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Art. 589 Codice di Procedura Penale

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701 provvedimenti

Concordato in appello: limiti all’impugnazione
Un imputato, dopo aver ottenuto una riduzione della pena tramite un concordato in appello, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'errata applicazione della recidiva e la mancata revoca della confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'accordo sulla pena, proprio del concordato in appello, implica la rinuncia a tutti gli altri motivi, che non possono quindi essere riesaminati in sede di legittimità.
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Opposizione decreto penale: che succede se la prova fallisce?
Un imputato si opponeva a un decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza, chiedendo contestualmente la messa alla prova. A seguito del fallimento di quest'ultima, il GIP dichiarava esecutivo il decreto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che in caso di esito negativo della messa alla prova, l'opposizione al decreto penale resta valida. Il processo deve quindi proseguire con l'emissione di un decreto di giudizio immediato, non con la convalida della condanna iniziale.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Una società di costruzioni, dopo aver impugnato un'ordinanza di sequestro preventivo, presenta una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, accogliendo la rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia è un atto formale e irrevocabile che preclude ogni valutazione nel merito, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: i termini per la richiesta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione, il quale aveva presentato un'istanza di concordato in appello il giorno stesso dell'udienza. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., tale richiesta deve essere depositata, a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima della data fissata per l'udienza. La tardività della richiesta ha reso impossibile l'accesso a tale procedura, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati contro una sentenza d'appello basata su un concordato in appello. La Corte chiarisce che l'accordo sulla pena preclude successive contestazioni, salvo illegalità della pena stessa. Gli apparenti vizi lamentati, come la reformatio in peius, sono stati declassati a meri errori materiali non influenti sul calcolo finale della pena.
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Patteggiamento in appello: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver concordato la pena in appello secondo la procedura di patteggiamento in appello, hanno tentato di impugnarla in Cassazione lamentandone l'entità. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena è un negozio processuale che, una volta perfezionato, non può essere unilateralmente modificato, salvo ipotesi di illegalità della pena o vizi nella formazione della volontà, non riscontrati nel caso di specie.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il ricorrente aveva chiesto il proscioglimento, ma la Corte ha ribadito che, una volta raggiunto l'accordo, non si possono sollevare questioni di merito, ma solo vizi relativi alla formazione dell'accordo stesso. Con l'accettazione del concordato in appello, l'imputato rinuncia a contestare la propria responsabilità.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e spese processuali
Un soggetto, dopo aver impugnato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza, decide di ritirare il proprio appello. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia al ricorso, dichiara l'impugnazione inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro alla Cassa delle ammende, come previsto dalla legge in questi casi.
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Rinuncia ricorso penale: inammissibilità e costi
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso penale. A seguito della rinuncia volontaria presentata dal difensore, il ricorso contro una sentenza di condanna è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro a favore della Cassa delle ammende, confermando l'automatismo di tali sanzioni in assenza di elementi che escludano la colpa.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità senza spese
Una società ha presentato ricorso contro un sequestro preventivo. Nelle more del giudizio, i beni sono stati dissequestrati, portando la società a effettuare una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, in caso di sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, non vi è condanna al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e spese
Una società impugna un sequestro preventivo ma, a seguito del dissequestro dei beni, presenta una rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che, non essendo la causa imputabile al ricorrente, non vi è condanna alle spese processuali.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza che aveva applicato una pena concordata tra le parti. L'imputato, dopo aver raggiunto un accordo in appello sulla pena (il cosiddetto concordato in appello) e aver rinunciato agli altri motivi di impugnazione, aveva tentato di contestare proprio quella pena dinanzi alla Cassazione. La Corte ha stabilito che non si può impugnare un accordo liberamente sottoscritto, confermando l'inammissibilità del ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: accordo sulla pena in appello
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza di appello che aveva recepito un accordo sulla pena (ex art. 599-bis c.p.p.). L'impugnazione è stata respinta poiché verteva su punti oggetto di rinuncia e sul trattamento sanzionatorio concordato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato che, dopo aver accettato una rideterminazione della pena in appello (c.d. concordato), ha tentato di contestare la propria responsabilità. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi di appello, presupposto del concordato, preclude la possibilità di riproporli in Cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha stipulato un accordo in secondo grado sulla pena. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando proprio la pena e la responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una sentenza basata su un concordato in appello può essere impugnata solo per difetti procedurali legati alla formazione dell'accordo stesso (es. vizi della volontà), e non per rimettere in discussione il merito della pena pattuita, a meno che questa non sia illegale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1551/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha ribadito che, dopo l'accordo tra le parti sulla pena, il ricorso per cassazione è consentito solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà, al consenso del PM o a una pronuncia difforme dall'accordo. Non è possibile, invece, sollevare questioni di merito rinunciate con l'accordo, come la mancata applicazione dell'obbligo di proscioglimento immediato (art. 129 c.p.p.). Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di "concordato in appello". La Corte ha ribadito che, dopo un accordo sulla pena in appello (ex art. 599-bis c.p.p.), il ricorso in Cassazione è consentito solo per vizi specifici legati alla formazione dell'accordo stesso e non per contestare nel merito la pena pattuita o la mancata concessione di attenuanti, motivi ai quali si è rinunciato con l'accordo.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Suprema Corte ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, non è possibile impugnare la decisione per motivi a cui si è rinunciato, come la mancata esclusione della recidiva o la richiesta di assoluzione ex art. 129 c.p.p. Il ricorso è limitato solo a vizi specifici dell'accordo stesso.
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Rinuncia ricorso Cassazione: conseguenze e costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia formale presentata dall'imputato. L'ordinanza analizza le conseguenze di tale atto, tra cui la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione si fonda sulla validità della rinuncia al ricorso in Cassazione, che preclude ogni esame nel merito della vicenda.
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Pena concordata in appello: limiti al ricorso
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata concessione di attenuanti generiche in una sentenza che applicava una pena concordata in appello. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che l'accordo tra le parti sulla pena preclude al giudice la possibilità di valutare d'ufficio questioni rinunciate, come le attenuanti non incluse nell'accordo stesso.
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