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Art. 640-bis Codice Penale

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656 provvedimenti

Ricorso in Cassazione: i vizi di motivazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione contro un sequestro preventivo. L'imputato, accusato di truffa e riciclaggio, aveva lamentato vizi di motivazione, ma la Corte ha ribadito che in questa sede sono ammesse solo censure per violazione di legge, non riesami del merito.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di cui all'art. 640 bis c.p. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello, mancando di una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del diniego della sospensione condizionale della pena, basato su una prognosi sfavorevole circa la futura condotta dell'imputato.
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Ingiusta detenzione: niente risarcimento se c’è prescrizione
La Corte di Cassazione ha statuito in un caso di ingiusta detenzione. Un individuo, assolto per alcuni reati ma prosciolto per prescrizione per altri che avevano giustificato la misura cautelare, si è visto negare il risarcimento. La Corte ha chiarito che il proscioglimento per prescrizione per anche una sola delle accuse-presupposto, se non vi è rinuncia, osta al sorgere del diritto all'indennizzo, impedendo di qualificare la detenzione come "ingiusta".
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Sequestro preventivo truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'ingegnere contro un'ordinanza di sequestro preventivo per truffa aggravata legata ai bonus edilizi. La Corte ha stabilito che la condotta dell'indagata, pur intervenuta in una fase avanzata, rientrava in un disegno criminoso unitario. Per disporre il sequestro preventivo per truffa è sufficiente il 'fumus boni iuris', e nel concorso di persone ogni partecipe risponde per l'intero reato.
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Sequestro preventivo truffa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per truffa aggravata. Il caso riguarda un imprenditore che, dopo aver acquisito terreni con patto di riservato dominio e non aver pagato le rate, li concedeva a una propria cooperativa per ottenere illecitamente contributi pubblici. La Corte conferma che la valutazione del fumus commissi delicti spetta al giudice di merito e il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, non potendo riesaminare i fatti.
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Ricorso inammissibile: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava una misura cautelare per traffico di influenze illecite. La Corte ha stabilito che il ricorso era volto a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che i motivi relativi alle esigenze cautelari erano generici. La decisione sottolinea che il trascorrere del tempo non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di legami con sodalizi mafiosi.
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Risparmio di spesa e reato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione sulla qualificazione giuridica del cosiddetto 'risparmio di spesa'. Il caso riguarda un'impresa che ha ottenuto sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori in mobilità, omettendo di comunicare all'INPS l'esistenza di un collegamento societario ostativo al beneficio. La Corte d'Appello aveva qualificato il fatto come indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). La Cassazione dubita che un mancato versamento di somme dovute possa equivalere a una 'percezione' di una 'erogazione' e chiede alle Sezioni Unite di chiarire se il risparmio di spesa rientri in tale fattispecie e, in caso affermativo, se il reato si configuri come unico a consumazione prolungata o come una pluralità di illeciti.
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Sospensione professionale: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione si è pronunciata su due distinti ricorsi in materia di misure cautelari. Mentre ha confermato l'obbligo di dimora per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso, ha annullato la misura della sospensione professionale applicata a un dipendente di banca con qualifica di 'Livello Quadro'. La Corte ha chiarito che tale misura interdittiva non si applica a chi, pur avendo responsabilità, non ricopre ruoli direttivi apicali o esercita una professione autonoma, in base al principio di tassatività previsto dalla legge.
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Competenza per territorio: il principio di perpetuatio
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra i Tribunali di Rimini e Milano. Applicando il principio di 'perpetuatio competentiae', stabilisce che la competenza per territorio si determina in base al luogo del primo reato commesso. La successiva definizione del procedimento per quel reato da parte dell'imputato con un rito alternativo non incide sulla competenza già radicata. La Corte ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale di Milano.
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Sequestro preventivo: limiti e impugnazione in Cassazione
Una società edile, accusata di frode per l'ottenimento di bonus fiscali, impugna un sequestro preventivo sostenendo una duplicazione illegittima del vincolo su crediti d'imposta e liquidità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il suo sindacato è limitato alla violazione di legge e non al merito. La Corte chiarisce che le questioni relative alle modalità esecutive del sequestro preventivo devono essere sollevate tramite incidente di esecuzione e non con il riesame o il ricorso per cassazione.
