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Art. 648-bis Codice Penale — Anno 2026

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237 provvedimenti

Altri anni per Art. 648-bis Codice Penale

Confisca nel patteggiamento: l’accordo non salva il patrimonio
Il Giudice per le indagini preliminari applicava all'Imputato, su accordo delle parti, la pena di un anno e nove mesi di reclusione e quattromila euro di multa per il reato di riciclaggio, disponendo la confisca per equivalente di venticinquemila euro. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione di un'attenuante e l'assenza di accordo sulla misura di sicurezza patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di patteggiamento, non è possibile lamentare in Cassazione la mancata applicazione di attenuanti non concordate. Inoltre, la confisca nel patteggiamento del profitto del reato di riciclaggio è obbligatoria per legge e può essere disposta dal giudice anche senza l'accordo delle parti, purché l'importo corrisponda alle somme riciclate indicate nell'imputazione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Eredità fittizia e reato di riciclaggio: condannato il figlio
Il caso riguarda Il Figlio di un prestanome che ha ereditato formalmente dei terreni acquistati in realtà da un esponente di spicco della criminalità organizzata. Su indicazione della famiglia del reale proprietario, Il Figlio ha venduto i terreni a terzi e ha consegnato il ricavato in contanti ai familiari del boss. La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per il reato di riciclaggio. I giudici hanno chiarito che la vendita dei beni e la consegna del denaro contante costituiscono una condotta progressiva volta a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita dei beni. Questa attività di dissimulazione non è esclusa dalla fittizia intestazione ereditata, in quanto il reato di riciclaggio assorbe quello di trasferimento fraudolento di valori quando quest'ultimo rappresenta solo un tassello di una più complessa operazione di ripulitura del denaro.
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Annullamento con rinvio: no al copia-incolla sui coindagati
L'Imprenditore, accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la sua custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, disponendo l'annullamento con rinvio del provvedimento. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale non si è uniformato alla precedente sentenza di annullamento. Invece di analizzare in modo autonomo la posizione dell'Imprenditore e rispondere alle specifiche obiezioni della difesa sulla reale consistenza del patrimonio aziendale distratto, il giudice di merito si è limitato a copiare le motivazioni adottate per altri coindagati. Ora il Tribunale di Catania dovrà riesaminare il caso da capo, offrendo una motivazione reale e specifica per la posizione dell'indagato.
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Riciclaggio: prestare la carta a terzi costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di riciclaggio nei confronti di un soggetto che ha messo a disposizione la propria carta prepagata per ricevere somme di denaro provenienti da una frode informatica commessa da terzi. L'imputata aveva successivamente trasferito tali somme a se stessa e a soggetti stranieri, denunciando poi falsamente lo smarrimento della carta. I giudici hanno chiarito che integra il delitto di riciclaggio la condotta di chi, pur non avendo partecipato al reato presupposto, consente l'uso del proprio conto o carta per ostacolare la tracciabilità dei fondi illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato di riciclaggio: condannati i figli per i fondi del padre
Due figli ricevevano ingenti somme di denaro sui propri conti correnti, provenienti dalla circonvenzione di incapace commessa dal padre ai danni di una coppia di anziani. I figli utilizzavano poi questi soldi per spese personali e prelievi. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna a due anni di reclusione per il reato di riciclaggio. I giudici hanno chiarito che mettere a disposizione il proprio conto corrente per ricevere denaro sporco integra il reato di riciclaggio, in quanto ostacola l'individuazione della provenienza illecita dei fondi. Non rileva che i conti fossero preesistenti o che i figli non avessero partecipato alla truffa iniziale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la colpevolezza dei giovani.
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Differenza tra riciclaggio e ricettazione: il caso dell’auto
Due imputati sono stati condannati per il reato di riciclaggio in relazione a un'auto rubata, a cui erano stati modificati telaio e targhe prima della vendita. Uno dei due rispondeva anche di truffa. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. La Corte ha chiarito la differenza tra riciclaggio e ricettazione: il riciclaggio richiede condotte idonee a ostacolare l'identificazione della provenienza del bene con dolo generico di trasformazione, mentre la ricettazione si caratterizza per il dolo specifico di procurare a sé o ad altri un profitto. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e della Cassa delle ammende.
