L'Imputato ha ucciso la sua ex compagna nell'androne di casa con 56 coltellate e colpi sferrati con un oggetto contundente, dopo che la donna aveva interrotto la relazione affettiva. La Corte di Assise di Appello lo ha condannato all'ergastolo, confermando l'Aggravante della crudeltà. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'errata applicazione di tale aggravante, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il diniego dell'accesso ai programmi di giustizia riparativa. La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di colpi inferti a una vittima inerme dimostra la volonta' di infliggere sofferenze atrocemente gratuite. Inoltre, la confessione tardiva e l'assenza di un sincero ravvedimento precludono sia lo sconto di pena che l'accesso ai percorsi di riparazione.
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