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Art. 624-bis Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 624-bis Codice Penale

Tentato furto in abitazione: il camper è come una casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione nei confronti di un uomo che si era introdotto abusivamente nel camper di una donna alla ricerca di beni da sottrarre. L'imputato aveva contestato la qualificazione del reato, sostenendo che le sue azioni dovessero essere considerate solo come danneggiamento e minaccia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché riproduceva pedissequamente le tesi già respinte nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno chiarito che l'intrusione nel camper, unita alla ricerca di oggetti di valore, configura pienamente il reato contestato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione nel camper: condanna anche senza refurtiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto in abitazione, commesso all'interno di un camper. Un testimone aveva visto l'imputato entrare nel veicolo e uscirne con lo zaino della vittima. La difesa contestava l'identificazione, poiché il testimone non aveva riconosciuto l'imputato durante il dibattimento a causa del tempo trascorso, e lamentava il mancato ritrovamento della refurtiva. I giudici hanno chiarito che il ricordo sbiadito dal tempo non cancella la prima identificazione e che trenta minuti sono sufficienti per disfarsi dei beni rubati. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: nessun sconto per chi sfida la legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per due episodi di tentato furto aggravato. La difesa contestava il trattamento sanzionatorio, lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando la gravità dei fatti e la personalità della ricorrente, caratterizzata da una lunga storia criminale e da un comportamento ostile verso le forze dell'ordine al momento del fatto. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: perché 600 euro non salvano dal furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di pagamento. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore sottratto di 600,00 euro. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha confermato che un danno di 600,00 euro non può considerarsi di speciale tenuità, indipendentemente dalle condizioni economiche della vittima. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: perché restituire la refurtiva non basta
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la restituzione della refurtiva era già stata valorizzata con altre attenuanti specifiche. Inoltre, l'ammissione del fatto è avvenuta solo dopo l'identificazione, senza alcuna collaborazione per individuare il complice. Infine, i nove precedenti penali per furto giustificano pienamente l'applicazione della recidiva per l'elevata pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la pena
L'Imputata, condannata per tentato furto aggravato, ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della continuazione con altri reati precedentemente giudicati. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della mancanza di specificità dei motivi. La difesa si è limitata a riproporre le medesime argomentazioni già respinte in appello, senza contestare la motivazione dei giudici di secondo grado. La Corte d'Appello aveva correttamente escluso la continuazione per la diversità dei fatti e per la presenza della recidiva qualificata, che impone un aumento minimo di pena. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: incastrato dalla targa perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto in abitazione. La vittima aveva sorpreso l'intruso in casa, fornendo una descrizione dettagliata, riconoscendolo in foto e annotando la targa dell'auto usata per la fuga. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la severità della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile perché ripropone genericamente le stesse tesi già respinte in appello, senza contestare la logica della sentenza impugnata. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se motivata in modo logico. L'imputato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in permesso premio: la Cassazione nega ogni sconto
Un uomo, mentre beneficiava di un permesso premio dal carcere, ha commesso un furto in abitazione ai danni di un vicino. Le forze dell'ordine lo hanno trovato in possesso della refurtiva, e l'imputato ha fornito versioni contraddittorie sulla provenienza dei beni. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate. Inoltre, la commissione del furto in permesso premio dimostra una spiccata pericolosità sociale, giustificando pienamente l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: quando il ricorso in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per i reati di furto semplice e furto in abitazione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la quantificazione della pena, lamentando anche un errato bilanciamento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e la determinazione della pena rientrano nei compiti esclusivi del giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermato il furto
Il caso riguarda un uomo condannato per furto in abitazione aggravato da recidiva. L'imputato ha proposto ricorso lamentando vizi di motivazione sulla ricostruzione dei fatti e sulla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici. Il ricorrente non ha indicato elementi concreti per contestare la decisione della Corte d'Appello, che si basava sull'attendibilità della vittima e su una pena fissata al minimo edittale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione: ricorso generico conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua colpevolezza. Tuttavia, l'atto di ricorso si limitava a riassumere le fasi delle indagini e del processo senza indicare specifici errori di diritto o vizi della decisione impugnata. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: rubare nel garage protetto costa caro
