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Art. 62-bis Codice Penale — Anno 2019

11 provvedimenti

Altri anni per Art. 62-bis Codice Penale

Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per danneggiamento aggravato. Il motivo del ricorso era la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito era corretta, poiché i numerosi precedenti penali dell'imputato e l'assenza di elementi positivi sono ragioni sufficienti per negare tale beneficio, senza la necessità di esaminare tutti i criteri previsti dall'art. 133 c.p.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per ricettazione e altri reati. La Corte conferma la decisione di non concedere le attenuanti generiche e altre attenuanti specifiche, a causa del valore non irrisorio del bene, dei numerosi precedenti penali e della personalità negativa dell'imputato, ritenuti indici di accresciuta pericolosità sociale.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 20808/2019, ha stabilito un principio fondamentale in materia di recidiva e prescrizione del reato. La Corte ha chiarito che la sola valorizzazione dei precedenti penali per negare le attenuanti generiche non comporta un automatico riconoscimento della recidiva. Di conseguenza, se non vi è un esplicito aumento di pena per la recidiva o un giudizio di bilanciamento con altre circostanze, questa non rileva ai fini del calcolo dei termini di prescrizione, i quali non subiranno l'allungamento previsto. Il caso riguardava due imputati per contrabbando i cui reati sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.
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Sospensione condizionale appello: l’onere di richiesta
Un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti, otteneva in appello una riduzione di pena che lo rendeva idoneo al beneficio della sospensione condizionale. Tuttavia, non avendolo richiesto, la Corte d'Appello non si pronunciava sul punto. Le Sezioni Unite della Cassazione, investite della questione, hanno stabilito che l'imputato non può lamentare in Cassazione la mancata applicazione del beneficio se non lo ha esplicitamente richiesto durante il giudizio di appello. La sentenza chiarisce che, sebbene il giudice d'appello abbia il dovere di motivare la sua decisione, l'attivazione di tale potere-dovere è subordinata a un impulso di parte. Di conseguenza, la parola_chiave, ovvero la sospensione condizionale in appello, diventa un diritto la cui tutela processuale dipende da una specifica istanza.
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Pene accessorie bancarotta: la discrezionalità del Giudice
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite interviene su un caso di bancarotta fraudolenta per risolvere un contrasto giurisprudenziale sulla durata delle pene accessorie. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la durata fissa di 10 anni, le Sezioni Unite stabiliscono che la durata di tali pene non deve essere automaticamente legata a quella della pena principale. Spetta invece al giudice di merito determinarla in concreto, con un potere discrezionale basato sui criteri dell'art. 133 c.p., entro il limite massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la sentenza viene annullata con rinvio limitatamente alla determinazione delle pene accessorie bancarotta.
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Aberratio ictus e concorso morale: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di omicidio e tentato omicidio in un contesto di criminalità organizzata. La sentenza analizza in dettaglio la responsabilità del concorrente morale in caso di aberratio ictus, ovvero quando l'offesa colpisce una persona diversa da quella designata. Viene affermato che chi pianifica e ordina un delitto risponde anche degli sviluppi prevedibili dell'azione, come l'errore nell'esecuzione. La Corte rigetta i ricorsi degli imputati, confermando le condanne, ma corregge un errore di calcolo materiale della pena per uno di essi, annullando parzialmente la sentenza senza rinvio.
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Revoca prova testimoniale: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un soggetto in sorveglianza speciale, fuggito a un controllo. Il ricorso si basava sulla presunta illegittima revoca della prova testimoniale della difesa e su un'errata identificazione. La Corte ha ritenuto legittima la revoca a causa dell'irreperibilità e dell'assenza ingiustificata dei testi. Questa sentenza chiarisce i limiti del diritto alla prova e i requisiti per contestare le decisioni del giudice durante il processo.
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Calcolo pena: errore annulla la sentenza
Due imputati, condannati per porto abusivo d'armi, ricorrono in Cassazione. Lamentano un errore nel calcolo della pena, il diniego delle attenuanti e della sospensione condizionale. La Corte Suprema accoglie i ricorsi sull'errato calcolo pena e sulla mancanza di motivazione per il diniego della sospensione, annullando la sentenza con rinvio su questi punti. Respinge invece il motivo sulle attenuanti generiche.
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Detenzione armi: quando il ricorso è inammissibile?
Un uomo viene condannato per detenzione armi, nello specifico una pistola e munizioni. La Corte di Appello riforma parzialmente la sentenza, ma conferma la condanna principale. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata prova della piena efficienza dell'arma e il diniego di attenuanti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un'arma è considerata tale se non è "totalmente e assolutamente inefficiente" e che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla concessione delle attenuanti è un potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile se congruamente motivato.
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Soccorso in mare reato: la giurisdizione italiana
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12619/2019, ha stabilito la sussistenza della giurisdizione italiana per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina anche quando il trasporto avviene in acque internazionali. Nel caso di specie, l'imputato, skipper di un gommone, è stato condannato poiché il successivo soccorso in mare non interrompe il nesso causale, ma è considerato un evento previsto e voluto dall'organizzazione criminale per completare l'ingresso illegale nel territorio dello Stato. Questo configura un'ipotesi di soccorso in mare reato, dove i soccorritori diventano, inconsapevolmente, strumenti dell'azione delittuosa.
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Omessa pronuncia: sentenza annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa pronuncia. Il giudice di secondo grado non aveva motivato la decisione sul trattamento sanzionatorio né corretto una discrasia sulla sospensione condizionale della pena, come richiesto dall'appellante. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse ignorato specifici motivi di gravame, limitandosi a un mero calcolo matematico della pena a seguito di prescrizione di alcuni reati, e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio su questi punti.
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