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Art. 640-quater Codice Penale

145 provvedimenti

Sequestro preventivo: illegittimo il blocco senza rischio reale
Due coniugi hanno subito il sequestro preventivo di somme e immobili per presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. I giudici di merito contestavano l'indebita percezione di contributi post-terremoto per un'abitazione usata solo in estate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la mancanza di motivazione sul pericolo concreto di dispersione dei beni e l'eccessiva estensione del blocco patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Il giudice non può giustificare il sequestro preventivo basandosi solo sulla futura confiscabilità del bene. Serve una specifica motivazione sul rischio reale ed attuale che i beni vengano dispersi prima della sentenza definitiva. La Suprema Corte ha dunque annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del periculum in mora.
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Confisca per equivalente: La Cassazione sui trattamenti diversi tra coimputati
Un imputato, condannato per truffa aggravata e soggetto a confisca per equivalente di 600.000 euro, ha chiesto la revoca di tale misura. La sua richiesta si basava sul fatto che un coimputato, processato separatamente, era stato condannato per truffa semplice, senza l'aggravante, e la sua confisca era stata revocata. L'imputato sosteneva che l'esclusione dell'aggravante dovesse estendersi anche a lui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la richiesta equivale a una revisione della condanna, non ammessa per ottenere solo un trattamento sanzionatorio meno afflittivo. Il contrasto tra le sentenze riguardava la qualificazione giuridica del fatto, non il fatto storico, e l'articolo 669 c.p.p. non si applica a imputati diversi. La confisca per equivalente è una misura sanzionatoria che colpisce ogni concorrente per l'intero profitto illecito.
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Sequestro Preventivo: Motivazione Generica Annulla il Blocco Beni
Un medico ospedaliero è stato accusato di truffa aggravata per non aver rispettato l'esclusività del suo rapporto di lavoro "intramoenia". Le somme percepite, considerate profitto del reato, sono state sottoposte a sequestro preventivo. Il medico ha impugnato il provvedimento, sostenendo una carenza di motivazione sul "periculum in mora" (il pericolo di ritardo). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la motivazione del sequestro preventivo era troppo generica e non spiegava concretamente il rischio di dispersione dei beni. La sentenza ha annullato il provvedimento e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Fatture per operazioni inesistenti: scatta il sequestro dei beni
L'Amministratore di una società ricorre in Cassazione contro il sequestro preventivo disposto sui propri beni per un importo superiore a cinquecentomila euro, legato al reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. La difesa sostiene l'assenza del dolo specifico di evasione fiscale, affermando che le prestazioni erano state reali e che i documenti servivano solo a giustificare successivi passaggi commerciali. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'emissione di fatture per operazioni inesistenti costituisce un reato di pericolo astratto: basta la consapevolezza di emettere documenti fittizi, a prescindere dal fatto che l'evasione si realizzi effettivamente o che vi siano altri scopi concomitanti. Il sequestro del prezzo del reato resta quindi confermato e L'Amministratore viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Confisca per Equivalente: Sequestro Legittimo anche per l’Intero Profitto
Un individuo, accusato di truffa aggravata, ha subito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su un immobile. Ha contestato la misura, sostenendo che il sequestro fosse sproporzionato e coprisse più del suo profitto individuale, dato il concorso con altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la confisca per equivalente può colpire un singolo co-autore per l'intero profitto illecito e che un bene indivisibile può essere sequestrato anche se il suo valore eccede leggermente il profitto accertato.
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Frode INPS e Confisca Obbligatoria: La Cassazione Annulla la Sentenza
Un Lavoratore ha dichiarato falsamente all'INPS un rapporto di lavoro inesistente per ottenere indebitamente l'indennità UINASPI. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Perugia ha applicato una pena concordata ma ha omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria e rinviando gli atti al Tribunale di Perugia per una nuova decisione su questo punto.
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Sequestro Negato: La Cassazione e l’Interesse ad Impugnare
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. L'appello mirava a ottenere un sequestro preventivo più ampio, includendo il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), che il G.i.p. aveva escluso, limitando il sequestro a un reato minore (art. 7 d.lgs. n. 4/2019). Il Pubblico Ministero sosteneva di avere un concreto interesse ad impugnare per poter applicare la confisca per equivalente. La Cassazione ha però confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'interesse ad impugnare deve essere concreto e non generico, e non è stato dimostrato un effettivo pregiudizio pratico.
