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Art. 665 Codice di Procedura Penale

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503 provvedimenti

Ordine di demolizione abusiva: la Cassazione nega prescrizione e proporzionalità
Un'anziana signora ha impugnato un ordine di demolizione abusiva per la sua unica abitazione, dove viveva con la figlia e tre nipoti, due dei quali disabili. Ha sostenuto la mancata nomina di un difensore d'ufficio, la prescrizione dell'ordine e la sua sproporzione rispetto alla grave situazione familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non soggetta a prescrizione penale e non richiede notifica al difensore. Inoltre, la Corte ha ritenuto non provata l'indisponibilità di altre soluzioni abitative o mezzi economici.
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Conflitto di Competenza: L’ultima sentenza irrevocabile e il giudice dell’esecuzione
Un Condannato ha chiesto l'applicazione della continuazione tra reati, ma è sorto un conflitto di competenza del giudice dell'esecuzione tra due GIP. Il GIP di Lamezia Terme si era dichiarato incompetente, ritenendo che l'ultima sentenza irrevocabile fosse stata emessa dal GUP di Catanzaro. Il GIP di Catanzaro, invece, ha sollevato il conflitto, sostenendo che l'ultima sentenza irrevocabile era del GUP di Lamezia Terme e che la competenza spetta sempre al giudice che ha emesso l'ultimo provvedimento definitivo. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto, stabilendo che il giudice competente è quello che ha pronunciato l'ultima sentenza di condanna divenuta irrevocabile, individuando nel GIP di Lamezia Terme il giudice corretto.
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Conflitto di competenza: chi decide l’esecuzione delle pene?
Un Giudice dell'Appello si è dichiarato incompetente su una richiesta di estinzione di pena accessoria, indicando un altro Tribunale come competente. Quest'ultimo ha sollevato un Conflitto di competenza. La Corte di Cassazione ha risolto la questione. Ha stabilito che il Giudice dell'Appello è il giudice competente. Questo perché la sentenza definitiva più recente era stata emessa proprio da quel Giudice. La decisione chiarisce quale autorità giudiziaria deve gestire l'esecuzione delle pene in presenza di più condanne.
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Legittimazione ricorso del PM: Procura Generale non può impugnare
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di `legittimazione ricorso del PM`. Un Tribunale aveva parzialmente accolto la richiesta di `continuazione in executivis` per un Condannato. La Procura Generale presso la Corte d'Appello ha presentato ricorso, sostenendo l'incompetenza del Tribunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso `inammissibile`. Ha stabilito che solo il Pubblico Ministero che ha partecipato al procedimento di esecuzione ha la `legittimazione` per impugnare le decisioni del giudice dell'esecuzione, non la Procura Generale della Corte d'Appello. Il ricorso è stato quindi respinto per mancanza del diritto di agire.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Cassazione annulla decisione GIP
Un condannato aveva ricevuto più sentenze. Un giudice di primo grado ha riconosciuto la continuazione dei reati, ricalcolando la pena complessiva. Il Procuratore ha impugnato questa decisione, sostenendo che il giudice non aveva la **competenza del giudice dell'esecuzione** per trattare il caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il giudice competente è quello che ha emesso l'ultima sentenza definitiva, anche se riguarda reati diversi. La decisione del giudice di primo grado è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al giudice competente.
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Competenza Giudice Esecuzione: Cassazione chiarisce sul reato continuato
Un Condannato ha chiesto l'applicazione del reato continuato per diverse sentenze definitive. La Corte d'Appello ha deciso sulla sua richiesta. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che la Competenza Giudice Esecuzione non spettava alla Corte d'Appello, ma al Tribunale che aveva emesso l'ultima condanna irrevocabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ribadito che, in caso di più condanne definitive, la Competenza Giudice Esecuzione spetta al giudice che ha pronunciato l'ultima condanna irrevocabile, indipendentemente dalla specifica condanna in questione. L'ordinanza della Corte d'Appello è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al Tribunale competente per la decisione.
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Reato continuato in sede esecutiva: ricorso inammissibile
Il Giudice dell'Esecuzione ha accolto l'istanza del Condannato per il riconoscimento della disciplina del reato continuato in sede esecutiva, rideterminando la pena complessiva. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo l'incompetenza del giudice che si era pronunciato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni. In primo luogo, il Procuratore Generale presso la Corte d'Appello non ha la legittimazione ad impugnare le ordinanze del Giudice dell'Esecuzione, potere che spetta solo al Pubblico Ministero che ha partecipato al procedimento di esecuzione. In secondo luogo, essendosi il giudice pronunciato in seguito a un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione, la sua competenza era diventata vincolante e non più contestabile.
