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art. 6 d.l. n. 193 del 2016

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85 provvedimenti

Definizione agevolata: la pace fiscale spegne la lite in Cassazione
Una società impugnava una cartella di pagamento per imposte non versate. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, dimostrando l'avvenuto pagamento delle somme dovute. La Suprema Corte ha stabilito che il perfezionamento della definizione agevolata determina il venir meno dell'interesse delle parti alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese e confermando che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla causa Iva senza vincitori
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali l'indebita detrazione dell'Iva per operazioni soggettivamente inesistenti negli anni dal 2005 al 2007. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, provvedendo al regolare pagamento di tutte le somme dovute. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato il corretto versamento dei carichi esattoriali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico di chi le ha sostenute.
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Definizione agevolata: il codice errato blocca la pace fiscale
La Contribuente impugnava la revoca delle agevolazioni prima casa, giustificando il mancato trasferimento della residenza con le condizioni fatiscenti dell'immobile. Successivamente, chiedeva l'estinzione del giudizio per aver aderito alla definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha rilevato una discrasia tra i codici dei documenti presentati e quelli della sentenza impugnata. Non essendoci prova certa dell'identità del debito condonato, la Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo, concedendo novanta giorni alle parti per depositare i documenti chiarificatori.
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Definizione agevolata: stop alla lite IVA sulle frodi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un'azienda attiva nel settore dei metalli ferrosi un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA su fatture ritenute relative a operazioni soggettivamente inesistenti. La società aveva applicato il meccanismo del reverse charge. Dopo la decisione sfavorevole del giudice d'appello, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, pagando gli importi dovuti. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti.
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Fisco contro impresa: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'impresa individuale per ricavi non dichiarati e costi non inerenti, basandosi su anomalie nel conto cassa. Dopo i primi gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la titolare ha aderito alla definizione agevolata, estinguendo integralmente il debito tramite il pagamento rateale concordato con l'agente della riscossione e presentando formale rinuncia agli atti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato grazie al perfezionamento della sanatoria.
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Rottamazione delle cartelle: la pace col Fisco spegne la lite
Una società contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per il recupero di diverse imposte. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, la società ha aderito alla rottamazione delle cartelle (definizione agevolata), provvedendo al pagamento delle rate concordate e chiedendo l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'avvenuta definizione del debito tributario fa venire meno l'utilità di una decisione sul merito della controversia. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: ricorso inammissibile ma spese salve
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per sanzioni IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei debiti tributari, chiedendo l'estinzione del processo. Tuttavia, l'atto di rinuncia non è stato regolarmente notificato all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la mancata notifica impedisca l'estinzione formale del processo, la richiesta dimostra comunque il venir meno dell'interesse della contribuente a proseguire la causa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione totale delle spese di giudizio ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al fisco anche con pagamento a rate
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate per presunti incrementi patrimoniali non giustificati dai redditi dichiarati. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, provvedendo al pagamento delle prime cinque rate del piano di dilazione. Di conseguenza, sia la contribuente sia l'amministrazione finanziaria hanno richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, estinguendo il giudizio senza addebito di sanzioni o del doppio contributo unificato, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop all’accertamento sui beni di lusso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul possesso di beni di lusso, tra cui un natante, due auto e aeromobili. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al relativo pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulla plusvalenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio finanziario ha rilevato una discrepanza tra il prezzo indicato nel contratto preliminare (quattrocentomila euro) e quello inferiore riportato nell'atto definitivo di vendita (duecentocinquantamila euro). Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente le somme dovute e rinunciando al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio senza addebito di spese o raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito di un contribuente tramite redditometro per l'acquisto di un immobile e il possesso di veicoli. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando l'intero debito esattoriale e presentando le relative quietanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la rinuncia cancella la lite fiscale
