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Art. 624 Codice Penale — Sezione Quinta Penale

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Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto di energia elettrica: verifiche valide e recidiva confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per furto di energia elettrica, respingendo tutti i motivi di ricorso. Il Lavoratore aveva sottratto energia collegandosi direttamente alla rete. La Suprema Corte ha chiarito che le verifiche degli operatori dell'ente erogatore non sono atti irripetibili e non richiedono garanzie difensive preventive. Ha inoltre ribadito la sussistenza dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e negato l'attenuante del danno di speciale tenuità, data la continuità del prelievo. La Corte ha infine confermato l'applicazione della recidiva, considerando la pregressa "proclività al reato" del Lavoratore, e il divieto di un bilanciamento più favorevole delle attenuanti generiche con la recidiva.
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Furto tra conviventi: la Cassazione nega la non punibilità
L'Imputato ha sottratto gioielli ed oggetti preziosi dalla cassaforte dell'ex compagna, scoprendone la combinazione. La difesa ha chiesto l'esclusione della punibilità per il reato di furto tra conviventi, sostenendo l'esistenza di un rapporto di convivenza di fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la condanna dell'uomo. I giudici hanno chiarito che una coabitazione breve e saltuaria di soli quattro o cinque mesi, priva di una stabile comunione materiale e spirituale, non giustifica la non punibilità. Di conseguenza, l'Imputato deve scontare la sanzione e pagare le spese processuali.
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Calcolo della pena e recidiva: pena raddoppiata
L'Imputato è stato condannato per il furto aggravato di valori bollati e tabacchi per un importo di tremila euro. In primo grado il Tribunale ha applicato una sanzione minima e la sospensione condizionale. Tuttavia, la Procura Generale ha impugnato la sentenza per violazione dei limiti di legge. La Corte d'Appello ha accolto l'impugnazione e ha proceduto a un nuovo calcolo della pena e recidiva, aumentando la reclusione a due anni e due mesi e revocando il beneficio della condizionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la piena validità della pena rideterminata e condannando il ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza tra finti acquisti e raggiri: la condanna
Un uomo ha simulato l'acquisto di merce all'interno di un negozio. L'autore ha atteso l'arrivo di altri clienti e ha sottratto con rapidità il portafoglio dalla borsa della titolare, compiendo un furto con destrezza. L'imputato ha inoltre eluso il pagamento di una corsa in taxi, adducendo scuse false circa la mancanza di denaro. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per molteplici furti e per insolvenza fraudolenta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I Supremi Giudici hanno confermato la sussistenza della specifica circostanza aggravante, riconoscendo la piena validità della contestazione formulata attraverso la descrizione materiale dei fatti.
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Delinquente abituale: la Cassazione conferma la misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per furto aggravato e porto di arma impropria. La Corte d'Appello lo aveva dichiarato 'delinquente abituale', applicando una misura di sicurezza. L'Imputato ha contestato la decisione, lamentando la mancanza di motivazione sulle circostanze aggravanti/attenuanti, l'errata qualificazione dell'arma impropria e la dichiarazione di delinquente abituale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della valutazione della pericolosità sociale dell'Imputato, basata sui suoi numerosi precedenti penali, e la corretta applicazione della nozione di arma impropria. La sentenza ribadisce l'importanza di una motivazione solida per la qualifica di delinquente abituale.
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Furto di bicicletta incustodita: scatta la pena aggravata
La vicenda riguarda il furto di bicicletta lasciata incustodita sulla pubblica strada dal proprietario per una sosta temporanea. In primo grado l'imputato era stato assolto per mancanza di querela, poiché il giudice aveva escluso la circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede a causa dell'assenza di un lucchetto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il furto di bicicletta parcheggiata per strada integra sempre l'aggravante della necessità di esposizione alla pubblica fede. Non rileva la diligenza del proprietario nel chiudere il mezzo, ma l'impossibilità pratica di portarlo con sé all'interno di locali o uffici. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede la querela di parte.