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Termine per impugnare: la Cassazione frena i ricorsi tardivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato in primo grado per il reato di riciclaggio. L'imputato aveva presentato l'appello oltre il termine per impugnare di quarantacinque giorni stabilito dalla legge. La difesa sosteneva l'applicazione di una norma più favorevole introdotta successivamente dalla Riforma Cartabia, che prevede termini diversi per l'imputato dichiarato assente. I giudici di legittimità hanno chiarito che le nuove disposizioni non si applicano retroattivamente ai procedimenti già avviati e definiti prima dell'entrata in vigore della riforma. Di conseguenza, l'appello originario rimane tardivo e il ricorso viene rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di riciclaggio: la finta mediazione che costa i domiciliari
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare la propria condotta da reato di riciclaggio a ricettazione. L'indagato aveva gestito le trattative per la vendita di auto di provenienza illecita, inserendo annunci online, mostrando i veicoli e assistendo gli acquirenti nel passaggio di proprietà. La difesa sosteneva che tale attività di mediazione rientrasse nella ricettazione, consentendo benefici procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'intervento materiale nel trasferimento dei beni, volto a ostacolare l'identificazione della loro origine illecita, configura pienamente il reato di riciclaggio. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo di denaro: il solo possesso non basta
Il Tribunale di Foggia aveva confermato il sequestro preventivo di denaro per oltre 338.000 euro, rinvenuti nascosti in un'auto. Gli indagati erano accusati del reato di riciclaggio, ma non riuscivano a giustificare la provenienza della somma. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, accogliendo il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che il semplice possesso di un'ingente somma di denaro non giustificato, anche se nascosto, non basta a disporre il sequestro preventivo di denaro. Per contestare il riciclaggio è indispensabile individuare, almeno nella sua tipologia, il reato presupposto da cui derivano i fondi illeciti e dimostrare un collegamento concreto con attività criminali, non potendosi basare su semplici congetture o sul mero trasporto del contante.
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Sequestro di denaro per riciclaggio: il possesso non basta
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre 338.000 euro nei confronti di due indagati per riciclaggio. Il denaro era stato trovato nascosto sotto il sedile di un'auto. I giudici di merito avevano giustificato la misura basandosi solo sull'ingente somma, sulla sua suddivisione in pacchetti e sull'assenza di spiegazioni plausibili. La Cassazione ha stabilito che il semplice possesso di contanti non basta a dimostrare il reato. Per legittimare il sequestro di denaro per riciclaggio, i giudici devono individuare almeno la tipologia del reato presupposto da cui provengono le somme e dimostrare una condotta concreta volta a ostacolarne la provenienza illecita, non bastando il mero trasporto del denaro.
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Sequestro preventivo: la Cassazione salva i beni dell’azienda
Il Tribunale di Venezia aveva confermato il sequestro preventivo, anche per equivalente, di crediti e liquidità di un'azienda, ipotizzando il reato di riciclaggio a carico dei suoi dirigenti. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che i beni societari non potevano essere bloccati senza dimostrare un nesso diretto con il reato o la disponibilità effettiva in capo agli indagati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di merito non hanno distinto correttamente tra prodotto e profitto del reato, né hanno individuato i singoli beni colpiti, presumendo genericamente l'origine illecita di tutta la liquidità. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando un nuovo esame al Tribunale di Venezia.
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Riciclaggio di veicoli: Ricorso inammissibile per uso di documenti falsi
Un individuo ha presentato ricorso contro la condanna per riciclaggio di veicoli. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'imputato avesse ostacolato l'individuazione dell'origine illecita di un veicolo usando documenti falsi e non fornendo spiegazioni sul suo possesso. Il ricorso contestava il rigetto di nuove prove e la qualificazione del reato come riciclaggio, anziché ricettazione, oltre alla consapevolezza dell'illecito. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e le spese processuali.
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Riciclaggio di Denaro: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma
Un Lavoratore è stato condannato per riciclaggio di denaro. Ha rimosso tracce di inchiostro da 128 banconote di origine illecita, depositandole sul suo conto e nascondendo altre cinque in casa. Il suo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi presentati fossero ripetitivi e non specifici, già esaminati e respinti nei gradi precedenti. Non sono stati riconosciuti vizi nella motivazione sulla responsabilità o sull'elemento psicologico del reato, né sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche o sulla determinazione della pena.