Due persone sono state condannate per il furto di un motociclo parcheggiato all'interno di un garage privato. Il garage era protetto da un portone automatico e situato dentro un'area recintata da un cancello. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il garage non potesse essere considerato una privata dimora e chiedendo uno sconto di pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che il garage condominiale o privato, se protetto e collegato all'abitazione, costituisce a tutti gli effetti un luogo di privata dimora. Di conseguenza, si configura il reato di furto in abitazione. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata specifica: dai furti d’auto alla condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per molteplici furti, tra cui furti su auto in sosta e un furto con strappo di un cellulare. I giudici di merito hanno applicato un aumento di pena applicando la recidiva reiterata specifica, considerando la sua elevata pericolosità sociale e la propensione a delinquere. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando proprio l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che la recidiva è pienamente giustificata quando i reati ripetuti dimostrano una condotta di vita orientata al crimine e una maggiore colpevolezza del soggetto.
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Furto aggravato in hotel: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto aggravato di un computer portatile all'interno di un albergo. I giudici di merito avevano applicato un aumento di pena di otto mesi di reclusione e trecento euro di multa a titolo di continuazione, considerando anche la presenza di una recidiva reiterata e specifica. La difesa contestava la genericità dei motivi d'appello e l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando che il trattamento sanzionatorio era stato adeguatamente motivato in base alla gravità del fatto e alla capacità a delinquere del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in privata dimora: quando la fuga consuma il reato
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in privata dimora dopo aver sottratto un televisore e una bicicletta. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di un mero tentativo, poiché la vittima aveva immediatamente inseguito il colpevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il furto si considera consumato quando l'autore acquisisce il possesso autonomo della refurtiva prima dell'inseguimento. Inoltre, la presenza di due precedenti condanne definitive per delitti dolosi preclude per legge l'applicazione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: ricorso tardivo e condanna definitiva
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto con destrezza di monili alla pena di un anno di reclusione e 500 euro di multa. Contro la decisione della Corte d'Appello, che confermava la condanna di primo grado, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché depositato oltre il termine di quarantacinque giorni stabilito dalla legge, con un ritardo di due giorni rispetto alla scadenza. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermato il furto
Un uomo, inizialmente accusato di ricettazione, è stato condannato in primo grado per furto in abitazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha proposto ricorso lamentando vizi di motivazione ed eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa dell'assoluta aspecificità dei motivi. Il ricorrente si è limitato a contestazioni generiche senza confrontarsi direttamente con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Sentenza di patteggiamento: no al ricorso per farsi giustizia
L'Imputato ha sottratto somme di denaro a un Committente per cui aveva svolto dei lavori, ritenendo di agire per ottenere il proprio compenso. A seguito di una sentenza di patteggiamento per furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di pagamento, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per erronea qualificazione del fatto è ammesso solo in presenza di un errore manifesto. Semplici contestazioni valutative non sono ammissibili. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentativo di furto in abitazione: la Cassazione nega il riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per concorso in tentativo di furto in abitazione pluriaggravato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di Cassazione, spettando tale compito esclusivamente ai giudici di merito. La sentenza impugnata è risultata logica, coerente e fondata su prove univoche circa la volontà del soggetto di introdursi nell'abitazione altrui per rubare. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Sentenza di patteggiamento: quando il ricorso costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bologna per reati di furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito. Il ricorrente lamentava l'errata applicazione dell'aggravante del nesso teleologico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi, tra cui l'errore manifesto nella qualificazione giuridica. Nel caso di specie, la contestazione riguardava una valutazione discrezionale sull'aggravante e non un errore evidente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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