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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2024

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111 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Confisca obbligatoria: Cassazione annulla sentenza
A seguito del ricorso del Pubblico Ministero, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per uso indebito di carte di credito, limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 493-ter c.p., tale misura è imperativa e la sua omissione costituisce un errore di diritto che necessita di un nuovo giudizio sul punto, anche per determinare l'eventuale confisca per equivalente.
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Inammissibilità ricorso: differenze con appello
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una condanna per furto e uso indebito di carte di pagamento. La decisione chiarisce un punto cruciale di procedura penale: la distinzione tra manifesta infondatezza, che porta a una decisione nel merito, e l'inammissibilità ricorso, che è una sanzione processuale per vizi formali. La Corte ha stabilito che la Corte d'Appello aveva correttamente rigettato nel merito i motivi del gravame, seppur usando un termine improprio nella motivazione.
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Furto in abitazione con inganno: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per furto in abitazione. La sentenza ribadisce che il consenso all'ingresso ottenuto con l'inganno (fingendosi tecnici di una compagnia energetica) non esclude il reato di furto in abitazione. Inoltre, conferma la corretta applicazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per una durata fissa di cinque anni, in caso di condanna superiore a tre anni di reclusione, respingendo l'argomentazione che dovesse essere pari alla pena principale.
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Ricorso inammissibile per motivi generici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto aggravato. L'appello è stato ritenuto generico, basato su affermazioni astratte e non su critiche specifiche alla motivazione della sentenza della Corte d'Appello, che aveva già parzialmente riformato la pena dichiarando un altro reato prescritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reato sorveglianza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una condanna, stabilendo che la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, se commessa dopo la revoca dell'obbligo di soggiorno, costituisce una contravvenzione e non un delitto. Di conseguenza, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, portando alla rideterminazione della pena per i restanti capi d'accusa. La decisione sottolinea l'importanza di qualificare correttamente il reato in base alle specifiche misure preventive in vigore al momento del fatto. La questione centrale è la prescrizione reato sorveglianza.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: la guida
Un soggetto condannato per furto aggravato e uso indebito di carte di pagamento ricorre in Cassazione. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione, ritenendo i motivi proposti non validi. Viene chiarito che non è possibile un riesame dei fatti in sede di legittimità, si conferma l'aggravante della violenza sulle cose per aver forzato una porta e si ritiene legittimo il diniego delle attenuanti generiche basato sui precedenti dell'imputato.
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Competenza GIP rito abbreviato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto negativo di competenza tra il Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) e il Tribunale. La questione verteva sulla corretta individuazione del giudice competente a celebrare un rito abbreviato richiesto dall'imputato dopo l'emissione di un decreto di giudizio immediato. La Corte ha stabilito che la competenza GIP rito abbreviato sussiste, anche alla luce delle novità introdotte dalla Riforma Cartabia, affermando che spetta al G.I.P. la trattazione del procedimento, in virtù di un'ultrattività delle sue funzioni.
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Custodia cautelare: la Riforma Cartabia non la esclude
Un soggetto, accusato di uso indebito di carte di credito e falso documentale, ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sostiene che la Riforma Cartabia, introducendo pene sostitutive, avrebbe dovuto portare a una misura meno afflittiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la prognosi in fase cautelare è autonoma da quella sulla pena futura e che la serialità dei reati e l'incapacità di autocontrollo giustificano la misura carceraria.
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Custodia cautelare per frodi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. L'imputata sosteneva l'inapplicabilità della misura per i limiti di pena e per le novità introdotte dalla Riforma Cartabia. La Corte ha respinto quasi integralmente il ricorso, affermando che la pena massima di cinque anni prevista dall'art. 493-ter c.p. consente la custodia cautelare in carcere. Ha inoltre chiarito che la prognosi in fase cautelare non deve estendersi alle nuove pene sostitutive, confermando la misura basata sull'elevato pericolo di recidiva.