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Bonus cultura truffa: la Cassazione conferma sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo per equivalente su un immobile, nell'ambito di un'indagine per una bonus cultura truffa. L'indagato, dipendente di un CAF, è accusato di aver partecipato a un'associazione per delinquere finalizzata a convertire il bonus in denaro per conto di diciottenni, simulando acquisti in una libreria compiacente. La Corte ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza (fumus commissi delicti), basati su intercettazioni e prove documentali, sia il pericolo che l'indagato potesse disperdere il proprio patrimonio prima della condanna (periculum in mora), legittimando così la misura cautelare reale.
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Ricorso per cassazione: quando si converte in appello?
La Cassazione ha riqualificato come appello un ricorso per cassazione del PM contro un proscioglimento in udienza preliminare. La Corte ha chiarito che, secondo l'art. 428 c.p.p., tale sentenza è solo appellabile, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d'appello competente.
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Appello sentenza non luogo a procedere: il ricorso
La Procura ha impugnato in Cassazione una sentenza di proscioglimento emessa in udienza preliminare. La Suprema Corte ha chiarito che l'unico rimedio esperibile è l'appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come appello contro la sentenza di non luogo a procedere e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente, ribadendo un importante principio processuale.
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Tutela terzi creditori e confisca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23565/2024, ha stabilito che la procedura speciale per la tutela terzi creditori, prevista dal codice antimafia, si applica anche ai beni oggetto di confisca allargata. Annullando una decisione di un tribunale inferiore, la Corte ha affermato che le norme procedurali in vigore al momento dell'avvio del procedimento esecutivo devono essere applicate, in base al principio 'tempus regit actum', sottolineando che le riforme avevano già esteso tale protezione al momento della confisca stessa.
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Truffa aggravata: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23402/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di truffa aggravata legata ai crediti d'imposta fittizi. Il reato si considera consumato non al momento della creazione o cessione del credito, ma solo quando questo viene effettivamente utilizzato in compensazione, causando un danno patrimoniale concreto all'Erario. Di conseguenza, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto solo sul profitto derivante dai crediti effettivamente riscossi o compensati, e non sull'intero importo ceduto a terzi.
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Abuso d’ufficio prescritto: il risarcimento è dovuto?
La Corte di Cassazione chiarisce che la dichiarazione di estinzione del reato per abuso d'ufficio prescritto non elimina automaticamente il diritto al risarcimento del danno. Nel caso di un dirigente pubblico e un imprenditore accusati di aver falsificato documenti per coprire ritardi in un appalto, la Corte ha annullato la condanna penale per prescrizione, ma ha rinviato al giudice civile la decisione sulle statuizioni civili, confermando invece la condanna per falso ideologico.
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Appello PM su sequestro: inammissibile senza periculum
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore Europeo avverso l'annullamento di un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla carenza di interesse del ricorrente, il quale aveva basato il proprio appello esclusivamente sulla sussistenza del 'fumus commissi delicti' (l'apparenza del reato), omettendo completamente di argomentare in merito al 'periculum in mora' (il rischio di dispersione dei beni). La Corte ha ribadito che, per ottenere il ripristino di una misura cautelare reale, l'accusa deve dimostrare la presenza di entrambi i requisiti, pena l'inammissibilità dell'impugnazione.
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Sequestro probatorio: quando il ricorso è generico
Un imprenditore, indagato per reati finanziari, si oppone al sequestro probatorio di due orologi di lusso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le motivazioni erano troppo generiche e non contestavano il punto cruciale, ovvero che i beni fossero il provento del reato. La sentenza ribadisce inoltre che i beni soggetti a confisca obbligatoria non possono essere restituiti.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un credito d'imposta fittizio generato nell'ambito del Superbonus 110%. A seguito di un contrasto giurisprudenziale, l'ordinanza non decide ma rimette alle Sezioni Unite due questioni fondamentali: se tale condotta integri la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) o l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e, nel caso di truffa, quando il reato si consideri consumato. La decisione futura chiarirà se la sola creazione del credito sia sufficiente a configurare un reato consumato, con importanti conseguenze sulla possibilità di applicare il sequestro per equivalente.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
Un imprenditore crea un credito d'imposta fittizio legato a bonus edilizi. Il Tribunale del Riesame annulla il sequestro, qualificando il fatto come tentata truffa, poiché il credito non era stato ancora utilizzato. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione giuridica del reato (truffa aggravata o indebita percezione) e sul momento consumativo (creazione del credito o suo effettivo utilizzo), ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per dirimere la questione.
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