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Cooperative sociali: solo liquidazione coatta, no fallimento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280/2023, ha stabilito un principio fondamentale per le cooperative sociali. A seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 112/2017, queste entità acquisiscono di diritto la qualifica di ‘impresa sociale’. Di conseguenza, in caso di insolvenza, non possono essere dichiarate fallite, ma devono essere sottoposte esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa. La Corte ha chiarito che la normativa speciale per le imprese sociali prevale su quella generale prevista per le cooperative, escludendo così la possibilità del fallimento.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 33280 Anno 2023
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Cooperative sociali: addio al fallimento, si applica solo la Liquidazione Coatta

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33280 del 29 novembre 2023, ha tracciato una linea netta sulla gestione dell’insolvenza delle cooperative sociali. Questi enti, fondamentali per il nostro tessuto sociale, in virtù della loro qualifica automatica come ‘imprese sociali’, sono sottratti alla procedura di fallimento (oggi liquidazione giudiziale) e assoggettati esclusivamente a quella di liquidazione coatta amministrativa. Una decisione che valorizza la loro funzione e la specialità della normativa del Terzo Settore.

I Fatti di Causa

Una cooperativa sociale attiva nel settore dei trasporti sanitari veniva dichiarata fallita dal Tribunale, decisione poi confermata dalla Corte d’Appello. Le corti di merito avevano ritenuto che, nonostante la natura cooperativa, l’ente svolgesse un’attività commerciale e fosse quindi soggetto alle norme ordinarie sull’insolvenza. La cooperativa, tuttavia, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che, in qualità di cooperativa sociale, dovesse essere applicata una disciplina speciale che escludeva la possibilità del fallimento.

La Disciplina delle Cooperative Sociali e l’Impresa Sociale

Il punto centrale della controversia riguarda l’interpretazione del quadro normativo applicabile alle cooperative sociali. La svolta è avvenuta con il Decreto Legislativo n. 112/2017, parte della riforma del Terzo Settore. Questo decreto ha stabilito che le cooperative sociali (e i loro consorzi) acquisiscono ex lege, cioè automaticamente per legge, la qualifica di ‘impresa sociale’.

Questa qualifica non è una mera etichetta, ma comporta l’applicazione di un regime giuridico specifico. In particolare, l’art. 14 del D.Lgs. 112/2017 prevede espressamente che ‘in caso di insolvenza, le imprese sociali sono assoggettate alla liquidazione coatta amministrativa’.

Il Conflitto tra Norme

Si è quindi posto un problema di coordinamento tra due norme:

  1. L’art. 2545-terdecies del codice civile, che per le cooperative che svolgono attività commerciale prevede la possibilità del fallimento.
  2. L’art. 14 del D.Lgs. 112/2017, che per le imprese sociali (categoria in cui rientrano di diritto le cooperative sociali) prevede esclusivamente la liquidazione coatta amministrativa.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha risolto il conflitto privilegiando un’interpretazione sistematica, che valorizza la specialità della disciplina dell’impresa sociale. I giudici hanno stabilito che la norma del D.Lgs. 112/2017, in quanto successiva e speciale, prevale su quella generale del codice civile.

La logica della Corte si fonda sul favor che il legislatore ha voluto accordare all’impresa sociale. Queste entità non operano per scopo di lucro, ma per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. L’assoggettamento alla sola liquidazione coatta amministrativa, una procedura gestita da un’autorità governativa, è visto come più adatto a tutelare gli interessi generali e la continuità delle funzioni sociali svolte, rispetto al fallimento, che è focalizzato principalmente sulla soddisfazione dei creditori.

La qualifica di impresa sociale è acquisita ‘di diritto’, senza bisogno di alcuna richiesta o iscrizione specifica. Pertanto, tutte le cooperative sociali beneficiano di questo regime speciale. La Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, affermando che la cooperativa non poteva essere dichiarata fallita.

Le Conclusioni

Questa sentenza rappresenta una pietra miliare per il mondo del Terzo Settore. Afferma con chiarezza che lo status di impresa sociale, attribuito per legge alle cooperative sociali, prevale sulla loro natura societaria di tipo cooperativo per quanto riguarda la gestione della crisi. Le cooperative sociali sono quindi escluse dal fallimento e sottoposte unicamente alla liquidazione coatta amministrativa. Questa decisione offre maggiore certezza giuridica e protegge la missione sociale di questi enti, anche nei momenti di difficoltà economica, allineando il diritto dell’insolvenza con i principi costituzionali di solidarietà e sussidiarietà.

Una cooperativa sociale può essere dichiarata fallita?
No. Secondo la Corte di Cassazione, a seguito del D.Lgs. n. 112/2017, le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto e, in caso di insolvenza, sono soggette esclusivamente alla procedura di liquidazione coatta amministrativa, non al fallimento (oggi liquidazione giudiziale).

Quale normativa prevale in caso di insolvenza di una cooperativa sociale?
Prevale la normativa speciale per le imprese sociali (D.Lgs. n. 112/2017) rispetto a quella generale per le società cooperative (art. 2545-terdecies cod.civ.). La qualifica di impresa sociale comporta l’applicazione della procedura di liquidazione coatta amministrativa per la gestione della crisi.

Perché le cooperative sociali sono escluse dal fallimento?
L’esclusione dal fallimento si giustifica con la natura stessa dell’impresa sociale, che persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, e non di lucro. La legge sceglie una procedura (la liquidazione coatta amministrativa) che è ritenuta più adatta a bilanciare gli interessi dei creditori con la tutela dell’interesse pubblico e la continuità delle attività di interesse generale svolte dall’ente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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