LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 62-bis Codice Penale — Anno 2026

Pagina 34 di 40

2066 provvedimenti

Altri anni per Art. 62-bis Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche negate: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. La difesa contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali specifici, giustifica la recidiva. Inoltre, per concedere le circostanze attenuanti generiche non basta la semplice incensuratezza, né rileva la rinuncia ad alcuni motivi di appello se manca un reale pentimento. La Suprema Corte ha confermato la condanna, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Droga in panetti e contanti: niente lieve entità del fatto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche, dopo essere stato condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la detenzione di 432 grammi di droga, suddivisa in panetti e con un elevato principio attivo, unita al possesso di denaro non giustificato dal reddito, esclude la lieve entità del fatto a causa della professionalità dell'attività di spaccio. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo giustificano pienamente il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione blinda l’accordo
Un uomo, condannato per reati sugli stupefacenti tramite patteggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è ammesso solo in casi tassativi (come l'illegalità della pena o l'erronea qualificazione giuridica) e non può essere usato per ridiscutere i termini dell'accordo originario, come la concessione delle attenuanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Integrazione probatoria nel rito abbreviato: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. Il primo, condannato per estorsione, contestava l'acquisizione di una nota della polizia che correggeva un errore materiale nell'identificazione fotografica, ritenendola incompatibile con la cristallizzazione delle prove. La Corte ha chiarito che l'integrazione probatoria nel rito abbreviato è legittima se serve a chiarire elementi già presenti e non a esplorare nuove piste. Il secondo imputato, condannato per spaccio, contestava la mancata specificazione degli aumenti di pena per i singoli reati satellite. I giudici hanno respinto entrambi i ricorsi poiché le contestazioni erano generiche o infondate. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno.
Continua »
Applicazione delle attenuanti generiche: no allo sconto facile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il calcolo della pena stabilito dalla Corte di appello. La difesa lamentava il riconoscimento della recidiva e la mancata applicazione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la contestazione sulla recidiva non era stata sollevata in appello, risultando quindi non proponibile in Cassazione. Inoltre, la richiesta relativa all'applicazione delle attenuanti generiche è stata ritenuta manifestamente infondata, poiché i giudici di secondo grado avevano adeguatamente motivato il diniego basandosi sull'oggettiva gravità del fatto commesso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuanti generiche negate: la Cassazione punisce il ricorso
Il difensore dell'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le attenuanti generiche, il giudice non deve confutare ogni singola tesi difensiva, ma basta che indichi chiaramente i motivi ostativi principali, come i precedenti penali del soggetto e la genericità della richiesta. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare i fatti già esaminati nei gradi precedenti, limitandosi al controllo di legittimità della decisione. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Fuga dalla polizia: no alle attenuanti generiche per il pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista fuggito a un controllo di polizia. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la pericolosa fuga in auto ha messo a grave rischio gli agenti e gli altri utenti della strada. Tale condotta, unita alla capacità a delinquere del soggetto, giustifica pienamente il diniego delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Fedina penale sporca e particolare tenuità del fatto: ricorso ko
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi. Nel merito, la Cassazione ha confermato che l'applicazione della particolare tenuità del fatto è esclusa dall'abitualità della condotta illecita, desunta dai precedenti penali del ricorrente. Inoltre, le attenuanti generiche erano già state correttamente bilanciate con la recidiva nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto negata: la Cassazione condanna l’imputato
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, l'errata applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto non può tradursi in un nuovo esame dei fatti, precluso in sede di legittimità. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo e ben motivato dalla Corte d'appello, che ha valorizzato la gravità della condotta e la pericolosità del soggetto desunta dai suoi precedenti penali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Diniego delle attenuanti generiche: la pena resta ferma
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e la concessione delle circostanze attenuanti rientrano nella valutazione discrezionale del giudice di merito. Tale decisione non può essere contestata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega sconti
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa della gravità oggettiva della condotta e dei numerosi precedenti penali del soggetto, tra cui una precedente evasione e reati di droga. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta poiché riproponeva questioni di merito già ampiamente e logicamente valutate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo esclude sconti successivi
Il Ricorrente ha concordato in secondo grado l'applicazione della pena per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, l'imputato rinuncia implicitamente alle attenuanti generiche se queste non sono state inserite nell'accordo sulla pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Traffico internazionale di stupefacenti: chat valide, pene errate
