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art. 6 d.l. n. 193 del 2016

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85 provvedimenti

Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società di produzione dolciaria ha ottenuto l'estinzione del processo tributario in Cassazione grazie all'adesione alla definizione agevolata. L'Ordinanza 7705/2024 chiarisce che, in assenza di un'istanza di trattazione entro i termini di legge, il perfezionamento della sanatoria comporta la fine del contenzioso. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, con spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Estinzione giudizio tributario: la guida completa
Una società, in causa con l'Agenzia delle Entrate per un accertamento fiscale, ha aderito a una definizione agevolata (c.d. Rottamazione) durante il giudizio in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione giudizio tributario, stabilendo la compensazione integrale delle spese legali. La decisione si fonda sul principio che addebitare i costi al contribuente contrasterebbe con la finalità premiale della sanatoria, che mira a chiudere le pendenze senza oneri aggiuntivi.
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Definizione agevolata ricorso: quando si estingue
Una contribuente aveva impugnato in Cassazione un accertamento basato sul redditometro. Successivamente, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti, rinunciando al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, specificando che l'adesione alla sanatoria fiscale costituisce una rinuncia inequivocabile. Di conseguenza, ha compensato le spese legali e ha escluso l'obbligo per la contribuente di versare il doppio del contributo unificato.
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Carenza d’interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un avviso di accertamento IVA. Sebbene la società avesse richiesto una definizione agevolata del debito, non ha fornito prova della sua congruità. La Corte ha interpretato tale comportamento come una sopravvenuta carenza d'interesse a proseguire il giudizio, portando alla declaratoria di inammissibilità anziché alla cessazione della materia del contendere.
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Carenza d’interesse: appello inammissibile in Cassazione
Una società impugnava un avviso di accertamento IVA relativo a esportazioni. Durante il giudizio in Cassazione, la società aderiva a una definizione agevolata del debito, manifestando così di non avere più interesse alla prosecuzione del ricorso. La Suprema Corte, prendendo atto di questa volontà, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza d'interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Estinzione processo tributario: il caso di rinuncia
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza relativa a sanzioni per violazioni in materia di monitoraggio fiscale, ha aderito a una definizione agevolata dei carichi pendenti. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema, preso atto della rinuncia, dell'adesione dell'Agenzia delle Entrate e del pagamento, ha dichiarato l'estinzione del processo tributario e la cessazione della materia del contendere.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un ente ecclesiastico ha impugnato una cartella di pagamento. In Cassazione, ha rinunciato al ricorso dopo aver saldato il debito tramite definizione agevolata. La Corte ha dichiarato la cessazione materia del contendere, estinguendo il processo senza pronunciarsi sulle spese, data la condotta processuale delle controparti.
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Accertamento a tavolino: no al contraddittorio
Un contribuente contesta un avviso di accertamento per plusvalenze immobiliari, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione chiarisce che per un accertamento a tavolino, ovvero un controllo eseguito negli uffici dell'Agenzia delle Entrate sulla base di documenti, non si applicano le garanzie procedurali (come il termine dilatorio) previste per le verifiche fiscali presso la sede del contribuente. Di conseguenza, il ricorso del contribuente viene respinto su questo punto. La Corte dichiara inoltre inammissibile il ricorso dell'Agenzia su una diversa questione di simulazione, ribadendo di non poter riesaminare nel merito le valutazioni delle prove.
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Raddoppio dei termini: limiti e applicabilità
Una società di lavanderia industriale e i suoi soci impugnavano avvisi di accertamento per IVA, IRAP e imposte sui redditi basati su operazioni inesistenti. L'accertamento era stato notificato oltre i termini ordinari, applicando il cosiddetto 'raddoppio dei termini' previsto in caso di reati tributari. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 571/2024, ha confermato che il raddoppio è legittimo in presenza del solo presupposto astratto di un reato (indipendentemente dall'azione penale), ma ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'IRAP. La Corte ha stabilito che, non essendo previste sanzioni penali per le violazioni in materia di IRAP, a tale imposta non può applicarsi la disciplina del raddoppio dei termini.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per plusvalenze fino alla Corte di Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti. Avendo saldato integralmente il debito secondo il piano previsto, e in assenza di obiezioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Questa ordinanza evidenzia come la definizione agevolata sia uno strumento efficace per chiudere definitivamente le liti fiscali.
