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Art. 589 Codice di Procedura Penale

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701 provvedimenti

Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato avverso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sulla sopravvenuta rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore munito di procura speciale. La sentenza chiarisce la natura formale, irrevocabile e personale di tale atto, che preclude al giudice l'esame nel merito del ricorso.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità del ricorso
Una persona, soggetta a misura cautelare in carcere per gravi reati, aveva presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Tuttavia, prima della discussione, ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale atto processuale è irrevocabile e determina la fine del giudizio di impugnazione.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati. Per due di essi, il motivo era una richiesta di rivalutazione delle prove, non consentita in sede di legittimità. Per il terzo, l'appello seguiva un 'concordato in appello', un accordo sulla pena che, secondo la Corte, ha natura di negozio processuale e preclude ulteriori impugnazioni sui punti concordati, salvo casi di illegalità della pena.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite patteggiamento in appello per furto in abitazione, lamentava il mancato proscioglimento. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a tutti gli altri motivi di appello, precludendo la possibilità di sollevare in Cassazione questioni relative alla responsabilità penale.
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Accordo in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati che, dopo aver raggiunto un accordo in appello sulla pena, hanno tentato di impugnare la decisione. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo in appello è un negozio processuale che, una volta ratificato dal giudice, non può essere unilateralmente modificato, salvo l'ipotesi di pena illegale. Tale accordo implica una rinuncia a contestare i punti concordati.
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Concordato in appello: no ricorso sulla colpevolezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un "concordato in appello", ha cercato di contestare la propria colpevolezza. La Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati e precludendo una successiva discussione sulla responsabilità penale.
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Concordato in appello: l’accordo non si può impugnare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di appello che aveva recepito un accordo sulla pena (il cosiddetto concordato in appello). Secondo la Corte, tale accordo costituisce un negozio giuridico processuale che, una volta ratificato dal giudice, non può essere unilateralmente contestato, salvo l'ipotesi di illegalità della pena, non ravvisata nel caso di specie.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso
Un imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite patteggiamento in appello per un reato di furto, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, statuendo che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a tutti gli altri motivi di appello, inclusa la questione della responsabilità penale. Pertanto, non è possibile contestare la colpevolezza dopo aver accettato tale procedura.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite un "concordato in appello", ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una carenza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena implica la rinuncia agli altri motivi di appello, limitando fortemente la possibilità di un ulteriore ricorso, salvo casi eccezionali come l'illegalità della pena. La Corte ha ritenuto che la motivazione del giudice d'appello sulla congruità della pena concordata fosse sufficiente.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in secondo grado tramite il concordato in appello, hanno tentato di sollevare questioni relative a una potenziale assoluzione. La Suprema Corte chiarisce che l'adesione a tale procedura comporta la rinuncia a tutti gli altri motivi di ricorso, anche a quelli rilevabili d'ufficio, precludendo un successivo esame in sede di legittimità.
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Concordato in appello: l’errore sul reato è fatale
La Corte di Cassazione esamina un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento in secondo grado, noto come concordato in appello. La difesa sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, ma basava la sua argomentazione su un'errata qualificazione giuridica, confondendo un delitto con una semplice contravvenzione. La Corte chiarisce che, sebbene sia possibile ricorrere per prescrizione maturata prima della sentenza di appello, l'errore sulla tipologia di reato rende il ricorso infondato, poiché i termini di prescrizione sono diversi e non erano decorsi.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di condanna per stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che l'interessato aveva precedentemente aderito a un 'concordato in appello' ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., rinunciando così implicitamente a sollevare questioni di merito, come il difetto di motivazione o la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena in secondo grado preclude quasi ogni successiva impugnazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni imputati avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la loro richiesta di concordato in appello. Gli imputati contestavano questioni di merito, come la valutazione delle prove e la sussistenza di circostanze aggravanti, che tuttavia si intendono rinunciate con l'accordo sulla pena. La Suprema Corte ha ribadito che, dopo un concordato in appello, il ricorso è consentito solo per vizi relativi alla formazione della volontà di accordo e non per riesaminare il merito della causa.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, contestava l'entità della sanzione. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso avverso tale accordo è possibile solo per vizi di volontà o procedurali, e non per rimettere in discussione il merito della pena concordata, poiché l'accordo implica la rinuncia agli altri motivi di impugnazione.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello per reati di droga, ha tentato di sollevare questioni di merito. La Corte ha ribadito che l'accordo procedurale implica la rinuncia a tutti i motivi di impugnazione non concordati, inclusa la richiesta di proscioglimento.
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Rinuncia all’impugnazione: costi e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia all'impugnazione da parte del ricorrente. Il caso riguardava il sequestro preventivo di autovelox non omologati. La Corte ha stabilito che la rinuncia, atto processuale che estingue il gravame, comporta la condanna del rinunciante al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come previsto dalla legge.
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Inammissibilità opposizione: la decisione al Collegio
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità opposizione emesso dal solo Presidente del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha chiarito che l'opposizione a un decreto di espulsione è un'impugnazione e, come tale, la sua eventuale inammissibilità deve essere decisa dall'intero Collegio del tribunale e non dal singolo magistrato con un provvedimento de plano.
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Ricorso pena concordata: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna per furto aggravato, basata su un accordo sulla pena in appello. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta che le parti hanno liberamente stipulato un accordo sulla sanzione (il cosiddetto ricorso pena concordata) e questo è stato recepito dal giudice, l'accordo non può essere modificato unilateralmente, salvo l'ipotesi di illegalità della pena stessa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso presentato da un terzo estraneo a un reato, a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dal suo difensore. La decisione evidenzia come la rinuncia comporti non solo l'impossibilità di esaminare il merito della questione, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Una terza parte estranea a un procedimento penale aveva proposto ricorso contro il sequestro di somme di denaro, rivendicandone la proprietà. Successivamente, tramite il proprio difensore munito di procura speciale, ha effettuato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a titolo di ammenda, poiché la causa di inammissibilità era riconducibile a una sua scelta volontaria.
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