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Art. 512-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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376 provvedimenti

Altri anni per Art. 512-bis Codice Penale

Giudice del rinvio: limiti e poteri dopo la Cassazione
La Cassazione chiarisce i poteri del giudice del rinvio dopo un annullamento. La sentenza analizza diversi ricorsi, affermando che il dispositivo prevale sulla motivazione e che il giudice del rinvio deve attenersi al dictum della Suprema Corte, senza poter dichiarare irrevocabili statuizioni annullate. Vengono trattati anche i temi della reformatio in peius e dell'aggravante mafiosa.
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Trasferimento fraudolento: intercettazioni valide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare per trasferimento fraudolento di valori e tentata estorsione. La sentenza conferma la legittimità delle intercettazioni basate sulla 'pericolosità sociale' attuale dell'indagato, ritenendo sufficiente il fondato timore di nuove misure patrimoniali per giustificare l'ipotesi di reato e l'attività di captazione. La Corte ribadisce che i gravi indizi necessari per le intercettazioni riguardano l'esistenza del reato, non la colpevolezza del soggetto.
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Trasferimento fraudolento di valori: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imprenditori accusati di trasferimento fraudolento di valori per aver intestato fittiziamente le loro aziende a dei prestanome al fine di eludere misure di prevenzione patrimoniale. La Corte ha confermato la condanna per il reato principale, chiarendo che non è necessaria la provenienza illecita dei beni, ma ha annullato la sentenza riguardo l'aggravante mafiosa, ritenendo la motivazione carente e non specificamente collegata al reato contestato.
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Sequestro preventivo superbonus: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di sequestro preventivo superbonus, rigettando i ricorsi di alcuni imputati accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La sentenza conferma l'impossibilità di detrarre i costi dal profitto illecito quando l'intera operazione è viziata e chiarisce i principi sulla responsabilità solidale nel sequestro per equivalente, affermando che la misura può gravare su un singolo coimputato per l'intero importo se le singole quote di profitto non sono distinguibili.
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Smaltimento illecito relitti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di smaltimento illecito di relitti di imbarcazioni, seguito a una violenta mareggiata. La sentenza conferma le condanne per traffico illecito di rifiuti e altri reati, stabilendo che un relitto diventa rifiuto sulla base della volontà del proprietario di disfarsene e della sua oggettiva inutilizzabilità, senza che sia necessaria la preventiva cancellazione dai registri navali. Viene inoltre confermata la responsabilità amministrativa della società di gestione del porto per colpa di organizzazione, avendo tratto un vantaggio economico (risparmio di spesa) dall'affidare lo smaltimento a un'impresa non autorizzata.
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Sequestro preventivo: legittimo sulle quote sociali
Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo di quote sociali oggetto di un presunto trasferimento fraudolento. L'indagato, per sottrarsi a debiti tributari, aveva ceduto le sue quote a un familiare. I giudici hanno stabilito che il sequestro, finalizzato alla confisca per equivalente, colpisce il profitto del reato (il valore delle quote) e non l'azienda, che resta operativa. La misura è stata ritenuta legittima in presenza di gravi indizi di colpevolezza e del pericolo che l'indagato disperda i suoi beni.
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Ragion fattasi o estorsione? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione, riqualificando la condotta come possibile reato di ragion fattasi. Il caso riguarda un soggetto che, agendo per recuperare un credito di una società a lui riconducibile, ha usato minacce. La Corte ha stabilito che se un terzo agisce nell'esclusivo interesse del creditore, senza un fine di profitto personale ulteriore, non si configura necessariamente l'estorsione, anche in presenza dell'aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento è stato annullato con rinvio per una nuova valutazione.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per un complesso schema criminale. Le accuse includevano associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta tramite fatture per operazioni inesistenti, traffico illecito di rifiuti e autoriciclaggio. La Corte ha confermato la solidità delle sentenze di merito, rigettando le difese basate sulla natura soggettiva delle fatture e sull'applicabilità del regime di 'reverse charge', ritenuto inoperante in contesti di frode fiscale accertata. La sentenza ribadisce che la finalità evasiva e l'occultamento di attività illecite, come il traffico di rifiuti, integrano pienamente i reati contestati.
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Autoriciclaggio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere, reati tributari, trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. La sentenza sottolinea che, in presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito con la stessa conclusione), il ricorso per cassazione ha limiti stringenti. È stato ribadito che anche trasferimenti di denaro tracciabili, come i bonifici, configurano il reato di autoriciclaggio se finalizzati a occultare la provenienza illecita dei fondi attraverso l'intestazione a terzi.
