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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2022

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Indebito utilizzo di strumenti di pagamento: prelievi e chat
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento. L'imputato ha prelevato denaro con la carta bancomat della persona offesa senza aver ricevuto alcuna autorizzazione. La difesa ha sostenuto l'inutilizzabilità dei messaggi di messaggistica istantanea privi di copia forense e ha invocato la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto ogni contestazione: le schermate dei messaggi costituiscono documenti pienamente utilizzabili come prova documentale e la reiterazione dei prelievi esclude la minima entità dell'offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e delle sanzioni pecuniarie.
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Indebito utilizzo di carte di pagamento: condanna confermata
La vicenda riguarda la condanna di un soggetto per furto e indebito utilizzo di carte di pagamento compiuti in concorso con altre persone. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la Corte d'Appello avesse motivato la decisione con un semplice richiamo alla sentenza di primo grado. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile per manifesta infondatezza. La responsabilità penale risulta infatti pienamente dimostrata dalla querela della vittima, dalle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza e dalle deposizioni dei testimoni, elementi che escludono ogni spiegazione alternativa. L'imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carta di credito: reato anche senza furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di indebito utilizzo di carta di credito. La difesa sosteneva la mancanza di prova sulla consapevolezza dell'origine illecita del mezzo di pagamento. I giudici hanno chiarito che il reato si perfeziona con il semplice uso dello strumento da parte di chi non ne ha la titolarità, rendendo irrilevante sapere come la tessera sia stata sottratta o clonata. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato la legittimità del diniego della non menzione della condanna e della recidiva, valorizzando i precedenti specifici dell'imputata. La ricorrente perde il ricorso ed è condannata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata per vizio di appello
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un'imputata condannata in sede di merito per reati legati all'indebito utilizzo di carte di pagamento e ricettazione. La ricorrente ha contestato la mancata concessione della misura premiale in grado d'appello, lamentando la violazione di legge da parte dei giudici territoriali. I Supremi Giudici hanno rigettato l'impugnazione dichiarandola inammissibile: la richiesta volta a ottenere la sospensione condizionale della pena non era mai stata sollevata tra i motivi dell'atto d'appello. La mancata devoluzione preventiva della questione impedisce di far valere il vizio dinanzi alla Suprema Corte. La ricorrente perde così la possibilità di accedere al beneficio ed è stata condannata al rimborso delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di pagamento: condanna e ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato del reato di indebito utilizzo di carte di pagamento. Il ricorrente contestava la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e lamentava una presunta carenza di motivazione nella determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello aveva già valutato correttamente l'entità del fatto, escludendo la particolare tenuità. Inoltre, l'applicazione della pena nel minimo edittale non richiede una motivazione analitica, bastando formule sintetiche sulla congruità della sanzione. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Indebito utilizzo di carta bancomat: condanna anche senza tessera
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di indebito utilizzo di carta bancomat. L'uomo aveva effettuato ripetuti prelievi abusivi allo sportello con una tessera rubata da un complice. La difesa lamentava l'assenza della prova materiale della cessione della tessera e chiedeva le attenuanti generiche per via dell'età avanzata. I giudici hanno chiarito che i filmati di videosorveglianza, l'abbigliamento dell'uomo e i contatti telefonici concomitanti ai prelievi costituiscono un quadro indiziario solido e sufficiente. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di pagamento: condanna e ricalcolo pena
Il Tribunale ha condannato un imputato per il reato di indebito utilizzo di carte di pagamento dopo aver accertato molteplici transazioni non autorizzate presso diversi esercizi commerciali. Il giudice di merito ha tuttavia omesso di applicare l'aumento di pena per la continuazione interna e non ha fornito alcuna motivazione in merito alla recidiva contestata. La Procura Generale ha impugnato la sentenza denunciando l'omessa applicazione degli aumenti sanzionatori previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che compiere più prelievi o pagamenti distinti con la carta altrui impone un incremento della pena e l'esplicita valutazione dei precedenti penali. La Suprema Corte ha pertanto annullato la decisione limitatamente al calcolo della pena, disponendo un nuovo giudizio.
