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art. 5 L.Fall.

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137 provvedimenti

Fallimento omisso medio: quando è possibile dichiararlo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della dichiarazione di fallimento di una società già ammessa al concordato preventivo omologato, senza necessità di previa risoluzione. Il caso riguarda una società in liquidazione che non era in grado di onorare i debiti concordatari. La Corte ha ribadito il principio del Fallimento omisso medio, stabilendo che l'insolvenza può essere accertata autonomamente se il debitore non riesce a soddisfare i creditori, specialmente in fase di liquidazione dove rileva l'insufficienza dell'attivo patrimoniale rispetto alle passività.
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Liquidazione giudiziale: limiti alla sospensione usura
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di costruzioni, respingendo il ricorso che invocava la sospensione dei termini prevista per le vittime di usura e racket. I giudici hanno stabilito che la sospensione ex lege 44/1999 riguarda esclusivamente i debiti direttamente connessi ai reati subiti e le procedure esecutive, ma non impedisce l'accertamento dello stato di insolvenza generale in sede di liquidazione giudiziale. Inoltre, è stata confermata la validità della notifica via PEC effettuata all'indirizzo assegnato d'ufficio dalla Camera di Commercio, gravando sull'imprenditore l'onere di monitorare la propria casella digitale.
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Insolvenza e rottamazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società e dei suoi soci, nonostante l'avvenuta ammissione alla rottamazione quater. Il punto centrale della decisione riguarda la sussistenza dello stato di insolvenza, inteso come incapacità strutturale e non transitoria di adempiere alle obbligazioni con mezzi normali. La Corte ha stabilito che l'ingente debito erariale, unito all'assenza di beni mobili o immobili aggredibili e alla cessazione dell'attività produttiva da anni, costituisce prova inequivocabile della crisi, rendendo irrilevante il pagamento tempestivo di una singola rata del piano di rientro fiscale.
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Stato di insolvenza: basta un solo debito insoluto
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata, ribadendo che lo stato di insolvenza può essere legittimamente desunto anche dall'inadempimento di un unico debito. Nonostante la società vantasse la proprietà di un immobile e il sostegno finanziario di una controllante, i bilanci d'esercizio mostravano perdite costanti e una liquidità insufficiente a coprire anche solo il credito dell'istante. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo quest'ultima agito con colpa grave impugnando una decisione palesemente conforme alla giurisprudenza consolidata.
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Dichiarazione di fallimento: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale operante nel settore immobiliare e finanziario. Il ricorrente contestava la competenza territoriale del tribunale e la propria natura di imprenditore commerciale, sostenendo di svolgere solo attività di gestione condominiale. La Suprema Corte ha chiarito che la sede legale prevale su quella effettiva se non vi sono prove univoche del contrario e che l'esercizio professionale di attività finanziarie complesse giustifica pienamente la dichiarazione di fallimento, indipendentemente dalle contestazioni formali sui crediti.
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Soglia di fallibilità e debiti fiscali rateizzati
Una società ha impugnato per revocazione un'ordinanza di Cassazione che aveva erroneamente dichiarato improcedibile il suo ricorso per un presunto mancato deposito della sentenza autentica. La Suprema Corte ha accolto la revocazione riconoscendo l'errore di fatto, ma nel merito ha rigettato il ricorso confermando il fallimento. Il punto centrale della decisione riguarda la soglia di fallibilità: i debiti tributari, anche se oggetto di rateizzazione o rottamazione, devono essere computati nel calcolo dei 30.000 euro se risultano da avvisi di accertamento già notificati. La Corte ha stabilito che la semplice dilazione del pagamento non elimina la natura di debito scaduto ai fini della procedibilità fallimentare.
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Stato di insolvenza bancaria: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di stato di insolvenza di un importante istituto bancario già posto in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso, presentato da un ex amministratore, contestava i criteri di valutazione del deficit patrimoniale, in particolare l'utilizzo di dati relativi alla cessione del ramo d'azienda sano a un prezzo negativo. La Suprema Corte ha stabilito che lo stato di insolvenza può essere accertato anche mediante elementi probatori successivi al provvedimento di liquidazione, purché utili a ricostruire la situazione finanziaria dell'epoca. È stata inoltre confermata la legittimità della ripartizione delle spese di consulenza tecnica tra le parti che hanno partecipato attivamente al giudizio, indipendentemente dalla loro soccombenza totale.
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Supersocietà di fatto: regole sul fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una supersocietà di fatto composta da diverse entità societarie e persone fisiche. Il cuore della decisione riguarda l'accertamento dello stato d'insolvenza: sebbene debba essere autonomo rispetto a quello dei singoli soci, esso può essere desunto indiziariamente dai debiti contratti dai soci per conto dell'impresa comune. La sentenza chiarisce che l'insolvenza della società occulta coincide spesso con quella dell'imprenditore palese quando l'attività è riferibile al gruppo.
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Imprenditore commerciale: status e benefici fiscali
Un ente religioso in amministrazione straordinaria ha impugnato l'ammissione al passivo di sanzioni e interessi tributari, rivendicando la natura di ente non commerciale per ottenere la sospensione dei pagamenti prevista per eventi sismici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'assoggettamento alla procedura concorsuale attribuisce la qualifica di imprenditore commerciale. Tale status rimane efficace fino a un'eventuale revoca definitiva della sentenza di insolvenza, rendendo incompatibile l'accesso ai benefici fiscali riservati esclusivamente agli enti non commerciali.