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Confisca allargata valida per la casa comprata prima dei reati
Un cittadino condannato per usura ed estorsione commessi dal 2013 al 2020 impugna la misura che colpisce un immobile acquistato alla fine del 2011. La difesa sostiene l'illegittimità del provvedimento, evidenziando che l'acquisto precede i delitti e contesta l'incompatibilità dei giudici. La Corte di Cassazione conferma la piena legittimità della confisca allargata. I giudici spiegano che il bene, sebbene comprato prima, è stato saldato in prevalenza mediante un mutuo rimborsato proprio durante gli anni di commissione dei reati. I redditi lecite dichiarati non bastavano a coprire le rate del finanziamento. Di conseguenza, la misura colpisce l'acquisto pagato con risorse illecite, rispettando il legame temporale richiesto dalla legge.
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Competenza del giudice dell’esecuzione tra casellario e realtà
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra diverse condanne per truffa. Il Tribunale locale ha accolto l'istanza e ha rideterminato la pena complessiva. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la competenza del giudice dell'esecuzione appartenesse a un altro Tribunale, poiché l'ultima condanna era diventata definitiva presso quest'ultimo proprio il giorno di presentazione della domanda. La difesa ha sostenuto l'affidamento sul casellario giudiziale, non ancora aggiornato a quella data. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza del giudice dell'esecuzione si determina sulla base della situazione reale esistente al momento della domanda, a prescindere dal ritardo nell'aggiornamento del casellario giudiziale. L'ordinanza è stata annullata e gli atti trasmessi al giudice competente.
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Confisca dei beni e terzi creditori: niente risarcimento dallo Stato
Un cittadino acquista un immobile rivelatosi abusivo da una società immobiliare. Successivamente, l'intero patrimonio aziendale subisce un sequestro e la relativa confisca dei beni e terzi creditori cercano tutela. L'acquirente ottiene una sentenza civile di risarcimento contro la società e chiede l'ammissione del credito al passivo dei beni confiscati gestiti dall'Agenzia Nazionale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: il credito risarcitorio riguarda un immobile estraneo al provvedimento di sequestro e si configura come mero credito chirografario. Pertanto, la confisca dei beni e terzi creditori non consente il soddisfacimento di crediti sorti al di fuori della procedura su beni non confiscati.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: il momento del deposito
Il Condannato presenta dal carcere un'istanza per ottenere la disciplina del reato continuato e la riduzione della pena. Al momento del deposito della richiesta, l'ultima condanna definitiva risulta emessa da un primo Tribunale. Successivamente, altre sentenze emesse da giudici diversi diventano irrevocabili. Il primo Tribunale rifiuta la decisione e sostiene che la competenza del giudice dell'esecuzione spetti al magistrato dell'ultimo verdetto definitivo in ordine di tempo. Si genera un conflitto di competenza tra i due Tribunali. La Corte di Cassazione risolve la questione stabilendo che la competenza del giudice dell'esecuzione si determina in modo definitivo al momento della presentazione della domanda. La decisione non subisce mutamenti per il successivo passaggio in giudicato di altre condanne. Vince il primo Tribunale che deve trattare l'istanza.
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Competenza del giudice dell’esecuzione e pluralità di condanne
Un condannato ha chiesto di unificare varie condanne penali applicando il vincolo della continuazione. Più giudici diversi avevano emesso le sentenze definitive di condanna. Il tribunale in composizione collegiale ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per difetto di competenza. Quando le condanne provengono da uffici giudiziari differenti, la competenza del giudice dell'esecuzione spetta all'autorità che ha pronunciato l'ultimo provvedimento diventato irrevocabile, anche se in composizione monocratica. La norma che attribuisce sempre la competenza al collegio vale soltanto se le decisioni derivano dallo stesso ufficio giudiziario. Gli atti passano quindi al giudice monocratico.
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Conflitto di competenza esecutiva tra giudici e la soluzione
Un condannato ha presentato richiesta di riconoscimento della continuazione dei reati in fase di esecuzione. Due diverse autorità giudiziarie hanno ricusato la propria competenza, generando un conflitto di competenza esecutiva. Da un lato, il primo giudice ha sostenuto la competenza del secondo in base alla data della decisione. Dall'altro, il secondo giudice ha indicato il primo evidenziando il momento di irrevocabilità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha risolto la questione applicando l'articolo 665 del codice di procedura penale. I giudici di legittimità hanno attribuito la competenza al giudice che ha emesso la decisione divenuta irrevocabile per ultima prima del deposito dell'istanza. Di conseguenza, gli atti tornano al giudice per le indagini preliminari competente per procedere con la valutazione del reato continuato.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: vince la Procura
Un condannato ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due sentenze definitive emesse dalla Corte di Appello. Il Tribunale ordinario ha accolto la richiesta e ha rideterminato la pena. La Procura della Repubblica ha presentato ricorso in Cassazione eccependo il difetto di competenza del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che in presenza di più decisioni la competenza del giudice dell'esecuzione appartiene all'autorità che ha deliberato la sentenza divenuta definitiva per ultima. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza del Tribunale e hanno trasmesso gli atti alla competente Corte di Appello.