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi di diversi soggetti condannati per traffico internazionale di stupefacenti e associazione a delinquere. I giudici hanno chiarito la validità dell'uso di intercettazioni criptate ottenute all'estero tramite sistemi Blackberry senza necessità di rogatoria internazionale, qualora decrittate direttamente tramite collaborazione con il produttore del software. La Corte ha però accolto i ricorsi di alcuni imputati riguardo al calcolo della pena. In particolare, ha censurato la mancata applicazione del nuovo minimo edittale di sei anni stabilito dalla Corte Costituzionale con sentenza 40/2019 e il difetto di motivazione sul diniego delle attenuanti generiche e sugli aumenti per la continuazione. La sentenza è stata quindi parzialmente annullata con rinvio per la rideterminazione delle pene.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: il cane smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Il primo imputato contestava la disponibilità dell'appartamento in cui erano stati rinvenuti oltre 9 kg di hashish e quasi un chilo di cocaina; tuttavia, il possesso delle chiavi e la capacità di gestire un cane di grossa taglia presente nell'immobile hanno confermato il suo legame con il luogo. Il secondo imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la correttezza delle decisioni dei giudici di merito, rilevando la gravità dei fatti e la vicinanza temporale con i precedenti penali dei ricorrenti, condannandoli anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato omicidio dell’ex: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato a dieci anni e otto mesi di reclusione per il reato di tentato omicidio ai danni dell'ex convivente e per lesioni e minacce verso il nuovo compagno di lei. L'uomo ha aggredito l'ex compagna stringendole il collo e colpendola ripetutamente con calci all'addome mentre era priva di sensi, causandole la rottura della milza. Il giorno successivo ha assalito anche il nuovo partner della donna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto sussistente l'intenzione di uccidere, desumibile dalla gravità dei colpi sferrati in zone vitali e dalle dichiarazioni successive dell'aggressore. Escluse la desistenza volontaria e le attenuanti generiche, data la gravità del fatto e l'assenza di un reale pentimento.
Continua »
Rapina aggravata col caffè drogato: condannato finto venditore
Un finto venditore di auto ha convinto la vittima, un medico in pensione, ad acquistare un veicolo mai consegnato. Successivamente, l'imputato ha somministrato sostanze stupefacenti alla vittima versandole nel caffè. Approfittando dello stato di confusione mentale e incapacità di intendere della vittima, si è fatto consegnare oltre 90.000 euro tramite bonifici e assegni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina aggravata, respingendo la tesi della difesa che voleva derubricare il fatto a semplice truffa. I giudici hanno stabilito che narcotizzare la vittima per sottrarle denaro configura una vera e propria violenza, elemento tipico della rapina. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
Continua »
Violazione degli arresti domiciliari: il sonno non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di violazione degli arresti domiciliari. Durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo non aveva risposto al citofono, udibile anche dall'esterno. La difesa sosteneva che l'imputato stesse dormendo profondamente e che il militare non avesse bussato alla finestra. I giudici hanno ritenuto non provata l'impossibilità di svegliarsi, confermando l'assenza dall'abitazione. Inoltre, la Cassazione ha negato le circostanze attenuanti generiche a causa della personalità fortemente negativa del ricorrente, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Arma alterata: negate le circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per alterazione di armi. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la quantificazione della pena. I giudici hanno chiarito che la consegna di un'arma alterata, se eseguita solo per adempiere a un ordine del Prefetto e non spontaneamente, non dimostra alcun ravvedimento e non giustifica uno sconto di pena. Inoltre, per negare le circostanze attenuanti generiche basta l'assenza di elementi positivi nella condotta del reo. La determinazione della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché motivata in modo logico. L'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negati gli sconti ai recidivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per porto abusivo di armi. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e il calcolo della pena. I giudici hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è legittimo se motivato con i precedenti penali e la condotta del reo. La Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto, stabilendo che la valutazione del giudice di merito sulla gravità del fatto e sulla personalità del colpevole è insindacabile se logica e coerente. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Nullità dell’avviso di conclusione indagini: quando si sana?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati in appello. Il Primo Ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche con motivi del tutto generici. Il Secondo Ricorrente eccepiva la nullità dell'avviso di conclusione indagini per violazione del termine a difesa prima dell'interrogatorio, oltre al mancato riconoscimento di pene sostitutive. La Suprema Corte ha stabilito che la nullità dell'avviso di conclusione indagini per tardività dell'invito a rendere interrogatorio deve essere eccepita immediatamente durante l'interrogatorio stesso, qualora l'indagato si presenti con il difensore. La mancata eccezione in quella sede sana il vizio procedurale. Inoltre, l'accordo sulla pena in appello preclude la successiva richiesta di pene sostitutive. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »