequestro penale non spetta al proprietario, neanche se comproprietario. La Corte ha chiarito che sia il compenso per la custodia sia il rimborso delle spese sono previsti solo per un custode che sia un soggetto terzo, diverso dal titolare del bene. Di conseguenza, le spese di locazione sostenute dal proprietario per conservare i beni sono state ritenute costi ordinari di gestione e non spese rimborsabili.
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Opposizione GIP: il rimedio al rigetto de plano
La Corte di Cassazione ha chiarito che avverso un'ordinanza di rigetto emessa 'de plano' (senza udienza) dal Giudice dell'esecuzione, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, bensì l'opposizione GIP ai sensi dell'art. 667 c.p.p. Questa procedura garantisce il diritto della parte a una valutazione nel merito in un contraddittorio effettivo. Il ricorso è stato quindi riqualificato e gli atti restituiti al Giudice per le Indagini Preliminari per il prosieguo.
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Restituzione beni sequestrati: l’opposizione al giudice
Un istituto di credito, titolare di un pegno su beni sequestrati in un procedimento di prevenzione, si vedeva negare la restituzione degli stessi. Il Tribunale aveva ordinato la restituzione al formale intestatario del conto, dichiarandosi incompetente a decidere sulla garanzia. La Suprema Corte, intervenendo sulla questione, ha chiarito che il rimedio corretto contro un'ordinanza di restituzione beni sequestrati emessa 'de plano' (senza udienza) non è il ricorso per cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. Di conseguenza, ha qualificato l'impugnazione come opposizione e ha rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo esame.
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Opposizione giudice esecuzione: il ricorso in Cassazione
La Procura ricorre in Cassazione contro il diniego di estinzione di una pena pecuniaria. La Suprema Corte, tuttavia, non decide nel merito ma riqualifica il ricorso come opposizione al giudice dell'esecuzione, rinviando gli atti al giudice di primo grado. La decisione sottolinea l'inammissibilità del ricorso diretto in Cassazione per tali provvedimenti, indicando l'opposizione come l'unico rimedio corretto per garantire il contraddittorio.
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Opposizione giudice esecuzione: la via corretta
La Corte di Cassazione interviene su un caso in cui la Procura aveva impugnato direttamente un'ordinanza del giudice dell'esecuzione relativa all'estinzione di una pena. La Suprema Corte, senza entrare nel merito, ha riqualificato il ricorso come opposizione al giudice dell'esecuzione, stabilendo che questo è l'unico rimedio procedurale corretto previsto dalla legge. Di conseguenza, gli atti sono stati rinviati al giudice di primo grado per la trattazione.
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Riduzione pena mancata impugnazione: no retroattività
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di pena di un sesto per mancata impugnazione, introdotta dalla Riforma Cartabia (art. 442, comma 2-bis c.p.p.), non ha efficacia retroattiva. Il beneficio si applica solo alle sentenze divenute irrevocabili dopo l'entrata in vigore della nuova legge, in quanto la norma ha natura processuale e segue il principio del "tempus regit actum", e non quello della "lex mitior".
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Opposizione giudice esecuzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso proposto da un Pubblico Ministero contro un'ordinanza del Giudice dell'esecuzione che negava l'estinzione di una pena pecuniaria. La Corte, invece di decidere nel merito, ha riqualificato il ricorso come opposizione al giudice dell'esecuzione, stabilendo che questo è il rimedio corretto per impugnare tali provvedimenti. Di conseguenza, ha rinviato gli atti allo stesso giudice per un nuovo esame della questione.
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Confisca per equivalente e beni del terzo: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la confisca per equivalente di un immobile, formalmente di proprietà di una società unipersonale della figlia del condannato. La Corte ha stabilito che, ai fini della confisca, rileva la 'disponibilità' effettiva del bene da parte del condannato, non la titolarità formale. L'operazione di cessione societaria è stata ritenuta un artificio per sottrarre il bene alla garanzia patrimoniale dello Stato, escludendo la buona fede della figlia acquirente.
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Nulla osta passaporto: la competenza è del PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino a cui era stato negato il passaporto per una multa non pagata. L'errore fatale è stato richiedere il nulla osta passaporto al Giudice dell'Esecuzione anziché al Pubblico Ministero, l'unica autorità competente in prima istanza. La Corte ha stabilito che il Giudice può intervenire solo in un secondo momento, per controllare la decisione del PM, e ha ritenuto irrilevante la questione di compatibilità con il diritto UE a causa del vizio procedurale.
