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Art. 53 Costituzione — Anno 2022

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389 provvedimenti

Altri anni per Art. 53 Costituzione

Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un allibratore estero privo di concessione statale, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati. Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo l'illegittimità della tassazione e la violazione delle norme europee sulla libera prestazione dei servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che l'imposta si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, indipendentemente dalla concessione o dalla sede estera. Sebbene per gli anni anteriori al 2011 l'intermediario fisico non sia responsabile per l'impossibilità di traslare il tributo, l'allibratore estero resta pienamente obbligato al pagamento, in linea con i principi costituzionali ed europei di non discriminazione.
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Deduzione dei costi aziendali: vietati gli sconti senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del Titolare dell'Impresa di Pulizie per omessa dichiarazione di compensi ricevuti da vari condomìni. I giudici di merito hanno ridotto la pretesa fiscale riconoscendo d'ufficio una percentuale forfettaria di spese sostenute per produrre quel reddito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la deduzione dei costi aziendali non può essere riconosciuta automaticamente dal giudice se il contribuente non ne ha fatto specifica richiesta e non ha fornito le relative prove. Questo automatismo si applica solo negli accertamenti induttivi puri, mentre negli accertamenti analitici spetta al contribuente dimostrare le spese sostenute. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Imposta unica sulle scommesse: paga anche il bookmaker estero
Un bookmaker estero privo di concessione in Italia operava tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) che raccoglieva scommesse sul territorio nazionale. L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009, ritenendo il bookmaker responsabile del pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker estero. I giudici hanno confermato che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche per le attività svolte senza concessione statale. La dichiarazione di incostituzionalità parziale della norma tributaria esclude dalla responsabilità solo le ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, lasciando invece intatta la piena responsabilità fiscale del bookmaker estero, che rimane il soggetto passivo principale del tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
Un bookmaker estero operava in Italia raccogliendo scommesse sportive tramite un centro trasmissione dati locale privo di concessione statale. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2008, ritenendo il bookmaker responsabile del pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta da chiunque gestisca scommesse in Italia, anche senza concessione e a prescindere dalla sede all'estero. La Corte ha chiarito che l'esenzione temporanea riconosciuta ai centri di trasmissione dati per gli anni anteriori al 2011 non si estende all'allibratore estero, il quale resta l'effettivo organizzatore del gioco e il debitore principale del tributo, senza alcuna violazione delle norme europee sulla libera prestazione dei servizi.
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Imposta unica sulle scommesse: l’operatore estero deve pagare
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un Bookmaker estero privo di concessione statale. Il Bookmaker operava in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) che raccoglieva fisicamente le giocate. Il Bookmaker ha impugnato l'atto sostenendo l'illegittimità della tassazione per gli anni precedenti al 2011 e la violazione delle norme europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, mentre il CTD non risponde per gli anni anteriori al 2011 (poiché non poteva trasferire l'onere fiscale), il Bookmaker estero resta pienamente e direttamente responsabile del pagamento del tributo per tutti gli anni d'imposta, in quanto effettivo organizzatore del servizio di gioco sul territorio italiano.
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Imposta di registro: il fisco perde sulla vendita d’azienda
L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato il conferimento di un ramo d'azienda e la successiva vendita di quote societarie effettuati da una società a favore di due imprese come un'unica cessione di azienda, richiedendo una maggiore imposta di registro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che, in base alle riforme legislative del 2017 e 2018, l'imposta di registro deve essere applicata considerando esclusivamente il singolo atto presentato alla registrazione, senza poter valorizzare elementi esterni o il collegamento negoziale con altri atti. Poiché la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità e la retroattività di questa interpretazione, l'operazione di riorganizzazione societaria non può essere riqualificata come vendita d'azienda. Vince la società contribuente.
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Imposta di registro: il fisco perde contro i contratti collegati
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una serie di operazioni societarie effettuate da un'azienda come un'unica cessione di azienda, richiedendo una maggiore imposta di registro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'imposta di registro deve essere applicata basandosi esclusivamente sugli effetti giuridici dell'atto presentato alla registrazione, senza poter considerare elementi esterni o contratti collegati. Questo principio, introdotto dalle riforme del 2017 e 2018 e confermato dalla Corte Costituzionale, ha valore retroattivo. Di conseguenza, l'azienda contribuente ha vinto definitivamente la causa, vedendo annullato l'avviso di liquidazione del fisco.
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Imposta di registro: il fisco perde sulla riqualificazione
L'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato un conferimento d'azienda seguito dalla cessione delle quote come un'unica cessione di ramo d'azienda, applicando l'imposta di registro proporzionale. La CTR aveva confermato l'accertamento ritenendo l'operazione elusiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, stabilendo che, ai sensi dell'articolo 20 del d.P.R. 131/1986, l'imposta di registro è un'imposta d'atto. L'interpretazione deve basarsi esclusivamente sugli effetti giuridici dell'atto presentato, senza considerare elementi extratestuali o atti collegati. Di conseguenza, il fisco non può riqualificare l'operazione per finalità antielusive aggirando le tutele del contribuente. La sentenza della CTR è stata cassata e l'originario ricorso della Società è stato accolto.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
Un bookmaker estero privo di concessione statale ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno d'imposta 2010. Il ricorrente sosteneva che il tributo violasse il diritto dell'Unione Europea e che la sua applicazione retroattiva fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica legittimamente anche ai bookmaker esteri privi di concessione operanti in Italia tramite ricevitorie fisiche. La Corte ha chiarito che l'esclusione della responsabilità delle ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, sancita dalla Corte Costituzionale, non cancella l'obbligo fiscale principale in capo al bookmaker estero, il quale resta l'organizzatore effettivo del servizio di gioco.
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