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art. 47 ter comma 1 bis Ord. Pen.

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63 provvedimenti

Inammissibilità del ricorso: motivi generici e rigetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un detenuto contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che i motivi presentati erano generici, non specificamente correlati alle motivazioni del provvedimento impugnato e, in parte, basati su presunte violazioni procedurali non sollevate tempestivamente. Questa sentenza ribadisce l'importanza della specificità e della pertinenza dei motivi di ricorso per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso.
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Affidamento in prova: serve revisione critica del reato
Una donna, condannata per omicidio stradale, si vede negare l'affidamento in prova a causa della sua mancata revisione critica del reato commesso. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3333/2024, conferma la decisione del Tribunale di Sorveglianza, il quale aveva concesso la meno ampia misura della semilibertà. La Corte sottolinea che, per accedere all'affidamento in prova, è indispensabile che il condannato abbia almeno avviato un percorso di riconsiderazione critica della propria condotta, elemento che nel caso di specie mancava. La sentenza rigetta anche la questione di legittimità costituzionale sollevata riguardo alla differenza tra i limiti di pena previsti per la detenzione domiciliare come misura alternativa (due anni) e come pena sostitutiva (quattro anni), ribadendo la natura distinta dei due istituti.
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Affidamento in prova: no se prognosi è negativa
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva l'affidamento in prova. La corte ha confermato che la buona condotta in carcere non basta se la prognosi complessiva di reinserimento sociale è negativa, basata sui gravi precedenti penali e su una relazione sfavorevole della personalità. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale sulla differenza di pena tra detenzione domiciliare alternativa e sostitutiva.
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Affidamento in prova: valutazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego dell'affidamento in prova. La decisione del Tribunale di Sorveglianza era fondata su una valutazione di merito della scarsa affidabilità del soggetto, desunta da precedenti penali, procedimenti pendenti e una lunga storia criminale. Tali elementi non possono essere riesaminati in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Liberazione anticipata: procedura e termini corretti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato la cui istanza di detenzione domiciliare era stata dichiarata inammissibile. Il ricorrente sosteneva che la pena residua rientrasse nei limiti di legge se si fosse tenuto conto della liberazione anticipata a cui aveva diritto. La Corte ha stabilito che il calcolo della liberazione anticipata deve avvenire secondo una specifica procedura, prima dell'emissione dell'ordine di esecuzione, e non può essere effettuato d'ufficio dal Tribunale di Sorveglianza in sede di valutazione di una misura alternativa.
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Affidamento in prova: valutazione e gradualità
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto per rapina aggravata. Nonostante i notevoli progressi (buona condotta, studi, offerta di lavoro), la Corte ha ritenuto legittimo un approccio graduale, privilegiando misure intermedie come il lavoro esterno prima di concedere una piena misura alternativa. La gravità del reato e la necessità di una più profonda revisione critica hanno giustificato la prudenza del giudice, confermando che gli elementi positivi da soli non garantiscono l'accesso immediato all'affidamento in prova.
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Detenzione domiciliare: no se c’è rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di detenzione domiciliare per un detenuto. Nonostante la buona condotta in carcere e la partecipazione ad attività lavorative, la Corte ha ritenuto prevalente il rischio di recidiva, desunto dalla gravità dei reati commessi e da una pesante condanna non ancora definitiva per traffico di stupefacenti. La fruizione di due permessi premio è stata giudicata insufficiente a dimostrare un'autentica revisione critica del proprio passato criminale.
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Evasione detenzione domiciliare: durata e punibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14713/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di evasione dalla detenzione domiciliare. La Corte ha precisato che la non punibilità per un allontanamento inferiore a dodici ore è un'eccezione applicabile solo a casi specifici previsti dall'art. 47-ter, comma 1, lett. a) Ord. Pen. e non una regola generale. Per altre ipotesi di detenzione domiciliare, qualsiasi allontanamento non autorizzato integra il reato di evasione, indipendentemente dalla sua durata.
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Ricorso inammissibile: la valutazione dei fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per reati di droga contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si basa sul principio che il ricorso per cassazione non può riesaminare le valutazioni di merito, ma solo le violazioni di legge. In questo caso, il ricorso contestava la valutazione dei fatti, risultando manifestamente infondato e non specifico.
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Misure alternative: motivazione generica è illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava le misure alternative della detenzione domiciliare e dell'affidamento in prova a un condannato. La motivazione del diniego, basata su precedenti penali remoti e sulla mancanza di lavoro, è stata giudicata generica e illogica. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una valutazione attuale e specifica della personalità del condannato e del pericolo di recidiva, distinguendo i diversi presupposti delle misure alternative.