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Patteggiamento e Confisca: Il Giudice non può modificare l’accordo
Un Pubblico Ufficiale, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, aveva concordato una pena tramite patteggiamento, includendo una specifica confisca di 26.000 euro. Il Giudice per le Udienze Preliminari (GUP) accettava la pena ma disponeva la confisca di tutti i beni sequestrati, superando l'accordo. L'Ufficiale chiedeva una correzione per errore materiale, ma il GUP la rigettava, sostenendo che la confisca fosse obbligatoria e non parte dell'accordo. La Cassazione ha riqualificato l'istanza come ricorso. Ha stabilito che l'accordo di patteggiamento può includere le misure di sicurezza come la confisca. Il giudice deve accettare l'intero accordo o rigettarlo, senza modifiche parziali. La Corte ha annullato sia l'ordinanza del GUP che la sentenza di patteggiamento, rinviando gli atti per un nuovo giudizio.
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Sequestro preventivo su conto cointestato: blocco valido su tutto
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il blocco dei rapporti bancari intestati all'Indagato e alla Coniuge per reati patrimoniali ascritti all'uomo. La Coniuge, terza del tutto estranea all'illecito, ha richiesto la revoca della misura sul 53,91% dei saldi, documentando la tracciabilità delle entrate derivanti dal proprio stipendio. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro preventivo su conto cointestato è legittimo sull'intera somma quando l'indagato può disporre liberamente delle giacenze. La natura fungibile del denaro e la confluenza dei fondi nel conto comune determinano la piena facoltà dispositiva dell'indagato, rendendo inopponibili le quote ideali in sede cautelare.
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Confisca del profitto: illegittima se il danno è già risarcito
Un cittadino ha concordato una pena per truffa aggravata legata a contributi pubblici erogati da un ente regionale. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha anche ordinato la confisca del profitto disponendo l'espropriazione definitiva di una somma precedentemente sequestrata. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato ha dimostrato di aver già risarcito integralmente il danno causato all'ente pubblico prima della definizione del procedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la confisca senza rinvio. I giudici hanno chiarito che il rimborso completo all'ente azzera il vantaggio economico illecito. Di conseguenza, mantenere la confisca comporterebbe una doppia sanzione vietata dalla Costituzione.
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Confisca obbligatoria nel patteggiamento: annullata la sentenza
Un dipendente pubblico ha concordato la pena tramite patteggiamento per corruzione e truffa ai danni dello Stato. L'imputato ha restituito il guadagno della corruzione, ma il giudice ha omesso di ordinare il sequestro dei proventi delle truffe. La Procura Generale ha presentato ricorso in Cassazione contro l'omissione della misura sanzionatoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso affermando il principio della confisca obbligatoria nel patteggiamento per i reati di truffa aggravata. Anche se le parti non l'hanno inserita nell'accordo, la misura patrimoniale deve essere sempre applicata. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, rinviando al giudice per l'applicazione della misura.
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Truffa aggravata Superbonus: lecito il sequestro dei profitti
L'Imprenditore, indagato per il reato di Truffa aggravata Superbonus per aver creato crediti di imposta falsi relativi a lavori mai eseguiti, ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. La misura colpiva sia i crediti ancora presenti nel cassetto fiscale sia i proventi incassati cedendo tali crediti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca possono colpire anche i profitti derivati, ossia i soldi incassati dalla vendita dei crediti inesistenti a terzi di buona fede. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di utilizzo dei crediti in compensazione e la irrilevanza di ipotetiche contromisure amministrative estranee al processo penale. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Contributi Covid: sequestro preventivo per truffa aggravata
L'Amministratore di una società ha incassato indebitamente 150 mila euro di contributi pubblici per l'emergenza Covid. Per ottenere i fondi, l'indagato ha inserito a bilancio una falsa sopravvenienza passiva relativa a un vecchio progetto eolico mai realizzato. Subito dopo l'incasso, il denaro è stato stornato su conti personali e di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per truffa aggravata su beni, quote e immobili dell'indagato fino a concorrenza della somma illecita. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, evidenziando il concreto pericolo di dispersione del patrimonio e la piena legittimità del vincolo cautelare. L'Amministratore dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto vietato al terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto presentato dalla convivente di un uomo condannato per truffa. Lo Stato aveva confiscato quattro immobili intestati alla donna, ritenendoli acquistati con proventi illeciti dell'ex compagno. La donna sosteneva di essere la vera proprietaria e chiedeva di correggere un asserito errore della Corte nell'esame delle sue prove di pagamento. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto previsto dall'articolo 625-bis c.p.p. spetta esclusivamente al soggetto condannato e non al terzo estraneo interessato alla confisca. Per far valere le proprie ragioni, il terzo estraneo deve attivare l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Appello cautelare nullo se copia la richiesta
La Procura ha richiesto il sequestro di beni aziendali nell'ambito di un'indagine penale. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto l'istanza per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. La Pubblica Accusa ha quindi proposto appello cautelare dinanzi al Tribunale del Riesame, limitandosi però a riprodurre integralmente la richiesta iniziale senza contestare i motivi del diniego. Il Riesame ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione e ha rigettato il ricorso dell'accusa. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione deve obbligatoriamente indicare censure specifiche e confrontarsi con la motivazione del giudice, pena l'inammissibilità dell'atto.