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Confisca beni culturali: buona fede e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di nove dipinti di grande valore, illecitamente esportati dall'Italia in passato. Il possessore, un collezionista, sosteneva di averli acquistati in buona fede, ma non ha fornito prove sufficienti. La sentenza chiarisce che per la confisca beni culturali non è necessaria una preventiva dichiarazione formale di interesse, essendo sufficiente il valore intrinseco dell'opera. Inoltre, ha stabilito che l'onere di provare la buona fede e l'estraneità al reato originale grava sul possessore, specialmente se è un esperto del settore, il quale è tenuto a un elevato dovere di diligenza nella verifica della provenienza dei beni.
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Restituzione beni sequestrati: cosa succede se venduti
Un soggetto, condannato per maltrattamento di animali, si è visto sequestrare e vendere i propri cani durante il procedimento. In fase esecutiva, la confisca è stata ritenuta illegittima. La Cassazione chiarisce che, in caso di vendita, il diritto del proprietario non si estingue ma si trasferisce sul ricavato. La sentenza analizza il principio della restituzione beni sequestrati per equivalente ('tantundem') quando la restituzione in forma specifica non è più possibile, annullando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato ogni diritto al proprietario.
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Revoca pena sostitutiva: quando si torna in carcere
La Cassazione ha confermato la decisione di un Magistrato di sorveglianza sulla revoca della pena sostitutiva della detenzione domiciliare. Un condannato, violando ripetutamente le prescrizioni frequentando un coindagato, è stato ricondotto in carcere. La Corte ha chiarito che la scelta tra il ripristino della detenzione in carcere e un'altra pena sostitutiva è discrezionale e motivata dalla gravità dei fatti.
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Confisca allargata: come provare l’origine lecita?
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di confisca allargata nei confronti dei familiari di un soggetto condannato per gravi reati. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare l'origine lecita dei beni, il cui valore era sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. La sentenza ribadisce che non basta invocare una vecchia entrata economica, ma è necessario provare come quel denaro sia stato investito e sia fruttato nel tempo, ponendo l'onere della prova a carico di chi possiede i beni.
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Impugnazione esito affidamento: la via dell’opposizione
La Corte di Cassazione ha chiarito che il rimedio corretto contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza sull'esito negativo dell'affidamento in prova non è il ricorso diretto, ma l'opposizione davanti allo stesso tribunale. In un caso riguardante la mancata estinzione della pena per presunte inadempienze, la Suprema Corte ha riqualificato l'impugnazione errata, applicando il principio di conservazione degli atti e rinviando il caso al primo giudice per la trattazione come opposizione. La decisione sottolinea la specificità della procedura prevista dall'art. 678, comma 1-bis, c.p.p., che impone un primo vaglio nel merito in contraddittorio prima di poter adire la Cassazione.
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Restituzione beni sequestrati: errore nel ricorso
La Cassazione chiarisce la procedura per la restituzione beni sequestrati. Un ricorso errato contro un diniego del GIP viene riqualificato come opposizione, obbligando il giudice a riesaminare il caso. La sentenza sottolinea l'importanza di scegliere il corretto mezzo di impugnazione per evitare l'inammissibilità.
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Appello errato? Conversione e favor impugnationis
Un soggetto impugnava con ricorso per cassazione l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che dichiarava l'esito negativo del suo affidamento in prova. La Suprema Corte, pur rilevando l'erroneità del mezzo di impugnazione scelto (essendo prevista la sola opposizione), ha deciso di non dichiarare inammissibile il ricorso. In applicazione del principio del favor impugnationis e della conservazione degli atti giuridici, ha qualificato l'atto come opposizione, trasmettendo gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente per la decisione nel merito.
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Ricorso come opposizione: la Cassazione qualifica l’atto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso per cassazione, erroneamente proposto contro un'ordinanza in materia di confisca emessa 'de plano', non deve essere dichiarato inammissibile. In applicazione del principio del 'favor impugnationis', l'atto viene qualificato come opposizione e trasmesso al giudice competente per la decisione. La vicenda riguarda un'istanza di revoca e rideterminazione del quantum di una confisca per equivalente, che la Corte d'Appello aveva ritenuto inammissibile per la presunta riproposizione di questioni già decise. La Suprema Corte, invece di rigettare il ricorso, lo ha 'salvato' riqualificandolo nel mezzo di impugnazione corretto.
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Opposizione del terzo alla confisca: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimedio corretto per un terzo, estraneo al processo penale, per contestare la confisca dei propri beni è l'opposizione del terzo davanti al giudice dell'esecuzione e non il ricorso per cassazione. Nel caso di specie, la Corte ha riqualificato l'impugnazione errata e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente. La decisione si fonda sul principio di conservazione degli atti processuali, quando sia chiara la volontà di contestare il provvedimento (voluntas impugnationis).
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