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Iscrizione ipotecaria: perché resta valida la misura
Un notaio, soggetto a tax assessments per presunte operazioni fittizie, ha subito l'iscrizione di un'ipoteca sui suoi beni. Nonostante abbia successivamente saldato il debito tramite 'definizione agevolata', la Corte di Cassazione ha stabilito che tale accordo non estingue automaticamente il procedimento separato sulla legittimità della misura cautelare. La Corte ha chiarito che l'iscrizione ipotecaria e il merito della pretesa fiscale sono due giudizi distinti. Di conseguenza, il ricorso del professionista è stato respinto.
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Estinzione del giudizio: la pace fiscale ferma il processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30943/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario a seguito dell'adesione di una società contribuente alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non si è opposta nei termini, la Corte ha confermato che la procedura si conclude, con spese a carico di chi le ha anticipate e senza l'obbligo per il ricorrente di versare il doppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la definizione agevolata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in un contenzioso tributario. La società ricorrente, durante il processo, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha presentato opposizione, la Corte ha applicato la normativa che prevede, in tali circostanze, la chiusura del procedimento. Le spese legali restano a carico delle parti che le hanno anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la rottamazione estingue la lite
Una società impugnava un avviso di pagamento per sanzioni su accise non versate. Mentre il ricorso era pendente in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi, pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto della documentazione che provava l'avvenuta adesione e il saldo del debito, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali.
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Estinzione del giudizio per rottamazione fiscale
Una società del settore energetico ha impugnato un avviso di pagamento per sanzioni relative al tardivo versamento di accise. Durante il processo in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi fiscali (cd. "rottamazione cartelle bis"), pagando integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e della documentazione prodotta, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, giustificando la compensazione delle spese legali per via della natura condonistica della procedura.
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Estinzione del giudizio per rottamazione: il caso
Una società petrolifera, in lite con l'Agenzia Fiscale per un avviso di pagamento relativo a interessi di mora su accise, ha aderito alla rottamazione delle cartelle. Avendo provato il completo pagamento delle somme dovute, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia e compensando le spese legali.
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Operazioni inesistenti: Cassazione su costi e prove
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di due società legate da rapporti commerciali e familiari, accusate di aver realizzato operazioni inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione di costi milionari e l'indebita detrazione IVA. La Corte ha rigettato il ricorso di una delle società, confermando che in presenza di indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni, l'onere di provare l'effettività della prestazione ricade sul contribuente. La mera esibizione di fatture e documenti contabili non è sufficiente. Il ricorso dell'altra società è stato dichiarato inammissibile per intervenuta definizione agevolata della controversia.
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Cessazione materia del contendere: la rottamazione
Una società del settore energetico, sanzionata per tardivo versamento di accise, ha visto il suo contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria estinguersi. Durante il ricorso in Cassazione, l'azienda ha aderito a una definizione agevolata dei debiti ("rottamazione cartelle"). La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla causa e stabilendo che ogni parte sostenesse le proprie spese legali.
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Cessazione materia del contendere: il caso analizzato
Una società del settore energetico, sanzionata per ritardato pagamento di accise, aveva impugnato il provvedimento fino in Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata dei carichi tributari (cd. rottamazione), saldando il debito. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo senza condanna alle spese e senza l'obbligo del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata, seguita dal pagamento integrale del debito, comporta l'estinzione del giudizio pendente e la cessazione della materia del contendere. Questa conseguenza si verifica automaticamente, senza che sia necessaria una formale rinuncia al ricorso da parte del contribuente. Il pagamento del debito rateizzato è l'elemento decisivo che supera anche eventuali eccezioni procedurali tardive.
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