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Art. 512-bis Codice Penale — Anno 2023

185 provvedimenti

Altri anni per Art. 512-bis Codice Penale

Trasferimento fraudolento di valori: inutile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una cittadina condannata per il reato di trasferimento fraudolento di valori (ex art. 12-quinquies l. 356/1992, ora art. 512-bis c.p.). L'imputata contestava la propria responsabilità penale e l'entità della pena inflitta. La Suprema Corte ha stabilito che il primo motivo di ricorso mirava inammissibilmente a una rivalutazione delle prove di fatto, già ampiamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio, dove le testimonianze avevano smentito la tesi difensiva. Il secondo motivo, relativo alla pena, è stato ritenuto generico e privo di specifiche indicazioni di legge. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Intestazione fittizia di beni: no allo sconto per reati di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di intestazione fittizia di beni. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra l'intestazione fittizia e precedenti reati in materia di stupefacenti, oltre alla concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo il vincolo della continuazione per la mancanza di un disegno criminoso unitario pianificato fin dall'inizio. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta per assenza di elementi positivi di valutazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Intestazione fittizia di beni: tra socio occulto e prestanome
Un uomo con precedenti penali ha investito ingenti capitali in una catena di pizzerie e in una società immobiliare, rimanendo come socio occulto per evitare il sequestro dei beni. Per nascondersi, ha utilizzato come schermi formali il padre e il figlio di una famiglia conoscente, oltre a suo nipote come prestanome. La Corte d'Appello ha condannato tutti i soggetti per il reato di intestazione fittizia di beni. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna per il socio occulto, il padre e il prestanome. Tuttavia, i giudici hanno annullato con rinvio la condanna del figlio. La Cassazione ha stabilito che non basta il semplice legame di parentela o di conoscenza per dimostrare che il prestanome fosse consapevole dell'intento elusivo del socio occulto, richiedendo un nuovo esame approfondito su questo specifico elemento.
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Trasferimento fraudolento di valori: il carcere resta inevitabile
L'Indagato, accusato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'agevolazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che la misura fosse eccessiva, evidenziando l'incensuratezza dell'uomo, il sequestro delle società coinvolte e il tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i reati legati alla criminalità organizzata, opera una doppia presunzione di pericolosità e di adeguatezza del carcere. Questa presunzione può essere superata solo dimostrando la rescissione stabile dei legami con il clan, elemento non provato nel caso di specie. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Trasferimento fraudolento di valori: il prestanome va in carcere
Il Tribunale di Roma confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di concorso in trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo mafioso. L'indagato avrebbe agito come prestanome per schermare i beni di un esponente criminale, eludendo le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando il tempo trascorso dall'inizio delle indagini, e negava il dolo specifico dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel concorso di persone, il prestanome risponde del reato anche senza un interesse personale diretto, purché sia consapevole della finalità elusiva del socio occulto. Inoltre, il semplice decorso del tempo non cancella il pericolo di recidiva se non emergono elementi di segno contrario. L'indagato resta in custodia cautelare e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro di 300mila euro: stop alla riqualificazione del reato
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine fermano due soggetti con 300.000 euro in contanti non giustificati. Il GIP dispone il sequestro preventivo per il reato di riciclaggio. Il Tribunale del Riesame conferma il blocco ma opera una riqualificazione del reato in trasferimento fraudolento di valori, modificando però il fatto storico originario e ipotizzando finalità elusive senza una richiesta del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità chiariscono che la riqualificazione del reato in sede di riesame è legittima solo se non altera il fatto storico contestato e non avviene a sorpresa, ossia senza consentire alla difesa di esprimersi, violando così il principio del contraddittorio.
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Aggravante del metodo mafioso: quando l’incendio non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di tre soggetti condannati in appello per estorsione e intestazione fittizia di beni. La difesa ha dimostrato, tramite tabulati telefonici e riprese video, l'estraneità del secondo imputato all'estorsione ai danni di un autolavaggio. Inoltre, la Corte ha stabilito che il mero riferimento a un precedente incendio doloso non è sufficiente a integrare l'aggravante del metodo mafioso, mancando elementi concreti di collegamento con la criminalità organizzata. Infine, è stata annullata la condanna per intestazione fittizia a carico del terzo imputato per assenza di dolo specifico. La Cassazione ha assolto il secondo imputato, ha eliminato l'aggravante per il primo rinviando per il ricalcolo della pena, e ha rideterminato la pena per il terzo imputato.