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Indebito utilizzo carta: reato consumato anche senza PIN
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2384/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e indebito utilizzo carta di pagamento. Il punto chiave della decisione è che il reato di indebito utilizzo si considera consumato nel momento in cui si tenta di prelevare allo sportello, anche senza conoscere il PIN e senza riuscire a ritirare denaro, essendo sufficiente la volontà di trarne profitto.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un indagato di frode con carte di credito e falsificazione di documenti. La sentenza chiarisce che il pericolo di recidiva può rimanere attuale anche a distanza di tempo dai fatti, se le condotte erano sistematiche e seriali. Inoltre, la capacità di commettere reati da casa rende inadeguati gli arresti domiciliari.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un uomo è stato condannato per molteplici usi fraudolenti di una carta di credito. In appello, ha richiesto l'applicazione del principio di particolare tenuità del fatto. La Corte d'Appello ha ignorato la richiesta. La Corte di Cassazione ha ora annullato tale decisione, affermando che il giudice deve sempre valutare questa possibilità, anche in casi di reato continuato, e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Utilizzo indebito bancomat: Cassazione e motivazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per utilizzo indebito bancomat. La sentenza chiarisce che prelevare denaro per compensare un presunto credito costituisce reato e che le mere irregolarità formali, come l'omessa indicazione del nuovo difensore nell'intestazione della sentenza, non ne causano la nullità se gli atti essenziali sono stati correttamente verbalizzati.
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Recidiva reiterata: quando è applicabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1993/2024, ha affrontato il caso di un individuo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento. La Corte ha chiarito due principi fondamentali: primo, ricevere una carta rubata e poi utilizzarla costituisce due reati distinti in concorso tra loro e non un reato unico. Secondo, e più importante, ha annullato la sentenza di appello sul punto della recidiva reiterata, specificando che per la sua applicazione sono necessarie almeno due condanne definitive precedenti al nuovo reato, non una sola. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova determinazione della pena.
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Concorso di persone: basta la presenza sul luogo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre persone condannate per furto aggravato e indebito utilizzo di carta di pagamento. Il caso riguarda un borseggio in un mercato seguito da un prelievo ATM. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna basata su prove indiziarie, ribadendo che ai fini del concorso di persone è sufficiente una presenza coordinata e non meramente casuale sul luogo del delitto, anche senza l'individuazione del ruolo specifico di ciascun complice.
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Determinazione della pena: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica. Il motivo del ricorso riguardava la mancata specificazione degli aumenti di pena per ciascun reato satellite. La Corte ha stabilito che, nella determinazione della pena per il reato continuato, è sufficiente un aumento globale e congruamente motivato, senza la necessità di dettagliare l'incremento per ogni singolo illecito. La sentenza sottolinea l'importanza di motivazioni specifiche e non generiche nei ricorsi.
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Espulsione cittadino italiano: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del GIP di Monza nella parte in cui disponeva l'espulsione di un condannato. La Corte ha stabilito che la misura di sicurezza dell'espulsione di un cittadino italiano è illegale ai sensi dell'art. 235 del codice penale, poiché la cittadinanza italiana dell'imputato, provata in giudizio, costituisce un divieto assoluto all'applicazione di tale misura. La decisione è stata di annullamento senza rinvio, eliminando direttamente la misura illegittima.
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Procura speciale: inammissibile il ricorso senza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso il rigetto di una richiesta di rescissione del giudicato. La ragione risiede nel fatto che il difensore non era munito della necessaria procura speciale, un requisito fondamentale per la legittimazione a proporre mezzi di impugnazione straordinari. La sentenza sottolinea l'importanza di questo atto formale per garantire la rappresentanza dell'imputato.
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Testimonianza de relato: Cassazione annulla condanna
Un uomo è stato condannato per furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. La condanna si basava principalmente sulla testimonianza di un agente di polizia che riferiva quanto dettogli dalla vittima. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, affermando che questo tipo di testimonianza de relato è inammissibile. La Corte ha sottolineato che una querela non può essere utilizzata come prova dei fatti e che, senza la testimonianza inammissibile dell'agente, le prove erano insufficienti. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
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Utilizzabilità videoriprese: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di furto aggravato e uso indebito di carte di pagamento, basato in gran parte sull'utilizzabilità di videoriprese. La difesa contestava la validità dei filmati. La Corte ha dichiarato inammissibili tali motivi, confermando che i filmati di luoghi pubblici sono prove documentali valide. Ha tuttavia annullato parzialmente la sentenza per una co-imputata, correggendo un errore nell'applicazione della pena per la recidiva.
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