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Detenzione domiciliare: no per reati ostativi
Un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso si è visto negare la detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale misura alternativa è assolutamente preclusa per i cosiddetti reati ostativi, come previsto dall'art. 47-ter dell'Ordinamento Penitenziario. La Corte ha specificato che le recenti riforme normative in materia non hanno modificato questo specifico divieto.
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Affidamento in prova negato: i precedenti contano
Un soggetto condannato per reati fallimentari si è visto negare l'affidamento in prova. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, per la concessione della misura, il giudice può legittimamente valutare non solo i precedenti penali ma anche i procedimenti ancora in corso. Elementi positivi come un lavoro stabile e legami familiari possono essere considerati secondari rispetto a un percorso di reinserimento non ancora avviato, come dimostrato dalla commissione di nuovi reati.
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Detenzione domiciliare ostativi: no per over 70
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto ultrasettantenne, condannato per un reato ostativo (art. 416-bis c.p.), che chiedeva la detenzione domiciliare. La Corte ha chiarito che la preclusione prevista dall'art. 47-ter dell'ordinamento penitenziario per la detenzione domiciliare ostativi è assoluta. Questa norma opera un 'rinvio recettizio' al solo elenco dei reati dell'art. 4-bis, senza importarne le condizioni o le deroghe, incluse quelle introdotte dalla recente riforma. Pertanto, la condanna per uno di questi reati impedisce automaticamente la concessione del beneficio, a prescindere dall'età del condannato o dalla prova di interruzione dei legami con la criminalità organizzata.
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Affidamento in prova: la valutazione del rischio recidiva
Un condannato si è visto negare l'affidamento in prova in favore della detenzione domiciliare a causa del suo spessore criminale e di una non completa revisione critica del passato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la valutazione per l'affidamento in prova si basa su un giudizio prognostico sul rischio di recidiva, diverso da quello per la liberazione anticipata, e che il ritorno del soggetto nel suo ambiente di origine può essere un fattore aggravante.
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Misure alternative: no se manca la revisione critica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di misure alternative alla detenzione per un condannato, sottolineando che la mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale è un ostacolo insuperabile. Secondo la Corte, avere un'occupazione lavorativa non è sufficiente a dimostrare un reale cambiamento, specialmente in presenza di frequentazioni pericolose e pareri negativi degli organi preposti. La sentenza ha anche chiarito aspetti procedurali, specificando che la violazione del diritto di difesa per mancata concessione di un termine deve essere eccepita immediatamente in udienza.
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Detenzione domiciliare: no al rigetto immotivato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di sorveglianza che negava la detenzione domiciliare a un detenuto. Secondo la Corte, il semplice richiamo al "principio di gradualità" non è sufficiente a giustificare il rigetto se la decisione è contraddittoria rispetto agli elementi positivi emersi, come l'avvio di un percorso di revisione critica e il supporto familiare. Mentre il diniego della misura più ampia dell'affidamento in prova è stato confermato, la Corte ha stabilito che per la detenzione domiciliare è necessario un esame più approfondito e una motivazione non illogica.
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Reati ostativi: no a detenzione domiciliare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la detenzione domiciliare. La condanna per un reato ostativo, come la rapina aggravata, preclude automaticamente l'accesso a questa misura alternativa, senza che sia necessario valutare l'assenza di legami con la criminalità organizzata. La Corte ha inoltre chiarito che la richiesta di lavoro esterno non rientra nella competenza del Tribunale di Sorveglianza in sede di decisione sull'istanza principale.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un condannato avverso l'ordinanza che gli negava l'affidamento in prova, concedendogli la detenzione domiciliare. La Corte ribadisce che il ricorso è inammissibile se si limita a criticare la valutazione dei fatti del giudice di merito, senza dimostrare vizi di manifesta illogicità o mancanza di motivazione, confermando così i limiti del giudizio di legittimità.
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Pena detentiva: come si calcola per la detenzione?
La Corte di Cassazione chiarisce che per il calcolo del limite di due anni per la detenzione domiciliare, la pena detentiva include sia la reclusione che l'arresto. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, nonostante un errore di calcolo del giudice di sorveglianza, la pena totale, correttamente sommata, superava comunque il limite di legge, rendendo la richiesta del condannato infondata.
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Affidamento in prova: valutazione completa del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'affidamento in prova a una detenuta. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta viziata per non aver acquisito e valutato la relazione di osservazione comportamentale del carcere, un documento ritenuto fondamentale per una prognosi completa sul reinserimento sociale della persona condannata. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che tenga conto di tutti gli elementi istruttori.
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