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Trasferimento fraudolento di valori: auto di lusso e conti vuoti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza d'appello emessa in sede di rinvio. L'Imputato era accusato di trasferimento fraudolento di valori per aver intestato fittiziamente a terzi quote societarie, un'imbarcazione e auto di lusso, al fine di eludere le misure di prevenzione patrimoniale. La Cassazione ha confermato che il giudice del rinvio ha correttamente motivato la disponibilità economica dell'Imputato basandosi su intercettazioni telefoniche che rivelavano risorse per oltre un milione di euro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca allargata: la Cassazione tutela i beni dei figli
Il caso riguarda una misura di confisca allargata disposta dal Giudice dell'esecuzione di Napoli contro il patrimonio di una famiglia. Il Padre era stato condannato per vari reati, tra cui corruzione e intestazione fittizia. Lo Stato aveva confiscato beni intestati ai figli (il Figlio e la Figlia), ritenendoli fittiziamente interposti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi dei familiari, annullando la confisca con rinvio. I giudici hanno stabilito che la corruzione non giustifica la confisca allargata e che manca la prova del nesso temporale tra i reati e gli acquisti risalenti nel tempo (come una società acquistata quindici anni prima). Inoltre, la motivazione sulla fittizietà dei beni della Figlia era contraddittoria. Ora il giudice di merito dovrà rivalutare tutto.
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Sequestro probatorio di dispositivi informatici: prove e privacy
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio di dispositivi informatici appartenenti a due soggetti indagati per associazione mafiosa e riciclaggio. La difesa contestava il sequestro totale dei dati, ritenendolo sproporzionato e privo di un nesso specifico con i reati contestati. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, stabilendo che per il sequestro probatorio non serve la prova certa del collegamento con il reato, ma basta la ragionevole possibilità che i dispositivi contengano elementi utili alle indagini. Inoltre, la procedura che prevede l'estrazione dei soli dati pertinenti tramite copia forense e la successiva restituzione dei dispositivi fisici rispetta pienamente i principi di proporzionalità e adeguatezza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Confisca di prevenzione: ville e conti svizzeri tolti ai parenti
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un patrimonio da circa dieci milioni di euro, composto da immobili di lusso, opere d'arte e conti in Svizzera. I beni erano formalmente intestati ai familiari di un uomo ritenuto socialmente pericoloso a causa di numerose condanne per reati fiscali e truffe. La difesa sosteneva che i familiari fossero i reali proprietari e che mancasse la prova della pericolosità. I giudici hanno però rigettato i ricorsi, evidenziando che i parenti non avevano redditi sufficienti a giustificare tali acquisti e che i conti esteri erano gestiti direttamente dall'uomo. La sentenza ribadisce che, in caso di evidente sproporzione patrimoniale, spetta ai terzi dimostrare la provenienza lecita dei beni, non bastando semplici legami di parentela o giustificazioni generiche.
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Socio occulto o dipendente? L’intestazione fittizia di beni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni per aver gestito occultamente una società commerciale, figurando formalmente come semplice dipendente. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni e la mancanza di prove sulla provenienza illecita dei fondi societari. I giudici hanno chiarito che il reato di intestazione fittizia di beni si configura anche con capitali leciti, purché vi sia lo scopo di eludere le misure di prevenzione patrimoniale. Inoltre, la contabilità aziendale segreta trovata a casa dell'indagato ha confermato il suo ruolo di socio occulto. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare in carcere, ritenendo non superata la presunzione di pericolosità sociale.
