La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12817/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte ha chiarito che il giudice d'appello può dare al fatto una qualificazione giuridica più grave rispetto al primo grado, anche su appello del solo imputato, a condizione che non venga peggiorato il trattamento sanzionatorio finale. La corretta applicazione della legge prevale, e il divieto di reformatio in peius si applica strettamente alla specie e quantità della pena.
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