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Ricusazione del giudice: oneri e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza che aveva respinto una dichiarazione di ricusazione del giudice. La decisione si fonda su un vizio formale: il ricorrente non aveva allegato i documenti necessari a dimostrare la tempestività della sua richiesta. La sentenza sottolinea il rigoroso onere probatorio a carico di chi propone la ricusazione, confermando che la mancanza di allegati non può essere sanata successivamente.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una società. Il provvedimento era stato emesso nell'ambito di un'indagine per associazione a delinquere e intestazione fittizia. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la sussistenza del 'fumus commissi delicti' e il nesso di pertinenzialità tra la società e i reati contestati.
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Sequestro preventivo e rinvio a giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito della Riforma Cartabia, l'emissione del decreto di rinvio a giudizio preclude un'ulteriore valutazione del 'fumus commissi delicti' nell'ambito di un procedimento di riesame di un sequestro preventivo. La sentenza conferma il sequestro del capitale di una società, ritenuta il centro decisionale di attività illecite, poiché il nuovo e più stringente standard per il rinvio a giudizio ('ragionevole previsione di condanna') assorbe e supera la verifica richiesta per la misura cautelare reale.
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Intestatario fittizio e sequestro: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un intestatario fittizio contro un sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che il terzo intestatario non può contestare i presupposti del reato (fumus commissi delicti), ma deve limitarsi a dimostrare la propria effettiva titolarità dei beni. In assenza di tale prova, non è legittimato a impugnare la misura cautelare reale.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per due distinti filoni criminali. Il primo riguarda un'estorsione con metodo mafioso per l'aggiudicazione di subappalti edili, per cui i ricorsi sono stati rigettati. Il secondo, più complesso, concerne un'associazione per delinquere dedita a un vasto traffico illecito di carburanti tramite false fatturazioni e documenti di trasporto (DAS) contraffatti. In questo caso, la Corte ha confermato l'esistenza dell'associazione per delinquere ma ha annullato con rinvio la sentenza su alcuni punti cruciali: ha riqualificato alcuni reati di falso documentale, ha annullato la confisca di un'intera azienda di trasporti ritenendola eccessiva e ha disposto una nuova valutazione sulle attenuanti generiche per un imputato.
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Agevolazione mafiosa: prova rigorosa necessaria
Un imprenditore viene condannato per un complesso schema di contrabbando di carburanti. La Cassazione conferma il suo coinvolgimento nell'associazione a delinquere, ma annulla la sentenza riguardo l'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha stabilito che per applicare tale aggravante è necessaria una prova rigorosa che dimostri come l'intero sodalizio criminale avesse lo scopo specifico di favorire un clan mafioso, non essendo sufficienti i soli legami di un singolo associato.
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Intestazione fittizia: sequestro e onere della prova
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di una ditta individuale, ritenuta strumento per le attività illecite di un congiunto. La sentenza chiarisce i requisiti probatori per il reato di intestazione fittizia (art. 512 bis c.p.) e la legittimità della misura cautelare anche in presenza di un durevole asservimento dell'impresa a scopi criminali, a prescindere dalla prova di un investimento iniziale di capitali illeciti.
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Intestazione fittizia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi membri di un nucleo familiare contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Le accuse includevano l'intestazione fittizia di beni, finalizzata a eludere misure di prevenzione patrimoniale. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici, basati su una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità e contenenti questioni non sollevate nel precedente grado di giudizio. La sentenza ribadisce che per il sequestro è sufficiente l'astratta configurabilità del reato (fumus commissi delicti) e conferma la piena utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un procedimento madre poi frazionato.
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Sequestro probatorio: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27866/2025, ribadisce i confini del ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio. Il caso riguardava un decreto di perquisizione e sequestro per reati di riciclaggio. La Corte ha precisato che tale provvedimento è impugnabile solo per violazione di legge, nozione che include non solo errori di diritto ma anche vizi di motivazione talmente gravi da renderla inesistente o manifestamente illogica.
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Intestazione fittizia: assorbimento e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di intestazione fittizia e riciclaggio, chiarendo che il primo reato non viene automaticamente assorbito dal secondo, specialmente in assenza di una completa sovrapposizione temporale delle condotte. Tuttavia, la Corte ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare perché il tribunale l'aveva erroneamente motivata sulla base di un'aggravante non formalmente contestata all'indagato, disponendo un nuovo esame delle esigenze cautelari.
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Interposizione fittizia: Cassazione su indizi e dolo
Un imprenditore, indagato per estorsione, ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare basata anche sull'accusa di interposizione fittizia, per aver intestato la propria attività alla figlia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando i criteri per la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza in fase cautelare. In particolare, ha ribadito che il reato di interposizione fittizia si configura anche solo con il fondato timore di una misura di prevenzione patrimoniale, senza che sia necessario un procedimento già avviato, e che l'intestazione a un familiare non esclude la sussistenza del reato.
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