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Interposizione fittizia: il piano fallisce ma salva dalla condanna
Due soggetti venivano accusati di tentata interposizione fittizia per aver cercato di intestare un'attività di scommesse a un prestanome, al fine di nascondere la loro reale gestione. La Questura aveva però respinto la richiesta di licenza, impedendo la realizzazione del piano. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna senza però fornire alcuna motivazione su questo specifico punto. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso per mancanza di motivazione, ha rilevato che nel frattempo il reato era caduto in prescrizione. Non essendoci prove evidenti di innocenza immediata, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Trasferimento fraudolento di valori: camper di lusso sequestrato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre familiari contro il sequestro di un immobile e di un camper di lusso. Gli indagati, pur percependo il reddito di cittadinanza e dichiarando l'assenza di redditi leciti, possedevano ingenti somme di denaro contante e beni di lusso. Le intercettazioni ambientali hanno rivelato la loro consapevolezza di rischiare sequestri a causa dei loro precedenti penali. Per evitare i controlli sul camper, utilizzavano targhe tedesche ottenute illegalmente. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del reato di trasferimento fraudolento di valori, evidenziando la chiara finalità di eludere le misure di prevenzione patrimoniale attraverso l'intestazione fittizia dei beni. Di conseguenza, i beni rimangono sotto sequestro e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per sproporzione: fittizia intestazione ko
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro il provvedimento del Tribunale di Asti, confermando il sequestro preventivo per sproporzione di alcune società e di un'autovettura. L'Indagato era accusato di trasferimento fraudolento di valori per eludere le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa contestava la sussistenza del pericolo e la sproporzione reddituale. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di fittizia intestazione rientra tra quelli che consentono la confisca allargata. Inoltre, il pericolo di dispersione dei beni è stato legittimamente desunto dai plurimi trasferimenti patrimoniali effettuati per sottrarre i beni ai controlli dello Stato. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro probatorio dei cellulari: legittimo con contanti sospetti
Gli Indagati venivano trovati in possesso di un'ingente somma di denaro contante pari a trecentomila euro, due telefoni cellulari e una borsa. Il Pubblico Ministero disponeva il sequestro probatorio dei telefoni per ricostruire la rete di contatti e accertare il reato di trasferimento fraudolento di valori. Il Tribunale del Riesame confermava la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli indagati, confermando la legittimità del provvedimento. La Corte ha chiarito che per il sequestro probatorio non serve la prova certa del reato, ma basta la ragionevole probabilità che i telefoni contengano elementi utili alle indagini, specialmente quando gli indagati sono collegati a contesti di criminalità organizzata.
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Trasferimento fraudolento di valori: condanna o affetto?
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per associazione mafiosa, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. Il caso principale riguarda l'intestazione fittizia di un'impresa commerciale a un prestanome per eludere misure di prevenzione patrimoniale. La Suprema Corte ha annullato con rinvio la condanna per il reato di trasferimento fraudolento di valori nei confronti di due imputati, il presunto dominus e la compagna intestataria, poiché i giudici di merito non avevano motivato adeguatamente l'effettivo dolo di elusione e il collegamento dell'attività con la cosca mafiosa. Per gli altri imputati, accusati di associazione mafiosa ed estorsione, i ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando le condanne precedenti.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni: annullato il carcere
Il Tribunale di Napoli aveva applicato la custodia in carcere a un indagato per il reato di trasferimento fraudolento di valori. La decisione si fondava su alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'inutilizzabilità delle intercettazioni poiché i decreti autorizzativi del Giudice per le indagini preliminari non indicavano formalmente tale reato tra quelli per cui era stata concessa l'autorizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, sancendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni per i reati non espressamente autorizzati. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio l'ordinanza cautelare per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: prove esterne ma arresti validi
L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari per reati di riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti iscritti dopo il 31 agosto 2020, l'utilizzabilità delle intercettazioni in un procedimento diverso non richiede più un legame di connessione tra le indagini. È sufficiente che i risultati siano rilevanti e indispensabili per accertare reati per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza o per i quali le intercettazioni sono ordinariamente ammesse. L'Indagata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trasferimento fraudolento di valori: il prestanome va in carcere
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di associazione mafiosa, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. La difesa sosteneva che l'indagato avesse un ruolo marginale e passivo e che mancasse il dolo specifico richiesto per il reato di intestazione fittizia. I giudici hanno invece confermato la gravità degli indizi, chiarendo che nel concorso di persone per il reato di trasferimento fraudolento di valori non è necessario che tutti i partecipanti condividano lo scopo elusivo. È sufficiente che almeno uno dei concorrenti agisca con tale finalità e che gli altri ne siano pienamente consapevoli. Di conseguenza, l'appello è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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