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Sequestro preventivo per equivalente: confermato il blocco totale
Un'azienda otteneva agevolazioni fiscali su carburante agricolo dichiarando dati falsi e rivendendo il prodotto per usi non consentiti. Il Tribunale disponeva il sequestro preventivo per equivalente sui beni personali del socio a causa della mancanza di fondi sui conti societari e della vendita del gasolio illecito. L'indagato contestava il calcolo del profitto e l'assenza dei presupposti cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la piena validità del sequestro preventivo per equivalente. I giudici hanno stabilito che nel riesame non servono perizie contabili complesse e che, nelle truffe per contributi pubblici, il profitto da bloccare coincide con l'intero importo indebitamente ottenuto.
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Truffa per erogazioni pubbliche: pena prescritta ma beni confiscati
Il legale rappresentante di una cooperativa editoriale otteneva indebitamente oltre novecentomila euro di contributi statali per l'editoria tramite artifizi contabili e una struttura societaria fittizia. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, disponendo la confisca dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato penale per intervenuta prescrizione, accertando che il termine massimo era decorso dopo la sentenza d'appello. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno confermato integralmente la confisca per equivalente del profitto illecito e le statuizioni civili a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo che il decorso del tempo cancelli l'obbligo di restituire il vantaggio economico ottenuto illecitamente.
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Sequestro preventivo per equivalente: salvi i beni personali
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo per equivalente disposto sui beni personali di un indagato per truffa aggravata. Il Tribunale aveva applicato la misura cautelare senza verificare preventivamente se le società beneficiarie della presunta truffa avessero o meno patrimoni sufficienti per subire un sequestro diretto. I giudici di legittimità hanno ribadito che il sequestro preventivo per equivalente sui beni dell'amministratore o indagato è legittimo solo se viene accertata la concreta impossibilità di aggredire il patrimonio dell'ente che ha tratto vantaggio dal reato. Poiché mancava la prova dell'incapienza delle società, la misura sui beni personali è stata dichiarata illegittima e i beni sono stati restituiti all'avente diritto.
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Confisca per equivalente: no al sequestro se il reato è tentato
Due imputati concordavano una pena per truffa aggravata finalizzata a ottenere finanziamenti pubblici, tentata truffa e sostituzione di persona. Il giudice disponeva la confisca di circa sei milioni di euro, anche nella forma della confisca per equivalente. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della misura sul reato solo tentato e la mancanza di motivazione sul nesso con la società coinvolta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente non può colpire il profitto di un reato solo tentato e richiede sempre una motivazione specifica, anche in caso di patteggiamento. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame della misura patrimoniale.
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Confisca per equivalente: annullata la sanzione all’amministratore
Il Tribunale di Perugia applicava la pena patteggiata a un'amministratrice societaria per truffa e autoriciclaggio, disponendo d'ufficio la confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre 400.000 euro. L'amministratrice ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'assenza di motivazione e il mancato tentativo di aggredire prima il patrimonio della società. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente richiede una motivazione rigorosa e può colpire il patrimonio del legale rappresentante solo se quello della società risulta incapiente o non aggredibile. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca con rinvio per un nuovo giudizio.
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