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Particolare tenuità del fatto: esclusa per furto con magnete
L'imputato è stato condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose dopo aver rimosso placchette antitaccheggio mediante un magnete specifico all'interno di un esercizio commerciale. La difesa ha impugnato la sentenza in Cassazione lamentando la mancata concessione della particolare tenuità del fatto ai sensi dell'art. 131-bis c.p. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'impiego di arnesi professionali e la presenza di precedenti penali specifici escludono l'occasionalità della condotta, evidenziando una chiara preordinazione delittuosa. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione conferma il concorso e la prescrizione
Due individui, legali rappresentanti di un'azienda agricola, sono stati condannati per furto di energia elettrica aggravato, commesso in concorso per alimentare un impianto di irrigazione tra il 2008 e il 2013. Hanno presentato ricorso lamentando la mancata specificazione del loro contributo individuale e l'estinzione del reato per prescrizione. La Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che per il concorso è sufficiente un contributo consapevole e volontario. Inoltre, ha chiarito che il furto di energia elettrica continuato ha un unico termine di prescrizione, decorrente dall'ultimo atto di sottrazione.
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Furto aggravato: Cassazione annulla la pena per difetto di motivazione
Due donne hanno tentato un *furto aggravato* in un supermercato, rimuovendo i dispositivi antitaccheggio da giocattoli e capi di abbigliamento. Il Tribunale le ha condannate per tentato furto aggravato. La Corte d'Appello ha escluso l'aggravante della destrezza ma ha mantenuto la condanna e la pena. La Cassazione ha confermato l'aggravante del 'mezzo fraudolento' per la rimozione dei dispositivi. Ha però annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena, poiché la Corte d'Appello non ha spiegato adeguatamente perché l'esclusione di un'aggravante non avesse portato a una riduzione della pena. La questione della pena tornerà in Appello per un nuovo esame.
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Furto consumato o tentato? La Cassazione decide sulla borsa schermata
Due individui sono stati condannati per furto aggravato in un negozio di lusso. Hanno usato una borsa schermata per eludere i sistemi antitaccheggio. Il personale di sicurezza, insospettito, ha allertato le forze dell'ordine, che li hanno fermati fuori dal negozio, trovando la merce rubata. I ladri hanno sostenuto si trattasse solo di un tentativo di furto, citando la sorveglianza costante. La Cassazione ha confermato la condanna per furto consumato, stabilendo che un breve ma effettivo controllo della merce, anche sotto sorveglianza, costituisce un furto completato, poiché l'intervento non è stato immediato.
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Furto aggravato: scatta la condanna anche con recupero rapido
Due imputati hanno sottratto diversi capi di abbigliamento da negozi di un centro commerciale, nascondendoli nella propria vettura. Subito dopo, hanno tentato di rubare un ulteriore capo griffato, venendo bloccati dalle forze dell'ordine dopo l'allarme di una dipendente. La difesa ha sostenuto la configurabilità del tentativo anche per i primi beni e ha contestato l'esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha chiarito che il furto aggravato si consuma nel momento in cui i beni passano sotto l'autonoma disponibilità dell'autore, anche se per breve tempo prima dell'intervento della polizia. Inoltre, la presenza di placche antitaccheggio e il controllo casuale del personale non eliminano la condizione di affidamento dei beni alla pubblica fede. La Corte ha quindi confermato integralmente la condanna per furto aggravato.
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Furto consumato nel parcheggio: confermata la condanna
L'imputata e alcuni complici hanno prelevato diversi prodotti alimentari da un supermercato. Alcuni complici hanno distratto l'addetta alla cassa fingendo problemi nel pagamento elettronico, mentre la donna ha oltrepassato i varchi senza pagare, caricando la merce su un'auto nel parcheggio. La vigilanza è intervenuta solo dopo la segnalazione di un cliente esterno. La difesa sosteneva che il fatto integrasse solo un tentativo di reato per mancato abbandono dell'area commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per furto consumato. La merce è uscita dalla sfera di controllo dell'attività commerciale, garantendo all'autrice una signoria autonoma sui beni, aggravata da destrezza e mezzo fraudolento.
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Furto aggravato: berretto perso sul luogo incastra il ladro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per furto aggravato da violenza sulle cose. L'imputato si era introdotto in una proprietà forzando la catena d'ingresso e danneggiando le colonne di accesso, sottraendo diciassette maiali e un decespugliatore. La vittima aveva rinvenuto nella porcilaia un berretto smarrito durante il colpo, riconoscendolo come appartenente all'accusato. Anche i figli dell'imputato avevano confermato che il padre utilizzava quell'indumento. La difesa ha contestato la validità delle prove e l'attendibilità della persona offesa, chiedendo l'annullamento della decisione d'appello. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la testimonianza della vittima possiede pieno valore probatorio autonomo e che la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nel merito.