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Riciclaggio di veicoli rubati: quando l’alterazione è reato consumato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per riciclaggio di veicoli rubati a carico di due individui sorpresi mentre alteravano i tratti identificativi di un'auto rubata. I ricorrenti avevano contestato la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di ricettazione o tentativo. La Corte ha ribadito che l'ostacolo all'identificazione della provenienza delittuosa configura il riciclaggio di veicoli rubati. Sono stati respinti anche i motivi relativi alle attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna alle spese.
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Errore di calcolo della pena: vince in Cassazione, 4 mesi in meno
Un uomo, condannato per riciclaggio continuato, ha presentato ricorso in Cassazione a causa di un errore di calcolo della pena commesso dalla Corte d'Appello. Quest'ultima, pur partendo da una pena base corretta, aveva sbagliato a sottrarre lo sconto di un terzo previsto per il rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, non annullando la sentenza ma procedendo a una diretta rettifica. Ha corretto l'errore di calcolo della pena, riducendo la reclusione da tre anni e otto mesi a tre anni e quattro mesi, confermando la responsabilità penale dell'imputato ma garantendo la giusta applicazione della legge.
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Riciclaggio di denaro con lotterie: arresti per la compagna
Una donna è stata posta agli arresti domiciliari con l'accusa di Riciclaggio di denaro. Secondo gli inquirenti, avrebbe aiutato il compagno a 'ripulire' soldi di provenienza illecita. Il meccanismo consisteva nell'acquistare vincite al gioco del lotto e far accreditare le somme sul conto corrente della donna. La sua difesa ha contestato la gravità degli indizi e la necessità della misura restrittiva, ma la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici supremi hanno confermato la decisione del tribunale, stabilendo che la motivazione era logica e coerente. La Corte ha ribadito di non poter rivalutare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando così gli arresti domiciliari.
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Riciclaggio con carta prepagata: condanna anche per l’intestatario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di riciclaggio. Uno dei due aveva intestata una carta prepagata, mentre l'altro la utilizzava per ricevere e prelevare rapidamente somme di denaro provenienti da una frode informatica. Secondo i giudici, mettere a disposizione la propria carta per far transitare fondi illeciti, anche senza usarla direttamente, costituisce un'operazione finalizzata a ostacolare la tracciabilità del denaro. Questa condotta integra il più grave delitto di riciclaggio con carta prepagata e non la semplice ricettazione, perché crea attivamente uno schermo per 'ripulire' i proventi del crimine. La Corte ha quindi respinto i ricorsi, confermando la colpevolezza di entrambi.
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Motivazione Rafforzata: Assolto, Condannato e poi Annullato
Un uomo, accusato di aver riciclato denaro proveniente da truffe online, viene prima assolto e poi condannato in appello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: per ribaltare un'assoluzione, il giudice d'appello deve fornire una motivazione rafforzata. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni della Corte d'Appello fossero solo 'plausibili' ma non dotate della forza logica necessaria per superare la prima sentenza. Di conseguenza, il processo per riciclaggio dovrà essere celebrato nuovamente, mentre un'altra accusa è stata dichiarata estinta per prescrizione.
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Tentato riciclaggio: dalla ‘sola presenza’ alla condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per tentato riciclaggio a carico di un individuo sorpreso in un'officina di autodemolizioni mentre un'auto rubata veniva smontata. L'imputato sosteneva che la sua semplice presenza non fosse sufficiente a provare il reato. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la colpevolezza può essere provata da un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti. Aver condotto l'auto sul posto, essere presente durante la 'cannibalizzazione' e le modalità del suo arrivo, valutati insieme, costituiscono prova sufficiente del tentativo di ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del veicolo. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Conto per truffe: non è frode ma riciclaggio. La Cassazione
La Corte di Cassazione affronta il confine tra riciclaggio e frode informatica. Un soggetto aveva messo a disposizione il proprio conto corrente per ricevere somme di denaro provenienti da una frode informatica commessa da altri. La Corte ha stabilito che questa condotta non integra un concorso nel reato di frode, ma il più grave e autonomo delitto di riciclaggio. Il principio chiave è che chi si limita a 'ripulire' il denaro dopo la frode, senza partecipare alla sua esecuzione, risponde di riciclaggio. La mancanza di prove sulla consapevolezza e partecipazione alla fase esecutiva della frode esclude il concorso e qualifica il fatto come riciclaggio. L'imputato ha perso il ricorso.
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