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Restituzione beni confiscati: vince la Corte d’Appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso relativo alla richiesta di restituzione beni confiscati avanzata dalla moglie di un soggetto condannato per reati tributari. La donna rivendicava la proprietà dei beni in qualità di terza estranea al reato. Il Tribunale ordinario, quale giudice dell'esecuzione, aveva accolto la domanda e disposto il dissequestro. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione contestando l'incompetenza del Tribunale, poiché la sentenza di merito era stata parzialmente riformata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso del Pubblico Ministero in opposizione formale e ha dichiarato l'incompetenza funzionale del Tribunale di primo grado, trasmettendo tutti gli atti alla Corte d'Appello per la decisione finale.
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Giudice dell’esecuzione: quale corte decide sulle vecchie pene
Un condannato richiede la dichiarazione di estinzione della pena per decorso del tempo in relazione a una vecchia condanna. La Corte d'Appello rifiuta la competenza perché l'istanza riguarda una specifica sentenza emessa da un Tribunale. Il Tribunale, a sua volta, solleva conflitto di competenza poiché l'ultima condanna irrevocabile a carico dell'interessato è stata pronunciata dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione risolve il contrasto stabilendo che la competenza come giudice dell'esecuzione spetta inderogabilmente all'autorità giudiziaria che ha emesso l'ultima sentenza definitiva in ordine cronologico, anche se la richiesta del condannato riguarda un titolo sanzionatorio differente.
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Revoca della sospensione condizionale e limiti dell’esecuzione
Un condannato chiedeva al giudice dell'esecuzione di cancellare la revoca della sospensione condizionale, contestando presunti errori dei giudici e la mancata notifica al proprio nuovo difensore. Il giudice dell'esecuzione respingeva la richiesta poiché gli eventuali vizi della sentenza andavano fatti valere con i normali ricorsi e gli avvisi erano stati regolarmente inoltrati al legale allora in carica. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del provvedimento, dichiarando inammissibile il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha chiarito che il subentro successivo di un nuovo avvocato non obbliga l'autorità giudiziaria a ripetere le comunicazioni ritualmente già perfezionate.
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Competenza del giudice dell’esecuzione tra primo grado e rinvio
La Procura Generale ha chiesto la revoca della sospensione condizionale della pena per una persona condannata definitivamente. La Corte di Appello ha dichiarato la propria incompetenza e ha trasmesso gli atti al Tribunale di primo grado, sostenendo di avere confermato la decisione originaria. Il Tribunale ha sollevato un conflitto negativo, affermando che la precedente sentenza di Cassazione con rinvio radicasse l'autorità presso la Corte territoriale. La Suprema Corte di Cassazione ha risolto il conflitto assegnando la competenza del giudice dell'esecuzione alla Corte di Appello. Il giudice di legittimità ha chiarito che, nei casi di annullamento con rinvio, il potere esecutivo spetta sempre al giudice del rinvio, a prescindere dall'esito di conferma o riforma del verdetto.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: regole per più condanne
Un condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati distinti davanti a un tribunale locale. L'organo giudicante ha accolto l'istanza e ha unificato le pene relative a diversi delitti. La Procura ha impugnato l'ordinanza denunciando il difetto di competenza territoriale e funzionale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della pubblica accusa. L'ultima condanna definitiva apparteneva a un tribunale differente. La competenza del giudice dell'esecuzione in presenza di più titoli irrevocabili spetta inderogabilmente al giudice dell'ultima sentenza passata in giudicato. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato l'ordinanza senza rinvio a causa dell'incompetenza funzionale.
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Competenza del giudice dell’esecuzione: Corte o Tribunale?
Un condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato per diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto l'istanza. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la competenza del giudice dell'esecuzione. Secondo la legge, quando l'esecuzione riguarda più sentenze emesse da giudici differenti, il potere decisionale appartiene al giudice che ha pronunciato il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo nel tempo. Dagli atti è emerso che l'ultima condanna definitiva era stata emessa da un Tribunale locale e non dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza senza rinvio e trasmettendo gli atti all'autorità giudiziaria competente.
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