Una società immobiliare ha proposto ricorso per revocazione contro una decisione della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto. Successivamente, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali, provvedendo al pagamento delle rate previste. Di conseguenza, il difensore della società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, dichiarando il sopravvenuto difetto di interesse alla prosecuzione del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione integrale delle spese di giudizio tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, poiché la causa di estinzione è sopravvenuta alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle cartelle esattoriali
Il Contribuente ha impugnato dieci intimazioni di pagamento per IVA e imposte dirette. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso per difetto di prova sulle notifiche delle cartelle. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata estinguendo il debito erariale. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata contro pretese del fisco: la lite si chiude
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato in Cassazione la decisione che annullava tre avvisi di accertamento IVA emessi contro la Società Contribuente per gli anni dal 2004 al 2006. Durante il giudizio, la Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 193 del 2016. L'Amministrazione Finanziaria ha aderito alla richiesta, confermando la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa tributaria con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Sospensione necessaria: stop al processo se la prova è provvisoria
Una società estingue un debito fiscale tramite compensazione con altri crediti, ma la validità di tale pagamento è oggetto di un'altra causa. Il giudice tributario chiude il caso basandosi su un semplice provvedimento provvisorio emesso nell'altro giudizio. L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione, che le dà ragione. La Corte Suprema stabilisce che un provvedimento cautelare non è sufficiente a risolvere la questione. Si impone la **sospensione necessaria del giudizio** tributario fino a quando l'altro tribunale non emetterà una sentenza definitiva sul pagamento. La decisione del giudice tributario viene annullata e il processo dovrà essere rivalutato.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Estinta, Spese a Metà
Un contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'indeducibilità di una perdita su crediti. Durante il processo in Cassazione, il contribuente ha aderito alla **definizione agevolata delle liti**, pagando le somme dovute secondo la procedura speciale. Di conseguenza, sia il contribuente che l'Agenzia delle Entrate hanno chiesto di chiudere la causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere. In applicazione della legge sulla definizione agevolata, ha stabilito che le spese legali restano a carico di ciascuna parte, che quindi paga i propri avvocati.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Annullata, Non Vinta
Un'azienda impugna un avviso di accertamento basato sulla disciplina delle 'società di comodo'. Durante il processo in Cassazione, l'azienda aderisce alla cosiddetta 'rottamazione', ovvero la definizione agevolata dei carichi. Questo strumento le permette di saldare il debito con il Fisco in modo vantaggioso, ma a una condizione: rinunciare alla causa pendente. Di conseguenza, la Corte di Cassazione non decide chi avesse ragione o torto, ma si limita a prendere atto dell'accordo e dichiara il processo estinto. La lite si conclude quindi senza un vincitore, ma con la chiusura del contenzioso grazie a un accordo con l'Agenzia delle Entrate.
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Rinuncia al Ricorso Invalida? L’Appello è Inammissibile
Un'azienda impugna un avviso di accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione delle cartelle e paga il debito. Il suo avvocato presenta una rinuncia al ricorso, ma senza avere il potere specifico per farlo (mandato speciale) e senza notificarla correttamente. La Cassazione stabilisce un principio importante: anche se la rinuncia è formalmente inefficace e non può estinguere il processo, essa dimostra la totale mancanza di interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato inammissibile, chiudendo comunque la vicenda a favore del Fisco.
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Rottamazione cartelle: rinvio per verifica pagamenti
Un contribuente ha presentato istanza per la cessazione della materia del contendere, documentando l'avvenuto pagamento delle somme dovute tramite la rottamazione cartelle prevista dal d.L. n. 193/2016. La Corte di Cassazione, preso atto della documentazione, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. Tale decisione è finalizzata a permettere all'Amministrazione Finanziaria e all'ente della riscossione di verificare i pagamenti e prendere una posizione ufficiale sulla conclusione della lite fiscale.
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Rottamazione dei ruoli: estinzione del giudizio
Una contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della CTR Emilia-Romagna. Nel corso del giudizio, la parte ha aderito alla rottamazione dei ruoli ai sensi del D.L. 193/2016, provvedendo al pagamento integrale delle somme richieste dall'agente della riscossione. Successivamente, la ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto dell'avvenuto pagamento e della volontà della parte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese legali.
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