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Stato di insolvenza: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, precisando che lo stato di insolvenza si configura come un'incapacità funzionale e irreversibile di soddisfare le obbligazioni aziendali. Nel caso di specie, la cessione dell'intero complesso aziendale e l'assenza di flussi finanziari hanno reso palese il dissesto. La Corte ha inoltre chiarito che l'assoluzione penale non azzera automaticamente il debito tributario nel processo civile e che i fatti successivi alla sentenza di fallimento non rilevano ai fini della legittimità della dichiarazione stessa.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria bancaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di revocatoria fallimentare proposta da una società di navigazione in amministrazione straordinaria contro un istituto di credito. Il punto centrale della controversia riguardava la prova della **scientia decoctionis** in capo alla banca per due rimesse bancarie. I giudici di merito hanno stabilito che il rinnovo di ingenti sovvenzioni statali, seppur ridotte, costituiva un elemento di ragionevole affidamento sulla solvibilità della società, escludendo la conoscenza del dissesto. La Suprema Corte ha ribadito che la prova della conoscenza deve essere effettiva e non meramente potenziale, convalidando l'apprezzamento discrezionale dei fatti compiuto nei gradi precedenti.
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Revoca concordato preventivo: atti in frode e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca concordato preventivo per una società che aveva occultato debiti derivanti dalla gestione non autorizzata di alcuni punti vendita. Tali omissioni informative sono state qualificate come atti in frode, in quanto idonee a trarre in inganno i creditori sulla reale consistenza del patrimonio aziendale. La decisione ha portato alla conseguente dichiarazione di fallimento per insolvenza strutturale.
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Fallimento omisso medio: criteri e limiti legali
La Corte d’Appello di L’Aquila ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società già in regime di concordato preventivo, applicando il principio del fallimento omisso medio. La decisione stabilisce che, qualora il piano concordatario risulti oggettivamente inattuabile, è legittimo dichiarare l'insolvenza anche senza la preventiva risoluzione formale del concordato, permettendo ai creditori di agire per l'intero credito originario.
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Cooperative sociali: solo liquidazione coatta, no fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280/2023, ha stabilito un principio fondamentale per le cooperative sociali. A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 112/2017, queste entità acquisiscono di diritto la qualifica di 'impresa sociale'. Di conseguenza, in caso di insolvenza, non possono essere dichiarate fallite, ma devono essere sottoposte esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha chiarito che la normativa speciale per le imprese sociali prevale su quella generale prevista per le cooperative, escludendo così la possibilità del fallimento.
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Desistenza creditore istante: revoca del fallimento
Una società era stata dichiarata fallita su istanza di un unico creditore. In seguito, la società ha dimostrato che il debito era stato saldato prima della dichiarazione di fallimento e che lo stesso creditore aveva rinunciato all'azione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la desistenza del creditore istante, se motivata da un pagamento anteriore, fa venir meno la legittimazione a chiedere il fallimento e ne giustifica la revoca, anche in presenza di un decreto ingiuntivo definitivo. La Corte ha quindi cassato la precedente decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente ritenuto irrilevante il pagamento.
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Accertamento del credito: basta un esame sommario
Una società dichiarata fallita si rivolge alla Cassazione, sostenendo che il credito del ricorrente non era stato definitivamente provato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per avviare una procedura fallimentare è sufficiente un accertamento del credito di tipo sommario e incidentale da parte del giudice, senza necessità di un giudizio definitivo.
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Notifica istanza fallimento: quando è valida
Una società edile, dichiarata fallita, ha contestato la validità della notifica dell'istanza di fallimento e il proprio stato di insolvenza. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notifica con deposito in Comune è valida se preceduta da un tentativo negativo via PEC e di persona. L'atto del messo notificatore fa fede fino a querela di falso. L'insolvenza sussiste anche con patrimonio immobiliare se manca liquidità per pagare i debiti.
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Bancarotta preferenziale: dolo e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni amministratori condannati per bancarotta preferenziale e fraudolenta. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere lo stato di insolvenza dalla semplice illiquidità e afferma che i pagamenti, anche se volti a garantire la continuità aziendale, costituiscono reato se la crisi è irreversibile. La Corte analizza il dolo specifico nel reato di bancarotta preferenziale, confermando la condanna basata sulla consapevolezza del dissesto e della lesione della parità di trattamento tra i creditori.
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Inammissibilità ricorso cassazione: un caso pratico
Una società creditrice ha avviato un procedimento per la dichiarazione di fallimento di un'altra società in liquidazione. Dopo che il fallimento è stato dichiarato dal Tribunale e confermato dalla Corte d'Appello, il socio unico della società fallita ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la genericità delle censure, che tentavano di riesaminare valutazioni di fatto già decise nei gradi di merito senza contestare la vera ragione giuridica (ratio decidendi) della sentenza impugnata. La decisione ribadisce i rigorosi requisiti per l'ammissibilità del ricorso, un aspetto chiave dell'inammissibilità ricorso cassazione.
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Interesse del creditore: l’assenza in udienza non basta
Una società edile ha impugnato la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo la carenza di interesse del creditore a procedere, manifestata dalla sua assenza in un'udienza cruciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata comparizione non equivale a una rinuncia implicita all'istanza. L'ordinanza chiarisce che l'interesse del creditore a promuovere l'azione fallimentare e la sussistenza dello stato di insolvenza sono valutati dal giudice sulla base di tutti gli elementi processuali, non solo sulla presenza delle parti in udienza. La Corte ha confermato lo stato di insolvenza della società basandosi su un'ingente debitoria, protesti e inattività prolungata.
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