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Art. 62 Codice Penale — Anno 2026

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614 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Particolare tenuità del fatto: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4025/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due donne condannate per furto di merce del valore di 276,58 euro. La Corte ha stabilito che per l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), non è sufficiente il solo basso valore economico, ma è necessaria una valutazione complessiva della condotta, della colpevolezza e delle modalità dell'azione, confermando così la decisione della Corte d'Appello.
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Furto in camper: quando è furto in abitazione?
La Corte di Cassazione ha confermato che un furto in camper, se questo è utilizzato come luogo per svolgere atti della vita privata, deve essere qualificato come furto in abitazione. Con l'ordinanza in esame, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per essersi introdotto in un camper dove le vittime dormivano. La Corte ha ribadito che il camper, in tali circostanze, assume la natura di 'privata dimora', giustificando l'applicazione della fattispecie aggravata prevista dall'art. 624-bis del codice penale.
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Furto in abitazione: il danno morale e le attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto in abitazione. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della concessione dell'attenuante del danno di lieve entità, il giudice deve considerare anche il danno morale subito dalla vittima per la violazione della propria dimora. Vengono inoltre confermati il diniego delle attenuanti generiche e della sostituzione della pena detentiva con misure alternative, in quanto le motivazioni del giudice di merito sono state ritenute congrue e prive di vizi logici.
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Furto consumato: quando non è solo un tentativo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La ricorrente sosteneva che il reato dovesse considerarsi solo tentato, poiché la sua azione era stata osservata dalla polizia giudiziaria. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: si ha un furto consumato nel momento in cui l'agente acquisisce un'autonoma, anche se solo momentanea, disponibilità della cosa sottratta. La mera sorveglianza non è sufficiente a impedire la consumazione, a differenza di quanto può accadere in contesti specifici come i centri commerciali dotati di sistemi di sicurezza che bloccano l'uscita.
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Pena accessoria: la durata va sempre motivata
Un curatore fallimentare, condannato per interesse privato in atti del fallimento e falso, si è visto confermare in appello una pena accessoria di 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. La Corte di Cassazione ha annullato questa parte della sentenza, stabilendo che la durata della pena accessoria non può essere automatica, ma deve essere specificamente motivata dal giudice secondo i criteri di gravità del reato, soprattutto quando la pena principale è inferiore a 3 anni. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione motivata.
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Ricorso inammissibile: quando non opera la prescrizione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per tentato furto. La Corte chiarisce che l'inadmissibilità del ricorso preclude la possibilità di dichiarare la prescrizione del reato, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Danno di speciale tenuità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, che richiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte ha confermato che, per valutare la tenuità del danno, non si deve considerare solo il valore della refurtiva, ma anche i danni materiali causati per compiere il reato, come la rottura di porte e sistemi di sorveglianza. Poiché il danno complessivo non era irrilevante, l'attenuante non è stata concessa.
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Motivi nuovi in Cassazione: quando il ricorso è nullo
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'inammissibilità del ricorso basato su questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Il caso analizza il divieto di introdurre motivi nuovi in Cassazione, confermando che il giudice di legittimità non può esaminare doglianze proposte per la prima volta. La decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Inammissibilità del ricorso: motivi nuovi o ripetuti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato. La decisione si fonda su due principi cardine: il divieto di riproporre motivi già respinti in appello e l'impossibilità di introdurre censure nuove direttamente in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Reati ostativi: onere della prova per i benefici
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto per reati ostativi, per accedere a misure alternative, deve fornire prove specifiche e concrete della rottura dei legami con la criminalità. La sentenza chiarisce che l'onere di allegazione spetta al condannato e solo dopo il suo assolvimento il giudice può avviare poteri istruttori. In assenza di tali prove, la richiesta è inammissibile.
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Gratuito patrocinio: errore sul reddito non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni nell'istanza di ammissione al gratuito patrocinio. La Corte ha ribadito che un errore sulla nozione di reddito da dichiarare non esclude la responsabilità penale, in quanto la legge di riferimento è chiara e direttamente richiamata dalla norma incriminatrice. L'appello è stato ritenuto una mera riproposizione di argomenti già respinti nei gradi di merito.
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Inammissibilità del ricorso: motivi non dedotti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata condannata per furto. Il motivo, basato sulla presunta improcedibilità dell'azione penale per un vizio della querela, non era stato sollevato nel precedente grado di giudizio. La Corte chiarisce che questioni che richiedono accertamenti di fatto non possono essere introdotte per la prima volta in sede di legittimità, e tale inammissibilità impedisce anche di dichiarare l'eventuale prescrizione del reato.
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Recidiva facoltativa: quando si applica? La Cassazione
Un uomo, condannato per furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'aggravante della minorata difesa e l'applicazione della recidiva facoltativa. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le circostanze notturne possono concretamente integrare l'aggravante e che, ai fini della valutazione sulla pericolosità sociale per l'applicazione della recidiva facoltativa, il giudice può considerare anche precedenti giudiziari non definitivi, come un'archiviazione per particolare tenuità del fatto.
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Tentata rapina impropria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina impropria. La Corte ha ribadito che la testimonianza credibile della persona offesa è sufficiente per affermare la responsabilità penale e che l'uso di violenza per assicurarsi la fuga dopo un tentativo di furto qualifica il reato come tentata rapina impropria, escludendo la derubricazione a semplice furto.
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Furto lieve entità: Cassazione su attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto lieve entità in una pertinenza abitativa. La richiesta di sollevare una questione di costituzionalità sull'art. 624-bis c.p., per l'assenza di un'attenuante specifica per fatti di lieve entità, è stata respinta. La Corte ha ritenuto la questione irrilevante, poiché i giudici di merito avevano già pienamente considerato la scarsa gravità del fatto, concedendo le attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva e riducendo significativamente la pena.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per estorsione e rapina. La decisione si fonda sulla natura ripetitiva e generica dei motivi di appello, che si limitavano a riproporre questioni già valutate e respinte dalla Corte d'Appello. La Corte ribadisce che il ricorso per cassazione non può tradursi in una nuova valutazione del merito e chiarisce i presupposti per la richiesta di applicazione delle circostanze attenuanti.
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Furto con strappo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto con strappo di un telefono cellulare. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti o una nuova valutazione delle prove, ma serve solo a verificare la corretta applicazione della legge. I motivi del ricorso, volti a contestare la ricostruzione dei fatti e le valutazioni di merito della Corte d'Appello, sono stati ritenuti non consentiti in questa sede.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame del merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per ricettazione. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma deve limitarsi a censure sulla legittimità della sentenza. I motivi basati su una diversa lettura delle prove o sulla reiterazione di argomenti già respinti in appello sono stati considerati inammissibili.
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Truffa ed estorsione: quando la minaccia cambia reato
Un imputato, dopo aver tentato una truffa ai danni di una persona anziana, la minaccia per farsi consegnare dei gioielli. La Cassazione analizza la differenza tra truffa ed estorsione, confermando l'estorsione per la minaccia successiva al raggiro, ma annullando la condanna per sostituzione di persona, ritenuta assorbita nella truffa.
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Detenzione materiale pedopornografico: annullamento
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per reati sessuali e detenzione materiale pedopornografico. L'annullamento con rinvio riguarda il reato di detenzione di materiale relativo a minori non identificati, a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello nel determinare la loro minore età. Di conseguenza, è stato disposto un nuovo esame anche per la quantificazione dei danni civili. La Corte ha invece ritenuto inammissibili o infondati gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla qualificazione del reato come tentativo di violenza sessuale e sulla costituzione di parte civile dei genitori.
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