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Reato continuato: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per furto aggravato e utilizzo indebito di carte di pagamento. L'imputato ha contestato la mancata applicazione dell'istituto del reato continuato rispetto ad altri illeciti già giudicati in passato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile per la genericità dei motivi presentati, confermando la piena validità della sentenza precedente e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso nullo e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per i reati di furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito. L'imputato aveva contestato la gravità della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio, lamentando una generica violazione di legge. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'atto di impugnazione deve contenere un confronto critico e puntuale con le motivazioni della sentenza impugnata, non potendosi limitare a contestazioni astratte. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di pagamento: ricorso inutile costa caro
L'Imputato era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di uso indebito di carte di pagamento (art. 493-ter c.p.). Egli ha proposto ricorso per Cassazione contestando la propria responsabilità penale e l'entità della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, ripetevano semplicemente le difese già respinte in appello e richiedevano una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'Imputato e lo ha condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: ricorso respinto e condanna
Due persone sono state condannate per furto aggravato e una di esse anche per l'utilizzo indebito di una carta di pagamento. Le imputate hanno proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, per negare i benefici, il giudice di merito deve soltanto indicare in modo adeguato gli elementi ritenuti decisivi. Inoltre, una delle due ricorrenti non aveva nemmeno avanzato tale richiesta nel precedente atto d'appello. La Cassazione ha condannato entrambe le imputate al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro ciascuna in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso abusivo di bancomat: condanna confermata anche senza destrezza
L'Imputata è stata condannata per due furti aggravati, tra cui la sottrazione di uno zaino in spiaggia, e per l'uso abusivo di bancomat altrui. La Corte d'Appello ha ridotto la gravità del furto escludendo l'aggravante della destrezza, ma ha confermato il bilanciamento tra le restanti circostanze e la pena complessiva. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione insufficiente su questo bilanciamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la decisione precedente era ampiamente e logicamente motivata. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Richiesta di archiviazione: il giudice può cambiare il reato
Il Pubblico Ministero presentava una richiesta di archiviazione per l'indagata, accusata di truffa aggravata. Il Giudice per le indagini preliminari respingeva la richiesta e ordinava l'iscrizione dell'indagata nel registro delle notizie di reato per un titolo diverso, ossia per indebito utilizzo di carte di credito. Il Pubblico Ministero impugnava il provvedimento ritenendolo anomalo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che il giudice, nel valutare la richiesta di archiviazione, ha il pieno potere di dare al fatto una diversa qualificazione giuridica e ordinare una nuova iscrizione. Questo potere di controllo non scavalca le competenze dell'accusa, ma assicura il principio di obbligatorietà dell'azione penale, consentendo nuove indagini sul fatto riqualificato.
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Uso illecito di carta bancomat: la Cassazione punisce la recidiva
L'Imputato è stato condannato per l'uso illecito di carta bancomat. La Corte d'Appello ha confermato la condanna applicando l'aggravante della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali e della ripetizione degli acquisti illeciti a distanza di pochi giorni. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione sulla recidiva con argomenti generici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di ricorso devono contestare in modo specifico e correlato le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carta di pagamento: ricorso nullo, condanna certa
L'Imputato è stato condannato per l'uso indebito di carta di pagamento. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi sollevati non erano stati presentati nel precedente grado di appello, violando le regole procedurali. Inoltre, la Corte ha ribadito che il giudice non deve motivare il diniego delle attenuanti se l'imputato non fornisce ragioni specifiche per ottenerle. L'inammissibilità impedisce anche di far valere la prescrizione del reato maturata successivamente. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per molteplici episodi di furto aggravato e per l'indebito utilizzo di carte di credito. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, la sussistenza delle aggravanti e l'entità della pena applicata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può tradursi in un terzo grado di merito volto a rivalutare le prove. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto e condanna cancellati: scatta la prescrizione del reato
L'Imputata era stata condannata per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, fatti commessi nel 2010 con l'aggravante della recidiva. Contro la condanna della Corte d'Appello, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno verificato che il ricorso non era inammissibile e hanno ricalcolato i tempi necessari per l'estinzione dei reati. Applicando le regole sul calcolo della recidiva, la Corte ha accertato il decorso dei termini massimi di legge. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la avvenuta prescrizione del reato per entrambe le contestazioni. L'Imputata ottiene così la cancellazione della condanna.
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Indebito utilizzo di carte di credito: il ricorso costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per l'indebito utilizzo di carte di credito, nello specifico due carte bancomat. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la quantificazione della pena da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che le contestazioni erano generiche e non contrastavano validamente la motivazione, logica e coerente, espressa dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Utilizzo indebito di carte bancomat: quando il ricorso fallisce
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato e utilizzo indebito di carte bancomat. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva (la ripetizione di reati). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa non aveva contestato la recidiva nel precedente grado di appello, rendendo il motivo inedito e quindi non proponibile. Inoltre, i giudici di secondo grado avevano già neutralizzato l'aumento di pena per la recidiva, bilanciandola con le circostanze attenuanti generiche. L'ulteriore contestazione del ricorrente si basava su un semplice errore materiale della sentenza d'appello, che aveva confuso il termine recidiva con la continuazione dei reati. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Utilizzo abusivo di carta di credito: filmato e condannato
L'Imputato è stato condannato per l'utilizzo abusivo di carta di credito dopo essere stato trovato in possesso di carte di pagamento rubate o smarrite. L'uomo aveva effettuato acquisti fraudolenti, venendo riconosciuto da un commesso e ripreso dalle telecamere di sicurezza. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio e la correttezza del diniego delle attenuanti, giustificato dalla gravità della condotta. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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