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Furto Consumato: Olive Rubate e Aggravanti, la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato di due soggetti che avevano raccolto olive da un fondo altrui e le avevano riposte in sacchi. La difesa sosteneva che si trattasse di furto tentato, poiché i militari erano intervenuti prima che si allontanassero. Tuttavia, la Corte ha ribadito che il furto è consumato quando il ladro acquisisce l'autonoma disponibilità del bene, anche se per un breve periodo e ancora sul luogo del reato. Le aggravanti di violenza sulle cose (per aver danneggiato gli alberi) e di esposizione a pubblica fede (per la natura delle olive in un campo) sono state ritenute valide. Il ricorso è stato rigettato.
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Processo in assenza: difensore rinuncia, imputato ignaro. Cassazione annulla.
Un Condannato ha chiesto la rescissione del giudicato per una condanna per furto aggravato, sostenendo di non aver avuto effettiva conoscenza del processo in assenza. Aveva eletto domicilio presso un difensore di fiducia che, successivamente, ha rinunciato al mandato senza informarlo. Le notifiche degli atti processuali erano state inviate a quel domicilio o al difensore d'ufficio. La Corte d'Appello aveva rigettato la richiesta. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, stabilendo che la mera elezione di domicilio o la nomina di un difensore in fase di indagini preliminari non bastano a provare la conoscenza effettiva del processo in assenza. È indispensabile che l'imputato abbia avuto certezza dell'accusa e della data dell'udienza, a meno che non si sia volontariamente sottratto. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Particolare tenuità del fatto: furto lieve e precedenti
Una donna tentava di sottrarre merce per un valore di 53 euro all'interno di un supermercato. I giudici di merito la condannavano per tentato furto aggravato, negando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I magistrati motivavano il rifiuto basandosi su generici precedenti di polizia, sullo stato di disoccupazione e su una presunta professionalità criminale. L'imputata ricorreva per cassazione lamentando vizi di motivazione sia sull'abitualità del reato sia sul diniego della non menzione della condanna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la condanna con rinvio. I giudici hanno chiarito che i semplici sospetti di polizia e la mancanza di lavoro non bastano per escludere la particolare tenuità del fatto.
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Tentato furto e sanzione illegale: annullato il patteggiamento
Due persone venivano fermate all'interno di un esercizio commerciale dopo aver spostato dei beni dagli scaffali, ma prima di superare la sfera di controllo della vigilanza. La condotta è stata qualificata come tentato furto. In sede di patteggiamento, il Giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante contestata. Tuttavia, nel determinare la pena base, il Giudice ha applicato una sanzione superiore al limite massimo edittale previsto dalla legge per la fattispecie di tentato furto semplice. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione denunciando l'illegalità della pena inflitta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il calcolo della pena nel tentato furto deve rispettare le riduzioni di legge. La sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Furto aggravato per il tergicristallo rubato in strada
Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo dopo aver asportato la spazzola del tergicristallo da un'automobile parcheggiata in strada. Il tribunale ha condannato l'imputato per il delitto di furto aggravato dalla pubblica fede. La Corte di Appello ha poi riqualificato il fatto in danneggiamento e ha dichiarato l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale, annullando la decisione. I giudici hanno chiarito che staccare un componente per appropriarsene costituisce furto e non semplice danneggiamento. Di conseguenza, i limiti di pena del furto aggravato escludono l'applicazione della particolare tenuità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e spese
L'Imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di furto pluriaggravato. A seguito della decisione di secondo grado, la difesa ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, la parte ha scelto di non proseguire la battaglia legale e ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione tramite la propria difesa, munita di procura speciale. La Corte di Cassazione ha riscontrato la regolarità formale dell'atto e ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende.
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Astensione dalle udienze avvocati: forma non rispettata, ricorso perso
Due imputati, condannati per furto aggravato, hanno presentato ricorso in Cassazione. Hanno lamentato la nullità della sentenza d'appello perché il loro difensore aveva aderito all'astensione dalle udienze avvocati tramite PEC, ma l'udienza si era svolta comunque. Hanno anche contestato la motivazione sull'identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Ha chiarito che la comunicazione dell'astensione deve essere inviata a una casella PEC "dedicata" e che il difensore deve allegare la delibera di indizione dello sciopero. Le contestazioni sull'identificazione sono state ritenute generiche. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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