La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo per equivalente su un immobile, nell'ambito di un'indagine per una bonus cultura truffa. L'indagato, dipendente di un CAF, è accusato di aver partecipato a un'associazione per delinquere finalizzata a convertire il bonus in denaro per conto di diciottenni, simulando acquisti in una libreria compiacente. La Corte ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza (fumus commissi delicti), basati su intercettazioni e prove documentali, sia il pericolo che l'indagato potesse disperdere il proprio patrimonio prima della condanna (periculum in mora), legittimando così la misura cautelare reale.
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